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Scuola, arriva il tetto agli stranieri. Valditara accelera: “Occorre intervenire subito”

Il ministro annuncia un decreto legge: limite del 30% per chi non conosce l’italiano, previsti corsi di lingua e deroghe per i territori in difficoltà

Scuola, arriva il tetto agli stranieri. Valditara accelera: “Occorre intervenire subito”

La stretta sul numero di studenti stranieri nelle classi scolastiche arriverà con un decreto legge. Ad annunciarlo è stato il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che ha spiegato i contenuti della norma al centro del confronto politico delle ultime settimane.

“Sarà un decreto legge perché occorre intervenire subito“, ha dichiarato Valditara, precisando che il provvedimento riguarderà “da quest’anno i nuovi arrivi” e che “non disarticoleremo le classi”.

La misura introduce un tetto del 30% per gli studenti che non hanno una conoscenza adeguata della lingua italiana, secondo criteri che il ministro definisce “puramente linguistici”.

Valditara: “Non conta la cittadinanza, conta la lingua italiana”

Il punto centrale della riforma, secondo il ministro, non sarebbe il passaporto dello studente ma il livello di conoscenza dell’italiano.

“Il criterio è puramente linguistico. Chi dice il contrario mente sapendo di mentire“, ha affermato Valditara, spiegando che il problema non riguarda l’origine degli alunni ma la capacità di seguire le lezioni e partecipare alla vita scolastica.

Il ministro ha chiarito che nel conteggio rientreranno anche studenti comunitari che non conoscono adeguatamente la lingua italiana.

“Se un ragazzo polacco non conosce l’italiano non si riesce a integrare. Il problema non è l’origine etnica, l’origine nazionale, l’origine razziale. Il problema è la conoscenza della nostra lingua“, ha detto Valditara.

Saranno invece esclusi dal limite gli studenti che hanno già frequentato un percorso nella scuola italiana, come chi ha frequentato la scuola dell’infanzia o diversi anni di istruzione con risultati positivi.

L’obiettivo dichiarato: evitare le “classi ghetto”

Secondo il ministro, la finalità della norma è impedire la concentrazione di studenti con difficoltà linguistiche nelle stesse classi, una situazione che, secondo il governo, potrebbe rallentare l’apprendimento generale.

Valditara ha parlato della necessità di evitare “condizioni Alabama anni ’50 con classi ghetto”, chiarendo che l’obiettivo dichiarato è favorire l’integrazione e non creare separazioni.

“La scuola ghetto è quando uno studente viene emarginato rispetto al resto della comunità e quindi noi non vogliamo le scuole dell’Alabama degli anni ’50, dove da una parte c’erano i bianchi e dall’altra parte c’erano i neri“, ha spiegato il ministro.

Come funzionerà il limite del 30%

Il provvedimento dovrebbe affidare agli uffici scolastici territoriali il compito di coordinare una distribuzione più equilibrata degli studenti tra gli istituti. Nel caso in cui non fosse possibile spostare gli alunni in altre scuole della zona, sono previste deroghe e un rafforzamento dei corsi di italiano.

Il governo prevede inoltre uno stanziamento superiore ai 14 milioni di euro per programmi personalizzati di potenziamento della lingua italiana rivolti agli studenti con maggiori difficoltà.

Il nodo politico e il confronto con il Quirinale

La misura ha aperto un confronto politico anche sul ruolo delle istituzioni. Nei giorni scorsi il dibattito si era concentrato sui riferimenti della premier Giorgia Meloni alle circolari firmate da Sergio Mattarella quando era ministro dell’Istruzione. Valditara ha escluso contrasti con il Quirinale.

“Assolutamente no, non c’è nessuno scontro del Quirinale“, ha dichiarato il ministro, sostenendo che l’iniziativa del governo vada nella direzione dell’integrazione.

Le critiche: dalla propaganda alla questione del diritto allo studio

La proposta ha provocato reazioni differenti nel mondo politico e sociale. Le opposizioni hanno criticato l’impostazione del provvedimento, sostenendo che il governo stia trasformando un tema complesso come l’integrazione scolastica in uno strumento di contrapposizione politica. Secondo alcune forze di opposizione, il rischio sarebbe quello di incidere sul principio di inclusione previsto dalla scuola pubblica.

Il governo, invece, sostiene che la misura sia necessaria proprio per migliorare l’integrazione e garantire un migliore apprendimento dell’italiano.

Il contesto: quasi un milione di studenti stranieri nelle scuole italiane

Il tema arriva in un sistema scolastico profondamente cambiato negli ultimi decenni. Gli studenti con cittadinanza non italiana sono oggi una presenza strutturale nelle scuole italiane, mentre all’epoca delle prime indicazioni sul contenimento delle concentrazioni di alunni stranieri il loro numero era molto più ridotto.

La discussione riguarda quindi una realtà diversa rispetto al passato: classi sempre più multiculturali, con la necessità di conciliare il diritto allo studio, l’apprendimento della lingua italiana e i percorsi di integrazione.

Burqa e niqab: la norma inserita nel pacchetto del governo

Nel pacchetto presentato dalla maggioranza è previsto anche un intervento sull’abbigliamento islamico integrale nelle scuole.

“Burqa e niqab non hanno spazio nella scuola italiana“, ha dichiarato Valditara, collegando il tema alla propria visione dell’integrazione e della partecipazione alla vita scolastica.

Anche su questo punto il dibattito resta aperto, con richiami alle norme sulla libertà religiosa e alle precedenti pronunce giuridiche sul tema. Il testo dovrà ora affrontare il passaggio istituzionale in Consiglio dei ministri e successivamente l’iter parlamentare previsto per i decreti legge.