diplomazia

Meloni tace, Crosetto ricuce: domani ad Ankara il faccia a faccia (inevitabile) con Trump

Il ministro della Difesa prova a separare lo scontro personale dall’alleanza tra Italia e Stati Uniti: "Le persone passano e i rapporti devono rimanere"

Meloni tace, Crosetto ricuce: domani ad Ankara il faccia a faccia (inevitabile) con Trump

Questa volta Giorgia Meloni non risponde. Nessun video, nessun post e nessuna nuova replica pubblica all’ultimo affondo di Donald Trump. La linea scelta da Palazzo Chigi è quella del silenzio: non raccogliere la provocazione e impedire che lo scontro personale oscuri il vertice della Nato che si aprirà domani, martedì 7 luglio, ad Ankara.

Trump chiede un “ordine restrittivo” contro Meloni

La decisione è coerente con quanto annunciato dalla stessa premier il 23 giugno 2026, dopo la precedente escalation con il presidente americano.

“Non intendo continuare ad alimentare questa disputa”, aveva dichiarato Meloni, chiedendo un ritorno alla normalità nei rapporti tra Italia e Stati Uniti.

La strategia del silenzio

La scelta è soprattutto diplomatica. Dopo avere reagito duramente alle prime accuse di Trump, Meloni sembra ora intenzionata a evitare un nuovo botta e risposta che potrebbe indebolire ulteriormente la posizione italiana alla vigilia di un summit decisivo per la sicurezza europea.

Da Palazzo Chigi non è arrivata alcuna risposta ufficiale. L’obiettivo, secondo le ricostruzioni circolate nelle ultime ore, è trattare l’uscita del presidente statunitense come una provocazione da non trasformare in un incidente tra governi. Una tregua unilaterale, almeno fino all’incontro in Turchia.

Crosetto difende il rapporto con Washington

A tradurre pubblicamente la nuova linea del governo è stato il ministro della Difesa Guido Crosetto:

“La cosa fondamentale è mantenere rapporti con un alleato storico come gli Usa”, ha spiegato Crosetto. Poi il passaggio più netto: “Le persone passano e i rapporti devono rimanere”.

Per il ministro, quindi, le tensioni tra Meloni e Trump non possono mettere in discussione l’architettura strategica costruita in decenni di collaborazione. “L’importante è mantenere l’Alleanza atlantica con l’Occidente”, ha aggiunto.

Domani nella stessa stanza

Meloni e Trump parteciperanno entrambi al vertice Nato del 7 e 8 luglio. Al momento non risulta programmato un vero incontro bilaterale, ma i due leader condivideranno la cena di apertura e la successiva sessione di lavoro dei capi di Stato e di governo.

“Non è previsto un incontro”, hanno spiegato fonti italiane nei giorni scorsi, sottolineando però che Meloni e Trump trascorreranno “due giorni nella stessa stanza”.

Dopo le immagini di apparente disgelo arrivate dal G7 francese, questa volta la delegazione italiana non sembra intenzionata a ricercare occasioni informali di contatto.

Dall’intesa allo scontro

Il rapporto personale tra Meloni e Trump si è deteriorato rapidamente. La premier italiana era stata l’unica leader europea presente all’insediamento del presidente americano nel gennaio 2025 e aveva cercato di presentarsi come un possibile ponte tra la nuova amministrazione statunitense e un’Europa più diffidente.

La guerra contro l’Iran, il mancato utilizzo delle basi italiane per alcune operazioni americane e le accuse lanciate da Trump dopo il G7 hanno però fatto crollare quella strategia. Meloni aveva reagito affermando che “né io né l’Italia imploriamo mai” e accusando il presidente Usa di trattare gli alleati con maggiore durezza rispetto agli avversari dell’Occidente.

Ora la premier cambia registro. Non rinnega le risposte delle scorse settimane, ma sceglie di non trasformare ogni attacco in una nuova crisi pubblica.

Il vero confronto sarà politico

Ad Ankara il problema non sarà soltanto il clima personale tra i due. Trump chiederà agli alleati europei impegni concreti sull’aumento delle spese militari, mentre l’Italia si presenterà con una quota complessiva indicata nel 2,8% del Pil, comprendendo anche investimenti in cybersicurezza, energia e protezione delle frontiere.

Sul tavolo ci saranno inoltre gli aiuti all’Ucraina, il rafforzamento dell’industria della difesa e il futuro del legame transatlantico. Questioni sulle quali Roma non può permettersi una rottura con Washington, nonostante il deterioramento del rapporto personale tra i due leader.

Il silenzio di Meloni appare dunque come una scelta di contenimento: difendere la dignità istituzionale senza aggiungere altro carburante allo scontro. Domani, però, la distanza tra Roma e Washington non potrà più essere gestita soltanto evitando le repliche.