Un tetto al numero di studenti stranieri per classe, l’obbligo per alcuni genitori di imparare l’italiano e il divieto di burqa e niqab a scuola. Sono le misure annunciate dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante la festa di Gioventù nazionale, con un provvedimento che il Governo intende portare prossimamente in Consiglio dei ministri.
Il presidente del consiglio di uno stato del G7
“Che
pensavamo
de potè cantà
bollo ciao …”Vostro onore, ho finito #Meloni pic.twitter.com/JvviZLuznw
— Garbaste (@GarbaSte) September 20, 2026
La Premier ha presentato l’intervento come una risposta alle difficoltà di integrazione nel sistema scolastico e ha sottolineato il principio secondo cui gli studenti italiani non dovrebbero arrivare a sentirsi minoranza all’interno della propria classe.
“Non esiste che in classe a sentirsi in un angolo siano bambini italiani perché sono diventati la minoranza” ha detto Meloni. Sul velo integrale ha aggiunto: “A scuola si va a viso scoperto e in Italia nessuno, in nome di una vera o presunta tradizione, può decidere che una giovane donna debba nascondersi. La parità uomo-donna non è negoziabile”.
Il limite per classe
La misura sul numero massimo di studenti stranieri dovrebbe essere inserita in una norma di legge. Il limite preciso non è stato però indicato dalla presidente del Consiglio nell’annuncio.
Il tema non è nuovo. Una circolare ministeriale prevede già un limite del 30% di alunni con cittadinanza non italiana per classe, ma il provvedimento non ha trovato concreta applicazione generalizzata.
Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi, considera la questione rilevante dal punto di vista didattico, ma sottolinea le difficoltà operative.
“In termini didattici la questione è fondata e condivisibile ma è difficile trovare una soluzione tecnica” ha spiegato Giannelli. Il problema, secondo il presidente dell’Anp, riguarda soprattutto il criterio territoriale delle iscrizioni: “La scuola deve prendere le iscrizioni dei ragazzi del quartiere, soprattutto per le scuole di infanzia e per la primaria” e, se in una determinata zona la presenza di stranieri è maggioritaria, “che facciamo? Li mandiamo via?“.
Le difficoltà applicative
Giannelli ha ricordato che il precedente limite del 30% non è stato applicato proprio per le difficoltà legate alla distribuzione territoriale degli studenti.
“In ogni caso una circolare non è una legge, non ha valore cogente”, ha precisato il presidente dell’Anp. “Se ci sarà una legge, vedremo”.
Il problema non riguarda quindi soltanto la percentuale da stabilire, ma anche il modo in cui distribuire gli iscritti in territori nei quali la composizione della popolazione scolastica può essere molto diversa da una zona all’altra.
Il divieto di burqa
Il provvedimento annunciato da Meloni dovrebbe comprendere anche il divieto di burqa e niqab negli istituti scolastici. La proposta era già stata discussa nei mesi precedenti e il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara aveva anticipato l’intenzione di intervenire sul tema.
La premier ha collegato la misura al principio della riconoscibilità della persona e alla parità tra uomini e donne. Il provvedimento riguarderebbe il velo integrale, non il semplice velo che lascia scoperto il volto.
Italiano per i genitori
Tra le novità annunciate c’è inoltre l’obbligo per i genitori di studenti stranieri che presentano gravi problemi di inserimento scolastico di imparare la lingua italiana.
Una misura che, secondo Giannelli, richiederebbe comunque risorse e un’organizzazione specifica.
“La scuola si occupa degli studenti, diversi sono invece i centri per gli adulti. Certo, la scuola è in grado di organizzarsi ma come sempre servono risorse”, ha osservato il presidente dell’Anp.
Lo scontro politico
L’annuncio ha immediatamente riacceso lo scontro tra maggioranza e opposizioni.
Da Pd, Avs, +Europa e Italia Viva sono arrivate critiche alla proposta, con l’accusa rivolta a Meloni di inseguire le posizioni della destra più radicale.
Elly Schlein ha contestato soprattutto l’utilità del nuovo intervento sul tetto agli studenti stranieri, ricordando che un limite era già previsto dalla normativa amministrativa e sottolineando le perplessità espresse dai dirigenti scolastici sulla sua applicazione.
Dal fronte della maggioranza, invece, Roberto Vannacci ha espresso il proprio sostegno alle misure annunciate.
“Assolutamente d’accordo”, ha detto sul divieto di burqa, aggiungendo che “questi provvedimenti dovevano arrivare anni fa”.
Anche Valditara ha difeso l’impostazione del governo, accusando l’opposizione di avere “nostalgia dell’Alabama anni ’50” e sostenendo che il mancato equilibrio nella distribuzione degli studenti potrebbe favorire la formazione di classi fortemente caratterizzate dalla presenza di alunni stranieri.
Quanti sono gli studenti stranieri
Il dibattito arriva mentre nelle scuole italiane gli alunni con cittadinanza non italiana rappresentano una quota significativa della popolazione scolastica.
Come riportato dall’Ansa, secondo i dati elaborati dalla Fondazione Ismu su fonte Istat e relativi all’anno scolastico 2024/2025, sono 931.323 gli studenti con cittadinanza non italiana su una popolazione scolastica complessiva di poco più di 8 milioni. Rappresentano quindi l’11,6% degli alunni, quasi 12 ogni 100 iscritti.
La percentuale varia a seconda del grado scolastico: raggiunge il 13,7% nella scuola primaria, il 12,7% nella scuola dell’infanzia e il 12,6% nella secondaria di primo grado, mentre scende sotto il 9% nella secondaria di secondo grado.
La distribuzione territoriale
La presenza degli studenti con cittadinanza non italiana è particolarmente concentrata nel Nord Italia.
La Lombardia è la regione con il numero più elevato, con circa 237mila alunni, oltre un quarto del totale nazionale. Seguono Emilia-Romagna e Veneto.
Anche a livello urbano emergono forti concentrazioni. Milano è la città con il numero maggiore di studenti non italiani, con 79.039 alunni, seguita da Roma con 63.782, Torino con 39.465 e Brescia con 32.747.
I risultati scolastici
I dati disponibili evidenziano anche differenze nei risultati scolastici. Secondo il rapporto Invalsi citato nei comunicati, in terza media gli studenti stranieri ottengono punteggi inferiori rispetto agli italiani nelle prove di italiano e matematica: il divario è rispettivamente di 22,6 e 13,5 punti.
Proseguendo gli studi, il divario in matematica tende a ridursi fino a scomparire, mentre rimane quello in italiano. Nelle prove di inglese, invece, gli studenti non italiani registrano risultati migliori.
Crescono i nati in Italia
La composizione della popolazione scolastica con cittadinanza straniera è inoltre cambiata negli ultimi anni. Secondo i dati citati nel comunicato, circa il 65% degli studenti stranieri, pari a oltre 607mila persone, è nato in Italia.
Undici anni prima la quota era del 51,7%. Nello stesso periodo, secondo lo studio Idos richiamato nel testo, gli studenti con cittadinanza straniera sono aumentati del 16%, mentre quelli autoctoni sono diminuiti del 12,5%, in un quadro generale segnato dal calo demografico.