bologna

Muore mentre viene immobilizzato dalla polizia: Cucchi chiede chiarezza, FdI e Lega difendono la polizia

Abderrahim Fakir, 42 anni, è deceduto domenica 19 luglio 2026, poco dopo mezzogiorno, durante un intervento degli agenti

Muore mentre viene immobilizzato dalla polizia: Cucchi chiede chiarezza, FdI e Lega difendono la polizia

Abderrahim Fakir, 42 anni, è morto domenica 19 luglio 2026, poco dopo mezzogiorno, durante un intervento della Polizia di Stato in via Italo Svevo, nel quartiere Pilastro di Bologna.

Abderrahim Fakir
Abderrahim Fakir

Secondo la prima ricostruzione della Questura, alcuni residenti avevano segnalato un uomo in forte stato di agitazione nella zona dei garage. Fakir avrebbe colpito anche un’automobile e, all’arrivo della volante, gli agenti avrebbero tentato di contenerlo utilizzando dello spray urticante.

L’uomo è stato successivamente immobilizzato a terra, in posizione prona, con le mani portate dietro la schiena. Un residente avrebbe aiutato i poliziotti trattenendogli le caviglie.

Un video di circa cinque minuti, registrato da una persona presente nel quartiere, mostra due agenti impegnati a bloccare Fakir. Nel filmato l’uomo grida più volte “Aiuto, basta”, fino a quando smette di muoversi e non risponde più alle sollecitazioni.

Le immagini documentano una fase importante dell’intervento, ma non permettono, da sole, di stabilire la causa della morte o eventuali responsabilità.

La sequenza dei soccorsi

Sul posto erano presenti anche gli operatori sanitari. L’Ausl di Bologna ha ricostruito gli orari dell’intervento: l’ambulanza della Croce Rossa sarebbe stata inviata alle 12.17 e sarebbe arrivata alle 12.30. Alle 12.36 l’equipaggio avrebbe chiesto un consulto medico e l’invio dell’automedica, partita alle 12.42 dall’Ospedale Maggiore.

Il mezzo medico sarebbe arrivato alle 12.53, quando è stato constatato il decesso. L’Ausl ha avviato una propria verifica interna per accertare il comportamento e le tempistiche del personale sanitario. Gli approfondimenti dovranno chiarire quando siano comparsi i primi segnali del malore e in quale momento sarebbe stato possibile intervenire.

Autopsia e bodycam nelle mani della Procura

La Procura di Bologna ha aperto un’inchiesta e disposto l’autopsia, che dovrà individuare la causa esatta della morte.

Al momento non è stato chiarito se il decesso sia riconducibile a un arresto cardiaco, a precedenti condizioni di salute o se l’immobilizzazione, lo spray urticante e altri fattori abbiano contribuito al peggioramento delle condizioni di Fakir. La Questura ha annunciato che le registrazioni delle bodycam indossate dagli agenti saranno consegnate al pubblico ministero Domenico Ambrosino.

I filmati integrali potrebbero offrire una ricostruzione più completa rispetto al video registrato da un residente, mostrando anche ciò che è accaduto prima e dopo l’immobilizzazione.

Chi era Abderrahim Fakir

Fakir era nato nel 1983 in Marocco ed era cresciuto in Italia. Viveva a Borgonuovo di Sasso Marconi, nel Bolognese, ed era sposato. Lavorava nel settore della logistica e del facchinaggio e, secondo le prime ricostruzioni, gestiva un’attività nel comparto.

I familiari lo hanno descritto come un uomo tranquillo e hanno riferito che soffriva di alcuni problemi di salute. Saranno gli accertamenti medico-legali a stabilire se queste condizioni abbiano avuto un ruolo nel decesso.

Il fratello e la sorella di Fakir hanno chiesto che siano individuate tutte le responsabilità.

“Chiedeva aiuto e non lo hanno ascoltato”, ha affermato il fratello. La sorella ha sostenuto che l’uomo sarebbe stato aggredito e ha chiesto “giustizia”.

