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Rapporto annuale Istat: Italia sempre più vecchia, 5 milioni in meno di giovani in 30 anni

Vacilla la tenuta del sistema sanitario e previdenziale: chi pagherà pensioni e spese assistenziali?

Rapporto annuale Istat: Italia sempre più vecchia, 5 milioni in meno di giovani in 30 anni
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Mercoledì 15 maggio 2024, a Montecitorio, il Presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli ha presentato il “Rapporto Annuale 2024. La situazione del Paese”.

Ne esce un quadro complesso, centrale il tema della denatalità, iniziata 30 anni fa, che ha portato oggi a un minor numero di potenziali genitori, coppie meno inclini ad allargare la famiglia, o a rimandare. "200 mila bambini in meno", secondo Istat. Anche il contributo dei cittadini stranieri, che aveva stimolato una ripresa della natalità dai primi anni Duemila, si è ridotto. Così, si è arrivati a una diminuzione di tre milioni di giovani in 20 anni, con il Belpaese che nel 2023 ha registrato appena 10,33 milioni di persone tra i 18 e i 34 anni, con un calo del 22,9 per cento rispetto all'anno precedente.

Questo inverno demografico fa il paio con una popolazione sempre più anziana. Come potrà essere sostenibile, in un futuro prossimo, il sistema Paese?

Rapporto Istat: minimi storici di natalità

"Il Rapporto 2024 illustra la complessità del presente ma anche degli scenari evolutivi, individuando i punti di forza e le criticità per delineare alcune delle aree di intervento per le politiche di sviluppo. Gli effetti del processo di invecchiamento si fanno sempre più evidenti. Nell’arco di venti anni, l’età media della popolazione è aumentata da 42,3 anni al 1° gennaio 2004 a 46,6 anni al 1° gennaio 20241; l’indice di vecchiaia è pari al 199,8 per cento, con un aumento di oltre 64 punti percentuali negli ultimi due decenni. Gli adulti e i giovani, complessivamente, sono diminuiti di poco meno di 2 milioni di individui: al 1° gennaio 2024 si contano 36 milioni 866 mila residenti con un’età compresa tra 16 e 64 anni (il 62,5 per cento del totale della popolazione), il 2,5 per cento in meno rispetto al 2004, mentre i bambini e i ragazzi fino a 15 anni sono oggi 7 milioni 766 mila (il 13,2 per cento del totale della popolazione), con una perdita di quasi un milione di individui rispetto al 2004. La popolazione di 65 anni e oltre è invece cresciuta di oltre 3 milioni, fino a 14 milioni 358 mila individui (il 24,3 per cento, in aumento di 5,1 punti percentuali rispetto al 2004). Di questi, oltre la metà sono oggi di 75 anni e oltre: 7 milioni 439 mila individui (il 12,6 per cento della popolazione totale), con un aumento di 3,8 punti percentuali in venti anni."

In soldoni: nel 2023 in Italia si contano poco più di 10,33 milioni in età 18-34 anni, con una perdita di oltre 3 milioni dal 2002 (-22,9%). Rispetto al picco del 1994, il calo è di circa 5 milioni (-32,3%). La riduzione dei giovani dal 2002 al 2023 è stata del 28,6 per cento nel Mezzogiorno, a causa della denatalità e della ripresa dei flussi migratori, contro il 19,3 nel Centro-Nord, dove il fenomeno è attenuato da saldi migratori positivi e dalla maggiore fecondità dei genitori stranieri.

Il 2023, con 379mila nascite, ha segnato l'ennesimo minimo storico. Tante le ragioni per cui si fanno sempre meno figli o sempre più tardi, fra le quali spicca anche il senso di precarietà economica e professionale delle giovani coppie, soprattutto in tema di occupazione femminile. Nodi sottolineati anche dall'Istat che parla di "vulnerabilità del lavoro", nonché del calo del potere d'acquisto.

Precarietà in Italia (ISTAT)

Un esercito di anziani

La notizia che l'aspettativa di vita cresca, nel nostro Paese, dovrebbe essere positiva ma - se messa in relazione con il fenomeno delle culle vuote - pone problemi in termini di sostenibilità del sistema.

"Il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione ha inciso positivamente sull’aspettativa di vita, ampliando il numero di anni in buona salute e liberi da condizioni invalidanti. Questo anche per effetto di stili di vita e abitudini salutari adottate lungo l’intero arco di vita, a iniziare dall’infanzia, che consentono di prevenire la diffusione di patologie cronico-degenerative non trasmissibili, proprie soprattutto delle età più avanzate".

L'aspettativa di vita in Italia arriva a 83 anni: confermandoci fra i Paesi (insieme al Giappone) più longevi del Pianeta. Il primo ministro giapponese Fumio Kishida, anch'esso alle prese con la invecchiamento e denatalità, a gennaio del 2023 ha ammesso che il Paese rischia di non riuscire più a funzionare come società, proprio per questa combinazione.

Una situazione che rischia di farsi concreta anche nel nostro Paese. 

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