OGGI AD ANKARA

Vertice Nato: Trump chiede più soldi agli alleati

Attesa per il faccia a faccia con Meloni, sul tavolo anche Ucraina e Iran

Vertice Nato: Trump chiede più soldi agli alleati

Più investimenti nella difesa, una maggiore assunzione di responsabilità da parte dell’Europa e impegni concreti, non soltanto dichiarazioni politiche. È il messaggio con cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump arriva ad Ankara, dove oggi si apre il vertice della Nato che riunisce i leader dei 32 Paesi membri dell’Alleanza Atlantica.

Rutte, Erdogan

Il summit si svolge il 7 e l’8 luglio nel complesso presidenziale di Beştepe, sotto la presidenza del segretario generale della Nato Mark Rutte e con il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan nel ruolo di padrone di casa.

Rutte e Trump
Rutte e Trump (Nato)

La prima giornata è dedicata soprattutto al forum sull’industria della difesa, agli incontri bilaterali e alla cena offerta da Erdoğan ai capi di Stato e di governo. La riunione formale del Consiglio Nord Atlantico al massimo livello politico si terrà invece mercoledì 8 luglio, a partire dalle 11.15.

Occhi puntati sull’inevitabile faccia a faccia del tycoon con Meloni, dopo le provocazioni delle ultime ore.

Trump mette gli alleati alla prova sui conti

Il principale terreno di confronto sarà quello delle spese militari. Trump pretende che gli alleati europei dimostrino di voler rispettare l’impegno assunto al vertice dell’Aja del giugno 2025: destinare entro il 2035 il 5% del prodotto interno lordo alla difesa e alla sicurezza.

Non si tratta, tuttavia, di un 5% composto esclusivamente da armamenti. L’accordo prevede almeno il 3,5% del Pil per la difesa militare vera e propria e fino all’1,5% per infrastrutture strategiche, reti, sicurezza informatica, mobilità militare, protezione civile, innovazione e rafforzamento dell’industria della difesa.

Ogni Paese deve presentare un percorso annuale credibile e progressivo. È proprio sulla velocità di questo percorso che Washington vuole esercitare pressione: per la Casa Bianca, non basta indicare il 2035 come obiettivo finale, ma occorre dimostrare fin da ora che gli stanziamenti stanno aumentando.

Secondo i dati della Nato, nel 2025 gli alleati europei e il Canada hanno aumentato la spesa complessiva per la difesa di quasi il 20% in termini reali rispetto all’anno precedente, superando i 570 miliardi di dollari. Per Trump, però, il riequilibrio resta insufficiente e gli Stati Uniti continuano a sostenere una quota eccessiva della sicurezza occidentale.

Le rassicurazioni di Rutte

“Il 2025 è stato l’anno degli impegni storici a L’Aia, ma il 2026 è l’anno in cui traduciamo il denaro in capacità militari reali. Gli alleati europei e il Canada sono ormai su una traiettoria per raggiungere la parità di spesa per la difesa con gli Stati Uniti”.

Lo ha dichiarato il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, nella conferenza stampa al complesso presidenziale di Ankara che anticipa l’avvio del Summit NATO 2026. Rutte ha tracciato la rotta strategica dell’Alleanza per i prossimi giorni, sottolineando l’urgenza di presentare piani “chiari, concreti e credibili” per raggiungere il target del 5% del PIL entro il 2035, lodando la Turchia del Presidente Erdogan per l’ospitalità e il ruolo di primo piano in questa transizione geopolitica.

L’Italia arriva con il 2,8%, ma resta sotto osservazione

Anche l’Italia sarà sottoposta alla verifica degli impegni. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni dovrebbe presentare una spesa complessiva per difesa e sicurezza pari a circa il 2,8% del Pil, in aumento rispetto al precedente livello del 2%.

Una parte rilevante della crescita deriva però dall’inclusione di investimenti collegati alla sicurezza nazionale e alla protezione delle infrastrutture. Il dato non corrisponde quindi interamente alla spesa militare considerata secondo la definizione più restrittiva della Nato.

Giorgia Meloni

Per Roma la difficoltà sarà dimostrare non solo di aver aumentato la percentuale, ma di possedere un piano sostenibile per avvicinarsi gradualmente al 3,5% destinato alle capacità militari essenziali. L’Italia, come Francia, Regno Unito e altri Paesi con conti pubblici sotto pressione, deve infatti conciliare gli impegni internazionali con i vincoli di bilancio interni.

Meloni-Trump, incontro possibile ma non ancora in agenda

L’attenzione politica è concentrata anche sul possibile incontro tra Meloni e Trump. Al momento non risulta formalmente programmato un bilaterale, ma i due leader parteciperanno alla cena di questa sera e domani siederanno allo stesso tavolo durante la riunione del Consiglio Nord Atlantico. Un colloquio a margine del vertice resta quindi probabile.

Sarebbe il primo confronto diretto dopo le tensioni esplose nelle scorse settimane. La premier italiana ha contestato pubblicamente alcune ricostruzioni del presidente americano sui loro rapporti personali, mentre Trump – nelle scorse ore – ha rilanciato lo scontro pubblicando sui social un nuovo messaggio provocatorio rivolto a Meloni.

Trump contro Meloni

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha cercato di ridimensionare la polemica, sottolineando la necessità di preservare il rapporto strategico tra Italia e Stati Uniti al di là delle relazioni personali tra i leader. Il confronto di Ankara servirà quindi a capire se Roma e Washington intendano chiudere l’incidente o se le divergenze siano destinate a influire anche sui dossier politici.

Ucraina, sul tavolo 70 miliardi di aiuti

Il secondo grande capitolo del vertice riguarda l’Ucraina. Il presidente Volodymyr Zelensky è ad Ankara e oggi è previsto un suo intervento insieme a Rutte durante il forum sull’industria della difesa.

La dichiarazione finale dovrebbe ribadire che la Russia rappresenta una minaccia di lungo periodo per la sicurezza euro-atlantica. Gli alleati sono inoltre pronti a indicare circa 70 miliardi di euro in equipaggiamenti, assistenza militare e addestramento destinati a Kiev nel 2026, con l’obiettivo di mantenere un livello almeno equivalente nel 2027.

Una parte delle risorse è già compresa negli impegni nazionali e nei programmi europei. Gli Stati Uniti, secondo le anticipazioni, non dovrebbero contribuire direttamente al nuovo pacchetto finanziario: un altro segnale del trasferimento di responsabilità dalla sponda americana a quella europea dell’Alleanza.

L’ombra della guerra con l’Iran

Sul vertice pesa anche la crisi con l’Iran. Trump ha accusato diversi alleati europei di non aver sostenuto abbastanza gli Stati Uniti durante il conflitto che ha coinvolto Washington, Israele e Teheran. Le divergenze hanno riaperto il dibattito sull’affidabilità reciproca all’interno dell’Alleanza e sull’effettiva applicazione del principio di difesa collettiva.

Nel documento conclusivo i leader dovrebbero ribadire che l’Iran non deve dotarsi di armi nucleari e deve garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, passaggio fondamentale per il commercio energetico mondiale.

Allo stesso tempo, i 32 membri della Nato sono chiamati a riaffermare il loro impegno verso l’Articolo 5 del Trattato di Washington, secondo cui un attacco contro un alleato è considerato un attacco contro tutti. Una formula indispensabile per rassicurare i Paesi europei dopo le ripetute critiche di Trump al funzionamento dell’Alleanza.