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Trump non la smette: “Meloni la peggiore dei leader europei”

Tajani: "Andro comunque a testa alta alle celebrazioni per l'Indipendence Day all'ambasciata"

Trump non la smette: “Meloni la peggiore dei leader europei”

Lo scontro tra Donald Trump e Giorgia Meloni nasce da una frase pesantissima pronunciata dal presidente americano dopo il G7 di Evian-les-Bains, in Francia, e poi rilanciata nel botta e risposta sui social: la premier italiana, secondo Trump, lo avrebbe “pregato” di fare una foto con lui.

Una ricostruzione che Meloni ha respinto con forza venerdì 19 giugno 2026, parlando di dichiarazioni “completamente inventate” e rivendicando la dignità personale e nazionale: “Né io né l’Italia mendichiamo mai”.

Da lì il caso è esploso. Sabato 20 giugno, Trump è tornato sull’episodio su Truth Social, sostenendo che Meloni vorrebbe ricucire i rapporti con Washington per migliorare i propri consensi interni. Nel post il presidente americano ha anche storpiato il nome della premier italiana, scrivendo “Gigiorgia”, e l’ha accusata di voler tornare amica degli Stati Uniti per far risalire i suoi numeri.

Meloni ha replicato ancora definendo gli attacchi di Trump “continui, immotivati e insensati”. Poi la risposta sul piano politico: “La mia popolarità non è affar suo. Le suggerisco di occuparsi della sua”.

Donald Trump alza ancora il livello, definendo la leader nostrana “la peggiore dei leader europei”.

L’accusa della foto

Il punto di partenza è una breve intervista rilasciata da Trump a La7, dopo il vertice del G7. Parlando di Meloni, il presidente americano ha sostenuto di averle parlato quasi per concessione personale.

Secondo la traduzione riportata dall’emittente e ripresa dalle agenzie internazionali, Trump avrebbe detto: “Probabilmente è contenta che io le abbia parlato. Non ero obbligato a farlo”. Poi la frase che ha fatto precipitare i rapporti: “Mi ha pregato di fare una foto con lei. Voleva una foto con me così tanto. Non l’avrei fatta, ma mi ha fatto pena”.

Parole che a Palazzo Chigi sono state considerate non solo false, ma offensive. Meloni ha risposto con un video, accusando Trump di avere inventato l’episodio e di trattare con più indulgenza i nemici dell’Occidente rispetto agli alleati storici.

“Le dichiarazioni di Donald Trump sono completamente inventate”, ha detto la premier. “Sono francamente sbalordita. Non so perché il presidente degli Stati Uniti si comporti così con i suoi alleati: peraltro non è la prima volta”.

L’escalation

Trump, però, non si è placato. Nelle ultime ore ha definito Meloni la peggiore dei leader europei. Una frase che segna un ulteriore salto di qualità nella crisi tra Roma e Washington. Non più soltanto una battuta personale, non più solo il racconto contestato della foto al G7, ma un giudizio politico diretto contro la presidente del Consiglio italiana, fino a pochi mesi fa considerata uno dei canali privilegiati tra la Casa Bianca e l’Europa conservatrice.

La reazione italiana è arrivata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha confermato la sua presenza alle celebrazioni per l’Independence Day all’ambasciata americana. Una scelta dal forte valore istituzionale: non disertare l’appuntamento, ma presentarsi rivendicando la dignità dell’Italia.

“Andrò comunque a testa alta alle celebrazioni per l’Independence Day all’ambasciata”, ha detto Tajani. Il senso politico del messaggio è chiaro: l’Italia non rompe con gli Stati Uniti, ma non accetta attacchi personali al proprio presidente del Consiglio.

La risposta di Tajani prova a tenere insieme due esigenze opposte: difendere Meloni e l’Italia dagli attacchi di Trump, ma senza trasformare lo scontro in una rottura diplomatica con Washington.

La presenza alle celebrazioni per l’Independence Day va letta proprio in questa chiave. Il ministro degli Esteri non vuole lasciare vuota la sedia italiana in un appuntamento simbolico per gli Stati Uniti. Ma allo stesso tempo rivendica che l’Italia partecipa da Paese alleato, non da Paese subordinato.

Il messaggio del governo sembra essere questo: l’alleanza con gli Stati Uniti non è in discussione, ma il rispetto delle istituzioni italiane non è negoziabile.

Dalla vicinanza politica al gelo

La durezza dello scontro colpisce anche per la traiettoria politica dei rapporti tra Trump e Meloni. La premier italiana era stata tra i leader europei più vicini al mondo conservatore americano e aveva cercato di costruire un ruolo da ponte tra la nuova amministrazione statunitense e l’Europa.

Trump e Meloni

Quel ruolo oggi appare molto più fragile. Il punto più delicato resta la politica estera. Trump ha criticato Roma per non aver consentito l’uso delle basi presenti sul territorio italiano durante la crisi iraniana. Meloni ha risposto rivendicando la sovranità nazionale e ricordando che l’utilizzo delle basi è regolato da accordi precisi, che non possono essere piegati alle esigenze politiche del momento.

Per Roma è un problema serio. Meloni aveva investito molto sulla possibilità di mantenere un canale privilegiato con Washington. Ora si trova costretta a difendere il proprio ruolo davanti a un presidente americano che la attacca pubblicamente, mentre in Italia maggioranza e opposizione si muovono su un terreno insolito: difendere la premier dagli insulti, ma discutere la strategia con cui il governo ha gestito finora il rapporto con Trump.