La Nato si prepara a uno dei vertici più delicati degli ultimi anni. Martedì 7 e mercoledì 8 luglio 2026, i capi di Stato e di governo dei 32 Paesi membri si incontreranno ad Ankara, nel complesso presidenziale di Beştepe, sotto la presidenza del segretario generale Mark Rutte e con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan nel ruolo di padrone di casa.
Il summit dovrà verificare se gli impegni presi un anno fa all’Aja sull’aumento delle spese militari siano stati trasformati in programmi, ordini e capacità operative. Ma sarà anche un test politico sui rapporti tra Donald Trump e gli alleati europei, preoccupati per una possibile riduzione del contributo militare americano al continente.
Il primo esame dopo l’impegno del 5%
Al vertice dell’Aja del 2025 gli alleati avevano concordato di destinare entro il 2035 il 5% del Pil alla difesa e alla sicurezza: il 3,5% per le capacità militari principali e un ulteriore 1,5% per infrastrutture, cybersicurezza e investimenti collegati.
Ad Ankara non basterà ribadire l’obiettivo. Washington vuole vedere calendari, risorse e piani industriali. L’ambasciatore statunitense presso la Nato, Matthew Whitaker, ha chiarito che Trump si aspetta che tutti gli alleati si mettano rapidamente “sulla strada del 5%”.
Alcuni Paesi hanno già accelerato, mentre altri incontrano difficoltà politiche e di bilancio nel giustificare aumenti così rilevanti della spesa pubblica.
Più fondi, ma soprattutto più armi
Il messaggio di Rutte è che l’aumento degli stanziamenti debba tradursi in reparti pronti al combattimento, munizioni, sistemi antiaerei, mezzi corazzati e capacità logistiche.

Il Nato Summit Defence Industry Forum, previsto il 7 luglio, riunirà rappresentanti politici, vertici militari e imprese del settore. Il nodo sarà utilizzare le nuove risorse per aumentare la produzione, favorire acquisti congiunti e ridurre i tempi di consegna.
Il problema europeo, infatti, non è soltanto quanto spendere, ma quanto velocemente l’industria sia in grado di produrre missili, munizioni, radar e componenti avanzati.
L’Ucraina dopo il nuovo attacco su Kiev
La guerra in Ucraina sarà inevitabilmente al centro delle discussioni, anche dopo il nuovo attacco russo contro Kiev nella notte tra il 5 e il 6 luglio. Il bombardamento ha rafforzato le richieste ucraine di sistemi di difesa aerea e missili intercettori.

Secondo una bozza della dichiarazione finale, i Paesi Nato si preparano a garantire circa 70 miliardi di euro di assistenza militare all’Ucraina nel 2026 e almeno un livello equivalente nel 2027.
La Russia dovrebbe essere indicata come una “minaccia a lungo termine” per la sicurezza euro-atlantica. Non è invece prevista, almeno per ora, un’accelerazione formale sul percorso di adesione dell’Ucraina alla Nato.
L’incontro tra Trump e Zelensky
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky parteciperà agli appuntamenti collegati al summit e incontrerà Donald Trump mercoledì 8 luglio. I due avevano già parlato il 4 luglio, discutendo della situazione sul campo e dei possibili negoziati con Mosca. Nello stesso giorno Trump aveva avuto un colloquio con Vladimir Putin.

Il Cremlino sostiene di essere disponibile a una soluzione diplomatica, ma continua a chiedere il riconoscimento delle acquisizioni territoriali russe e il controllo dell’intero Donbass, condizioni respinte da Kiev.
L’incognita americana
Il vero interrogativo strategico riguarda il futuro della presenza degli Stati Uniti in Europa. L’amministrazione Trump ha avviato una revisione delle forze americane nel continente e punta a una formula definita informalmente “Nato 3.0”: un’Alleanza nella quale gli europei assumano una quota maggiore della difesa convenzionale.
Per rassicurare gli alleati, la dichiarazione finale dovrebbe contenere una riaffermazione esplicita dell’Articolo 5 del Trattato di Washington, secondo il quale un attacco contro un membro della Nato viene considerato un attacco contro tutti.
La bozza parla di un impegno “incrollabile” nei confronti della difesa collettiva e del legame transatlantico.
Erdogan cerca un ruolo centrale
Per Erdogan, il summit rappresenta anche l’occasione per rafforzare il peso della Turchia nella sicurezza europea. Ankara dispone del secondo esercito più numeroso della Nato e di un’industria della difesa in forte crescita, soprattutto nei settori dei droni, dei veicoli terrestri e delle tecnologie navali.

Il presidente turco chiederà agli alleati di eliminare restrizioni ed embarghi che limitano alcune esportazioni militari verso il Paese.
“Dobbiamo rafforzare lo spirito di solidarietà e unità dell’Alleanza”, ha dichiarato Erdogan.
La Turchia vuole inoltre essere maggiormente coinvolta nei progetti europei di difesa e ottenere un riconoscimento più ampio del proprio ruolo tra Europa, Medio Oriente, Mar Nero e Caucaso.
Iran, Hormuz e tensioni interne
L’agenda non sarà limitata alla Russia. La dichiarazione dovrebbe ribadire che l’Iran non deve dotarsi di armi nucleari e deve rispettare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.
Il dossier iraniano ha però creato nuove tensioni tra Washington e alcune capitali europee. Trump ha accusato gli alleati di non avere sostenuto abbastanza le operazioni americane e israeliane, mentre diversi governi contestano iniziative militari decise senza consultazioni preventive.
Restano aperti anche il dossier Groenlandia e i timori che una dichiarazione improvvisa di Trump possa alterare l’andamento del summit.
Meloni ritroverà Trump dopo le tensioni
Ad Ankara, Giorgia Meloni si troverà nuovamente faccia a faccia con Donald Trump, anche se al momento non risulta in programma un incontro bilaterale. Il clima resta teso dopo l’ultima provocazione del presidente americano, che sui social ha condiviso un’immagine della premier accompagnata dalla scritta “Serve un ordine restrittivo”.