Dopo ore di attesa, Eurostat ha diffuso oggi, 22 aprile 2026, i dati definitivi sui conti pubblici dei Paesi dell’Unione europea, confermando che il rapporto deficit-Pil dell’Italia per il 2025 sarà del 3,1%. Un valore superiore alla soglia del 3%, che esclude al momento la possibilità per Roma di uscire anticipatamente dalla procedura per deficit eccessivo, al vaglio della Commissione europea all’inizio di giugno, nell’ambito del Semestre europeo.
Nonostante gli sforzi del governo e le attese di molti analisti, le previsioni di ridurre il disavanzo sotto la soglia critica non si concretizzano. Già il giorno precedente, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, in una riunione con vice e sottosegretari a Via XX Settembre, aveva anticipato che l’obiettivo di abbattere il deficit sotto il 3% e uscire con un anno di anticipo dalla procedura Ue si sarebbe infranto.
Il debito pubblico resta tra i più alti d’Europa
Eurostat ha stimato anche l’andamento del debito pubblico italiano, in crescita al 137,1% del Pil per il 2025, rispetto al 134,7% registrato nel 2024. L’Italia mantiene così il secondo debito più alto della Ue, dietro alla Grecia che, pur in calo, si attesta al 146,1% del Pil dal 154,2%. La Francia, invece, registra un aumento al 115,6% del Pil dal 112,6% dell’anno precedente. Le stime di Eurostat trovano conferma anche nei dati Istat, che sottolineano come l’insieme dei conti pubblici non consenta margini significativi di miglioramento immediato.
Le conseguenze della procedura europea
La procedura per disavanzo eccessivo, in vigore anche per altri nove Paesi Ue oltre all’Italia, comporta raccomandazioni per il rientro del deficit, obblighi di contenimento della spesa e, soprattutto, limitazioni nell’accesso ad alcuni fondi comunitari. L’uscita dall’iter consentirebbe di attivare la clausola di salvaguardia, che permette di escludere gli investimenti nella Difesa dalla spesa pubblica netta. Per l’Italia, questo potrebbe tradursi in circa 12 miliardi di euro nei prossimi tre anni, risorse fondamentali per rispettare gli impegni con la Nato.
Eurostat ha precisato che, per scendere sotto il 3% del Pil secondo le regole di arrotondamento, il deficit dovrebbe essere inferiore al 2,95%, anche se la Commissione europea aveva indicato che valori vicini al 2,99% avrebbero potuto bastare, tenendo conto di prospettive future e altre variabili. La decisione finale verrà annunciata con il Pacchetto di primavera, atteso per il 3 giugno.
La conferma di un deficit superiore alla soglia critica mantiene l’Italia sotto la lente di Bruxelles e rende evidente la necessità di politiche fiscali mirate.