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Morte Fakir: scontri a Bologna tra antagonisti e Polizia dopo la manifestazione pacifica. Meloni: “Violenza inaccettabile”

Tensione che ha fatto seguito al presidio per chiedere verità e giustizia sul decesso del 42enne marocchino avvenuto nel quartiere Pilastro durante un intervento di polizia

Morte Fakir: scontri a Bologna tra antagonisti e Polizia dopo la manifestazione pacifica. Meloni: “Violenza inaccettabile”

Nella serata di lunedì 20 luglio 2026, Bologna è stata teatro di tensione e scontri. Il tutto si è scatenato a seguito di un presidio pacifico, organizzato in piazza Nettuno, per protestare e chiedere verità sulla morte di Abderrahim Fakir, 42enne marocchino, avvenuta nel corso di un intervento della Polizia di Stato, in cui è stato ammanettato a terra.

Abderrahim Fakir

Nella vicina piazza Roosevelt si è presentato invece un fronte di manifestanti antagonisti, partito anch’esso da Nettuno: al grido di “assassini” rivolto alla polizia, è poi entrato in contatto con gli agenti in tenuta antisommossa.

Il servizio di èTV Rete 7:

La situazione è rapidamente degenerata: dopo il lancio di una bomba carta da parte dei manifestanti, gli agenti hanno risposto con cariche, manganellate, idranti e lacrimogeni. Gli scontri sono proseguiti anche con lanci di bottiglie e calci contro i poliziotti.

Qui di seguito il video degli scontri da èTV Rete 7:

La coda dei manifestanti più violenti si è concentrata poi in via Ugo Bassi, che è stata vandalizzata: distrutte bici del bike-sharing, usate transenne dei cantieri dei tram per difendersi, lanciate sedie dei dehor dei locali.

Sui fatti di Bologna di lunedì 20 luglio 2026 si è espressa anche la Premier Giorgia Meloni, che nel chiedere chiarezza su quanto accaduto ad Abderrahim Fakir, ha condannato la violenza verso le forze dell’ordine:

Quanto accaduto a Bologna è inaccettabile. Sul decesso di Abderrahim Fakir è doveroso che vengano accertate eventuali responsabilità con il massimo rigore. La verità va ricercata fino in fondo, senza pregiudizi e senza sconti per nessuno.

Ma nulla può giustificare la violenza contro le Forze dell’Ordine. Chi ha scelto di usare questa vicenda come pretesto per mettere a ferro e fuoco la città, aggredire gli agenti e seminare violenza, mettendo a rischio anche l’incolumità di cittadini del tutto estranei ai disordini, non cercava la verità: cercava lo scontro. Alimentare un clima di odio e di delegittimazione verso un intero Corpo dello Stato è un atto di grave irresponsabilità. Trasformare migliaia di donne e uomini in divisa in un bersaglio significa colpire chi ogni giorno serve l’Italia con professionalità, sacrificio e coraggio”.

La manifestazione pacifica

Come anticipato, gli scontri tra polizia e manifestanti si sono verificati dopo un presidio pacifico che ha avuto luogo nella centrale piazza Nettuno, indetta dal sindaco di Bologna, Matteo Lepore.

“Il nostro Comune si è sempre impegnato, ogni anno, per ottenere la verità sulla strage del 2 agosto e non rinunceremo oggi ai valori della nostra democrazia – ha dichiarato Lepore – Per questo sono qui oggi, perché è morto un cittadino bolognese e, come comunità bolognese, siamo al fianco della sua famiglia”.

Matteo Lepore, sindaco di Bologna

All’evento, che ha raccolto circa 4mila cittadini, ha partecipato anche Khadija, sorella Abderrahim Fakir, che però nel corso del presidio si è sentita male nel momento in cui il sindaco stava passando la parola ai familiari del 42enne morto.

L’appello a fare giustizia per Fakir

Voglio giustizia per mio fratello” è il messaggio lanciato da Khadija fin dai primi istanti in cui ha perso la vita, parole che sono state riprese anche dai manifestanti in piazza Nettuno.

La folla al presidio per Fakir

Quelli che si stanno comportando in modo criminale a Bologna sono amici di chi sta tentando di negare verità e giustizia per Fakir – ha dichiarato l’avvocato Fabio Anselmo che tutela i parenti della vittima – Il dolore della sorella, soccorsa per un malore, è chiarissimo. La strumentalizzazione becera e violenta, al termine della manifestazione, è un evento a orologeria che costituisce un attacco alla famiglia di Fakir che ha chiesto più volte calma, educazione e rispetto. Questa è una ferita che viene inflitta alla famiglia, rispetto alla quale non può non esprimere solidarietà alle forze dell’ordine che vi sono in questo momento impegnate”.

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La morte di Fakir

La morte di Abderrahim Fakir è avvenuta domenica 19 luglio 2026 in via Italo Svevo, nel quartiere Pilastro di Bologna.

Sulla base della prima ricostruzione dell'accaduto, alcuni residenti avevano segnalato un uomo in forte stato di agitazione nella zona dei garage. Fakir, che ha colpito anche un'automobile, è stato poi fermato dagli agenti della Questura attraverso spray urticante. Dopodiché è stato immobilizzato a terra, in posizione prona, con le mani portate dietro la schiena.

La scena del fermo è stata testimoniata da un video realizzato da un residente del quartiere, poi diventato virale sui social.

Nel filmato Fakir grida più volte “Aiuto, basta”, fino a quando smette di muoversi. Le immagini documentano una fase importante dell’intervento, ma non permettono, da sole, di stabilire la causa della morte o eventuali responsabilità.

Le indagini e i sei iscritti con lo "scudo penale"

La Procura di Bologna ha aperto un’inchiesta (l'ipotesi di reato è omicidio colposo) e disposto l’autopsia, che dovrà individuare cosa abbia provocato il decesso. Acquisiti sia il filmati registrato dal residente, sia quelli realizzati dalle body-cam degli agenti.

La Procura sta facendo chiarezza sulla posizione di sei persone, cioè due poliziotti e quattro sanitari, iscritti nel fascicolo di indagine con il modello-45 bis.

Nel dettaglio non ci sono indagati, ma si tratta dell'applicazione della nuova norma dello "scudo penale" (come previsto dal decreto sicurezza): sul registro separato, destinato alle annotazioni preliminari, vengono iscritti i nomi di soggetti cui viene attribuito un fatto di reato commesso in presenza di una causa di giustificazione.