L’Italia non riesce a uscire dalla procedura europea per deficit eccessivo. Eurostat ha certificato che il rapporto deficit/Pil per il 2025 si attesta al 3,1%, superando la soglia del 3% prevista dal Patto di stabilità Ue. Si tratta di un dato che conferma le difficoltà strutturali dell’economia italiana e che spinge il governo a una gestione prudente e realistica delle finanze pubbliche.
Ieri, 22 aprile 2026, il Consiglio dei Ministri ha approvato il Documento di Finanza Pubblica (Dfp), che fotografa un quadro di eccezionale difficoltà. La crescita stimata per il 2026 è stata rivista al ribasso, dallo 0,7% allo 0,6%, a causa degli shock energetici provocati dal conflitto in Medio Oriente.
Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha delineato scenari realistici ma preoccupanti, confermando che il deficit è previsto al 2,9% nel 2026, con una lieve riduzione al 2,8% nel 2027. Il debito pubblico, intanto, si manterrà stabile al 138% del Pil per i prossimi due anni, con un calo marginale al 137,9% previsto per il 2028. Pesano ancora gli effetti residui del Superbonus, che comporteranno un esborso di 40 miliardi nel 2026 e altri 20 miliardi l’anno successivo.
Tra prudenza e pragmatismo
Giorgetti ha sottolineato che la situazione è tale da richiedere una gestione attenta e pragmatica delle risorse pubbliche, paragonando il suo ruolo a quello di “medico in un ospedale da campo”, chiamato a intervenire su problemi complessi che non si possono risolvere con rimedi semplici. Citando il vecchio allenatore Vujadin Boskov, ha aggiunto con una battuta: “Rigore è quando arbitro fischia”, a indicare come le regole, anche europee, siano applicate senza tenere conto delle situazioni eccezionali. Giorgetti ha spiegato che fino all’escalation della guerra in Medio Oriente, lo scorso febbraio, l’uscita dalla procedura Ue era al centro del dibattito, ma le priorità si sono drasticamente spostate.
Il ministro non ha escluso la possibilità di uno scostamento di bilancio unilaterale, sottolineando come la rigidità delle regole europee non sia più compatibile con un mondo profondamente cambiato. In parallelo, ha indicato come priorità assoluta il tamponamento dei costi dei carburanti, in particolare per gli autotrasportatori, tra i principali fattori di tensioni inflazionistiche. Il governo sta cercando risorse aggiuntive per il Dl Lavoro, atteso la prossima settimana, e valuterà come proseguire dopo la scadenza del taglio delle accise sui carburanti prevista per il 1° maggio.
La legge di bilancio e le incertezze future
Per l’ultima legge di bilancio della legislatura, Giorgetti ha chiarito che la manovra dovrà essere adeguata alle condizioni economiche contingenti, ammettendo però che prevedere con precisione l’andamento dei prossimi sei-dieci mesi è praticamente impossibile.
“Se pensate che il ministro dell’Economia sia in grado di fare una previsione corretta, vi sbagliate”, ha affermato, evidenziando come molte decisioni di portata economica vengano prese oltre i confini italiani.

Le opposizioni non hanno tardato a reagire. La capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga, ha parlato di “immobilismo” e di una sostanziale “resa” del governo, mentre il M5S ha descritto un ministro in difficoltà, incapace di governare le emergenze economiche, arrivando a suggerire le dimissioni.
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