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Tetto agli stranieri in classe, Meloni su Mattarella: “Da ministro interveniva anche lui”. Cosa prevedevano davvero quelle circolari?

Il precedente esiste, ma le regole erano diverse da quelle oggi allo studio

Tetto agli stranieri in classe, Meloni su Mattarella: “Da ministro interveniva anche lui”. Cosa prevedevano davvero quelle circolari?

Nella polemica sul nuovo tetto agli studenti stranieri nelle classi, Giorgia Meloni tira in ballo un precedente che porta un nome particolare: quello dell’attuale presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

“Quando il presidente della Repubblica era ministro dell’Istruzione redigeva circolari che invitavano a non concentrare ragazzi stranieri nella stessa classe. È una misura di buonsenso, mi pare sia giusto portarla avanti”, ha dichiarato la premier il 22 settembre 2026 durante Cinque Minuti su Rai1, ospite di Bruno Vespa.

Effettivamente, tra il 1989 e il 1990, quando Mattarella era ministro della Pubblica Istruzione, furono effettivamente emanate due circolari che indicavano di evitare un’eccessiva concentrazione degli alunni stranieri nelle stesse classi. Ma cosa prevedevano esattamente?

La prima circolare: non più di quattro o cinque

Il primo documento è la circolare 301 dell’8 settembre 1989, dedicata all’inserimento degli stranieri nella scuola dell’obbligo. L’obiettivo dichiarato era garantire il diritto allo studio degli immigrati e valorizzare l’apporto delle diverse culture.

Quando nella stessa scuola erano presenti più alunni provenienti dallo stesso Paese e con un livello culturale simile, la circolare suggeriva che potesse essere utile inserirli insieme, ma raccomandava di non superare generalmente le quattro o cinque unità nella stessa classe. Alle scuole restava comunque la possibilità di valutare le singole situazioni e individuare la soluzione più adatta.

Nel 1990 Mattarella insiste sulla distribuzione

Un anno dopo arrivò la circolare 205 del 26 luglio 1990, dal titolo La scuola dell’obbligo e gli alunni stranieri. L’educazione interculturale. Il principio veniva ribadito: gli studenti appartenenti allo stesso gruppo linguistico non avrebbero dovuto essere più di cinque per classe.

Ma il passaggio forse più interessante è la motivazione. Secondo la circolare era opportuno distribuire gli alunni stranieri “in ragione di qualche unità soltanto per classe” proprio per favorire la loro integrazione linguistica con gli studenti italiani. Allo stesso tempo si suggeriva di creare gruppi più numerosi durante specifiche attività dedicate all’apprendimento della lingua e di rafforzare il sostegno linguistico soprattutto nella fase iniziale dell’anno scolastico.

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Meloni e Mattarella

Il principio, quindi, era abbastanza chiaro: evitare concentrazioni elevate e contemporaneamente investire sull’apprendimento dell’italiano.

Cosa vuole fare oggi il Governo

Il provvedimento che il Governo dovrebbe portare in Consiglio dei ministri va però costruendosi in maniera diversa. Secondo le anticipazioni, il tetto del 30% non riguarderebbe indiscriminatamente tutti gli studenti con cittadinanza straniera, ma soprattutto quelli appena arrivati che non conoscono sufficientemente l’italiano per seguire normalmente le lezioni.

Dovrebbero essere esclusi dal conteggio, ad esempio, gli studenti che hanno già frequentato la scuola italiana o possiedono un’adeguata conoscenza della lingua. Sono inoltre previste deroghe nelle aree nelle quali la distribuzione degli studenti tra più istituti risulti materialmente difficile. Il Governo ha annunciato inoltre 14 milioni di euro a regime per rafforzare l’insegnamento dell’italiano nelle situazioni più complesse.

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Giuseppe Valditara

Il ministro Giuseppe Valditara ha chiarito ulteriormente il criterio:

“Il problema non è l’origine etnica, l’origine nazionale, l’origine razziale. Il problema è la conoscenza della nostra lingua”. Il tetto dovrebbe quindi riguardare anche, per esempio, uno studente comunitario che non conosca sufficientemente l’italiano.

Il riferimento di Meloni a Mattarella è corretto?

Sul piano storico il precedente esiste: Mattarella da ministro sostenne effettivamente che un’eccessiva concentrazione di alunni stranieri potesse ostacolare l’integrazione e indicò di distribuirli tra le classi. Ma non si trattava dello stesso provvedimento oggi allo studio.

Le circolari del 1989 e del 1990 parlavano di pochi studenti appartenenti allo stesso gruppo linguistico e lasciavano ampio margine alle scuole; il Governo Meloni sta invece lavorando a un limite percentuale stabilito per legge, accompagnato da deroghe e legato soprattutto alla conoscenza dell’italiano.

Le parole di Mattarella che hanno riacceso il confronto

Il riferimento della premier è arrivato dopo il discorso pronunciato dal capo dello Stato il 21 settembre ad Amatrice, per l’apertura dell’anno scolastico. Mattarella aveva definito la scuola “la più efficace leva di integrazione” e aveva ricordato che deve “aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere”, producendo coesione sociale.

Quelle parole erano state interpretate da parte del dibattito politico come una critica indiretta alla proposta del Governo. Meloni ha respinto questa lettura: secondo la premier, proprio l’obiettivo di evitare i ghetti accomunerebbe il progetto attuale alle indicazioni date da Mattarella quando guidava il ministero dell’Istruzione. Dal Quirinale, al momento, nessuna replica alla presidente del Consiglio. Fonti della Presidenza della Repubblica hanno fatto sapere che sono in corso interlocuzioni tecniche con il ministero sulle misure allo studio.