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Deficit Pil non scende sotto 3%, Italia resta sotto procedura Ue. Meloni: “Colpa del Superbonus”

La premier: "Beffa per 0.1% dopo che abbiamo abbattuto 5 punti dal nostro insediamento"

Deficit Pil non scende sotto 3%, Italia resta sotto procedura Ue. Meloni: “Colpa del Superbonus”

Il governo italiano ha ricevuto ieri, 22 aprile 2026, una notizia tutt’altro che gradita. Secondo i dati pubblicati da Eurostat, l’istituto europeo di statistica, il rapporto deficit/Pil relativo al 2025 si attesta al 3,1%, leggermente sopra la soglia del 3% prevista dai parametri del Patto di stabilità Ue.

A stretto giro la premier Giorgia Meloni ha tuonato, indicando come responsabile del verdetto il Superbonus, nato sotto l’egida del governo di Giuseppe Conte:

“Fa arrabbiare constatare che, anche prendendo per buone le attuali stime Istat, saremmo stati comunque sotto il 3% di deficit se, anche nel 2025, sulle casse dello Stato non avesse gravato l’esborso di miliardi di euro per il Superbonus”.

Parallelamente, il rapporto debito/Pil è salito al 137,1%, registrando un incremento di 0,7 punti percentuali rispetto alle previsioni della Commissione europea dell’autunno 2025 (136,4%).

Il commento della premier Meloni

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato i dati sui social:

“Fa arrabbiare constatare che, anche prendendo per buone le attuali stime Istat, saremmo stati comunque sotto il 3% di deficit se, anche nel 2025, sulle casse dello Stato non avesse gravato l’esborso di miliardi di euro per il Superbonus. La sciagurata misura del governo di sinistra del Conte II, al momento, impedisce all’Italia di uscire dalla procedura di infrazione, togliendo al Governo margine di spesa da destinare alla sanità pubblica, alla scuola, al sostegno dei redditi più bassi”.

Meloni ha aggiunto: “Riguardo alla riduzione del deficit, il Governo ha ottenuto un risultato per molti irraggiungibile. Nel 2022, quando ci siamo insediati, il rapporto deficit/Pil era dell’8,1%; oggi lo abbiamo portato al 3,1%, migliore anche delle previsioni del Governo stesso (3,3% per il 2025)”.

Un soffio sotto la soglia del 3%

La premier ha sottolineato il rammarico per non aver raggiunto la soglia del 3%:

“Per centrare l’obiettivo sarebbero stati sufficienti appena 20 miliardi di Pil in più rispetto ai 2.258 miliardi stimati da Istat per il 2025. Spesso i primi dati Istat sottostimano il Pil, per poi rivederlo al rialzo; molto probabilmente accadrà anche per il 2025, una beffa per l’Italia e per gli italiani”.

Meloni ha infine ringraziato il ministro Giorgetti e tutto il governo per la gestione delle risorse pubbliche in un contesto storico complesso, sottolineando il prestigio e la solidità economica guadagnati dall’Italia.

Numeri che pesano sul piano politico

Questi dati non sono semplici statistiche: hanno implicazioni politiche immediate. L’Italia rischia infatti di rimandare di almeno un anno l’uscita dalla procedura Ue, potenzialmente al 2027. La rilevazione di Eurostat fotografa un’economia in difficoltà crescente.

Il debito e il deficit rischiano di peggiorare ulteriormente, mentre gli effetti del Pnrr stanno per esaurirsi a giugno. Il piano di investimenti ha sostenuto la crescita del Pil, ma le tensioni economiche derivanti dal conflitto internazionale causato da Trump rischiano di riportare la crescita sotto lo zero.

Il governo prende atto della realtà

Il primo passo del governo verso la presa di coscienza è stato il varo del Documento di Finanza Pubblica (Dfp), atto propedeutico all’ultima legge finanziaria di questa legislatura. La pubblicazione è avvenuta subito dopo la diffusione del dato sul deficit, sul quale il governo aveva basato molte delle proprie strategie economiche recenti.

Le stime sulla crescita del Pil per il 2026 si attestano attualmente allo 0,6%, ma valutazioni più prudenti di Ocse e Bankitalia indicano valori tra lo 0,4% e lo 0,5%, segnali preoccupanti per l’esecutivo in vista delle previsioni della Commissione europea a metà maggio.

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