DOPO GLI ATTACCHI

Schizofrenia Trump: “Ognuno di questi paesi ci ama, quasi tutti alla fine sono stati bravi, l’Italia si è comportata bene”

Sul Governo Meloni: "Hanno avuto solo un brutto momento". La premier: "Non mi pento di nulla"

Schizofrenia Trump: “Ognuno di questi paesi ci ama, quasi tutti alla fine sono stati bravi, l’Italia si è comportata bene”

Al vertice Nato di Ankara, il presidente Usa cambia tono dopo giorni di tensioni con Roma. La premier rivendica la linea scelta: “Non mi pento di nulla”. Sullo sfondo restano Iran, basi militari, Ucraina e il difficile equilibrio tra fedeltà atlantica e interesse nazionale.

Trump, dalla reprimenda alla carezza

Prima gli attacchi, poi la correzione di rotta. Al vertice Nato di Ankara, concluso l’8 luglio 2026, Donald Trump ha provato a ricucire con l’Italia dopo settimane di tensione con il governo di Giorgia Meloni e attacchi frontali del tycoon alla premier.

Trump contro Meloni su Truth

Il presidente degli Stati Uniti, che nei giorni precedenti aveva accusato Roma e altri alleati Nato di non aver sostenuto abbastanza Washington nella crisi con l’Iran, ha cambiato registro davanti ai giornalisti:

L’Italia si è comportata bene“. Poi ha allargato il giudizio agli altri Paesi dell’Alleanza: “Quasi tutti alla fine sono stati bravi. Hanno avuto solo un brutto momento”.

Una formula apparentemente distensiva, ma che conferma il tratto più politico della vicenda: Trump continua a trattare gli alleati europei con un linguaggio da pagella, alternando attacchi frontali e riconciliazioni improvvise.

Il nodo Iran e la crisi con Roma

La tensione tra Washington e Roma era esplosa dopo la posizione italiana sulla guerra contro l’Iran e sulla crisi dello Stretto di Hormuz. Trump aveva criticato Meloni per il mancato sostegno all’iniziativa americana, accusando l’Italia di non essersi schierata con sufficiente decisione.

Il presidente Usa aveva parlato di un rapporto “un po’ peggiorato” con la premier italiana, pur definendola “una brava persona”. Il punto politico era però netto: per Trump, Meloni avrebbe commesso un errore non aiutando gli Stati Uniti nel dossier iraniano.

In questo quadro si inserisce anche il caso della base di Sigonella, in Sicilia. L’Italia aveva negato il permesso ad alcuni velivoli militari statunitensi di atterrare prima di dirigersi verso il Medio Oriente, perché Washington non avrebbe richiesto una preventiva autorizzazione al governo italiano.

La risposta di Meloni: “Non mi pento di nulla”

Meloni ha scelto una linea di contenimento. Nessuna rottura diplomatica, nessuna replica muscolare, ma anche nessuna retromarcia politica. Al termine del vertice Nato, la presidente del Consiglio ha rivendicato la strategia seguita nei confronti di Trump e degli Stati Uniti.

“Non mi pento di nulla di quello che ho fatto”, ha detto la premier, spiegando che l’investimento politico nel rapporto con Washington nasce dalla convinzione che l’unità dell’Occidente resti un interesse strategico per l’Italia.

Meloni ha anche chiarito che la linea non dipende solo da Trump: il rapporto con gli Stati Uniti, nella sua impostazione, va oltre la personalità del presidente americano di turno. Una posizione che le consente di difendere la relazione atlantica senza accettare di trasformarla in subordinazione personale.

Il vero equilibrio per Roma

La partita non riguarda solo Meloni e Trump. Riguarda il posto dell’Italia dentro un Occidente attraversato da tensioni crescenti: guerra in Ucraina, Medio Oriente, riarmo europeo, energia, basi militari, autonomia strategica e rapporti commerciali con gli Stati Uniti.

L’Italia resta un alleato fondamentale per Washington, anche per la sua posizione nel Mediterraneo. Ma proprio per questo il governo italiano è chiamato a un equilibrio sempre più complesso: mantenere salda la relazione con gli Usa, senza rinunciare a una valutazione autonoma sulle crisi internazionali.