Nella serata di domenica oltre duecento persone si sono radunate in via Svevo. Durante il presidio sono stati esposti striscioni e pronunciati slogan contro le forze dell’ordine. Alcuni partecipanti si sono inginocchiati con il pugno alzato, richiamando simbolicamente le proteste nate negli Stati Uniti dopo la morte di George Floyd.

La reazione del Comune di Bologna

Il sindaco Matteo Lepore ha convocato un momento pubblico per lunedì 20 luglio alle 19, in piazza Nettuno, invitando la città a riunirsi per chiedere “verità e giustizia”.

Lepore e il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale hanno espresso vicinanza alla famiglia e chiesto accertamenti rapidi, rigorosi e trasparenti.

Ilaria Cucchi: “Un altro caso Magherini?”

Tra le prime esponenti politiche a intervenire è stata la senatrice di Alleanza Verdi e Sinistra Ilaria Cucchi che ha annunciato un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno.

Cucchi ha definito le immagini “estremamente gravi” e ha chiesto se Bologna possa trovarsi davanti a un caso simile a quelli di Riccardo Magherini e Federico Aldrovandi, entrambi morti dopo interventi delle forze dell’ordine.

La senatrice ha sottolineato che Fakir appariva in stato confusionale e chiedeva aiuto, sollecitando il Viminale a chiarire le modalità e le procedure adottate.

Cucchi, oggi senatrice di Alleanza Verdi e Sinistra, è la sorella di Stefano Cucchi, morto nel 2009 mentre si trovava sotto custodia dello Stato, pochi giorni dopo il suo arresto. La lunga battaglia condotta dalla famiglia per ottenere verità e giustizia l’ha resa uno dei principali riferimenti pubblici nei casi di persone decedute durante o dopo interventi delle forze dell’ordine.

Stefano cucchi
Stefano Cucchi

Pd, Movimento 5 Stelle e Più Europa chiedono chiarezza

Il deputato bolognese del Partito democratico Andrea De Maria ha espresso fiducia nel lavoro della magistratura e chiesto che venga fatta piena luce sull’accaduto.

Sulla stessa linea sono intervenuti gli esponenti del Pd Virginio Merola e Sandra Zampa, che hanno sollecitato una ricostruzione completa e tempestiva.

La vicepresidente del Senato Mariolina Castellone, del Movimento 5 Stelle, ha affermato che “nessuno può morire così”, ricordando che lo Stato ha il dovere di proteggere la vita e la dignità delle persone sottoposte alla sua autorità.

Il segretario di Più Europa Riccardo Magi ha chiesto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi di riferire sull’accaduto. Il presidente del partito Matteo Hallissey ha dichiarato che, quando una persona muore durante un’azione coercitiva dello Stato, non possono rimanere “zone d’ombra”.

Fratelli d’Italia e Lega difendono gli agenti

Di segno diverso la posizione del capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami. Pur invitando ad attendere le verifiche, Bignami ha sostenuto che, sulla base delle prime informazioni, l’intervento sarebbe stato condotto con professionalità e con modalità adeguate alla situazione.

Piano contro Meloni, in FdI Fazzolari smentisce Bignami: "Mai dubbi su Mattarella"
Galeazzo Bignami, capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia

L’esponente di FdI ha telefonato al questore di Bologna per esprimere solidarietà ai due poliziotti intervenuti. Ha inoltre indicato la presenza del personale sanitario come un elemento da considerare nella valutazione complessiva dei fatti.

Anche la Lega ha chiesto di evitare condanne anticipate, ricordando che gli agenti erano stati chiamati dai cittadini e che i filmati delle bodycam potranno contribuire a chiarire la dinamica.

Il sindacato Coisp: “Nessun processo sommario”

Il segretario generale del sindacato di polizia Coisp, Domenico Pianese, ha invitato a evitare “processi sommari” e gogne sui social. Secondo Pianese, le immagini integrali delle bodycam saranno fondamentali per ricostruire l’intervento ed evitare valutazioni fondate soltanto su una parte dei filmati disponibili.