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l'analisi

Elezioni comunali 2021: la Lega tiene solo con Zaia, il Movimento 5 Stelle diventa la "stampella" del Pd

Gongola quasi solo il Pd. Sorprende Calenda, mentre Meloni rivendica la leadership nel centrodestra.

Elezioni comunali 2021: la Lega tiene solo con Zaia, il Movimento 5 Stelle diventa la "stampella" del Pd
Politica 05 Ottobre 2021 ore 09:22

Il centrosinistra ha vinto, anzi stravinto, in tre grosse città - Napoli, Milano e Bologna - su cinque. Un caso storico, non tanto per chi ha vinto ma per il come, al primo turno, senza bisogno del ballottaggio, con un distacco netto, in alcuni casi nettissimo. Ma, al di là dei risultati, cosa ci dicono le elezioni del 3 e 4 ottobre?

Elezioni comunali 2021, il trionfo del centrosinistra

Un trionfo quasi su tutta la linea per il centrosinistra, rivendicato con orgoglio dal segretario Pd Enrico Letta ("Sei mesi fa quando sono arrivato il centrodestra dominava, ora i risultati sono questi", ha rimarcato a Siena, dove alle Suppletive ha fatto segnare anche un trionfo personale).

Un dato fondamentale è quello che arriva da Bologna e Napoli, e dice che dove vanno uniti Pd e Movimento Cinque Stelle vincono. E di gran lunga.
Il trionfo milanese di Beppe Sala è invece un'altra storia. Un sindaco  capace di intercettare anche voti al centro e -  soprattutto - opposto a un avversario (Bernardo, scelto quasi per disperazione dal centrodestra dopo mille rifiuti ad affrontare una partita già in partenza perdente, e lasciato troppo solo) poco conosciuto e credibile. Così come a Bologna, dove il primo cittadino Matteo Lepore ha quasi chiesto rivali più credibili a Salvini e Meloni, come se non si fosse "divertito" a vincere una partita troppo facile.

M5S: da partito di maggioranza a "stampella"

Il Movimento Cinque Stelle sta vivendo un momento di transizione. Lo ha ricordato il suo nuovo leader Giuseppe Conte, che politico non è (o meglio, non era...) ma che la politica l'ha imparata in fretta. Tant'è che ha spinto particolarmente per l'alleanza con il Pd. E dove non è riuscito a convincere i suoi è stato un disastro. Meno del 10% a Torino e quarto posto a Roma, dove Virginia Raggi ha provato a sostenere di essere "l'unica a tenere testa alle corazzate di centrodestra e centrosinistra",  prima di essere superata anche da  Carlo Calenda che con la sua lista civica le è arrivato davanti. E mentre Conte a Napoli abbracciava il nuovo sindaco Manfredi, Raggi (che - è bene ricordarlo - è un alto dirigente del partito) a Roma dichiarava che non darà indicazioni per il ballottagio.

Il tema, dunque, è questo. Nel giorno del suo dodicesimo compleanno M5S è passato da essere il partito trainante alla stampella del Pd (a Bologna non ha raggiunto il 4%, a Napoli ha preso il 10%). E' l'inizio di una nuova stagione o la fine di un'epoca?

Il centrodestra e il dualismo Salvini-Meloni e l'ombra di Zaia

La questione vera è però all'interno del centrodestra. A eccezione della Calabria, dove Tajani ha orgogliosamente ricordato che "Forza Italia è il primo partito", i berlusconiani sono oramai marginali e la partita della leadership interna si gioca sul dualismo Meloni-Salvini. Con la prima in netta crescita e il secondo in calo. Paradossalmente, la città che fa più riflettere è Torino, dove il centrodestra è arrivato al ballottaggio. Ma lo ha fatto - seppur in una città tradizionalmente dall'altra parte - in un contesto in cui il Pd è spaccato e il M5s è praticamente imploso.

A Roma la partita è aperta e decisivi saranno i voti degli sconfitti al primo turno. Raggi ha già detto che non darà indicazioni di voto, mentre Calenda difficilmente dirà di votare per il Pd. Anche se è difficile pensare che un calendiano voti a destra. Da non sottovalutare poi che Gualtieri era un ministro di Conte e dunque è probabile che qualche "spinta sotterranea" arrivi.

Intanto, però, Giorgia Meloni rivendica un "centrodestra a trazione FdI"

"FdI è il primo partito della Capitale e ha avuto un ruolo fondamentale nella determinazione del candidato sindaco e mi pare di poter dire che un centrodestra a trazione FdI è molto competitivo".

La Lega esce con le ossa rotte quasi ovunque. Tranne in Veneto, dove però - ed era già stato dimostrato dal plebiscito delle ultime regionali  - il volto del partito non è quello di Matteo Salvini, ma del governatore Luca Zaia, che anche questa volta ha trascinato il Carroccio.

Salvini ha provato a spostare l'attenzione accusando i media di aver parlato troppo del caso Morisi negli ultimi giorni, ma alla fine ha dovuto fare autocritica.

Il dualismo tra Lega di lotta e di governo ha allontanato un po' gli elettori? Oppure l'epopea del "Capitano" va verso il tramonto, soppiantato da Zaia e Giorgetti? Sicuramente sarà un tema da affrontare, probabilmente dopo i ballottaggi.

Gli altri

Ha portato a casa quasi il 20% dei consensi a Roma. Carlo Calenda potrà definirsi probabilmente soddisfatto per l'esito del voto. Al di là delle dichiarazioni di facciata, infatti, era improbabile un suo approdo al ballottaggio, nel quale comunque i suoi voti peseranno parecchio.

Fa rumore anche un altro risultato, che viene da Trieste, dove il partito 3V (quello dei No vax) che candidava l'aspirante sindaco Ugo Russo, ha sfiorato il 4%.

I ballottaggi e il Governo

Ragionamenti che potrebbero naturalmente essere stravolti tra 14 giorni. Se il centrodestra dovesse infatti aggiudicarsi i ballottaggi di Torino e Roma (ma anche soltanto uno dei due) le carte sul tavolo cambierebbero non di poco. Intanto Salvini si è già affrettato a dire "nessuno usi il voto per toccare il Governo". Tutt'altro tenore rispetto ad altre dichiarazioni post elettorali cui ci aveva abituato il Capitano, che ogniqualvolta la Lega usciva rafforzata dalle urne non perdeva occasione per chiedere di andare al voto. Cosa che invece ha continuato a fare Giorgia Meloni. Vedremo se queste posizioni cambieranno tra due settimane...