Dopo aver ricevuto il Segretario di Stato a stelle e strisce Marco Rubio, nel primo anniversario della sua elezione, l’8 maggio 2026, Leone XIV sceglie la Campania per una giornata dal forte valore simbolico: al mattino Pompei, nel giorno della Supplica alla Madonna del Rosario; nel pomeriggio Napoli, tra clero, giovani e cittadinanza.

Una visita pastorale che intreccia devozione popolare, attenzione agli ultimi e il tema che più ha segnato il primo anno di pontificato di Robert Francis Prevost: la pace.
Un anniversario lontano dai palazzi
Papa Leone XIV festeggia il primo anno di pontificato non con una celebrazione chiusa dentro il Vaticano, ma in mezzo alla gente. L’8 maggio 2026, esattamente dodici mesi dopo la sua elezione al soglio di Pietro, Robert Francis Prevost è in Campania per una visita pastorale che tocca prima Pompei e poi Napoli.
La scelta della data non è casuale. L’8 maggio è il giorno della tradizionale Supplica alla Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei, una delle preghiere mariane più sentite dalla devozione popolare italiana e recitata ogni anno da migliaia di fedeli anche fuori dall’Italia. Ma l’8 maggio è anche il giorno in cui, nel 2025, Prevost fu eletto Papa. Due ricorrenze che oggi si sovrappongono e danno alla visita un significato doppio: memoria personale del pontificato e immersione in una fede popolare, concreta, fatta di preghiera, assistenza, carità e presenza sul territorio.
Il programma ufficiale della Santa Sede prevede la partenza dall’eliporto del Vaticano alle 8.00, l’arrivo a Pompei alle 8.50, la messa in Piazza Bartolo Longo alle 10.30, la Supplica alla Madonna, il pranzo a Pompei, quindi il trasferimento a Napoli nel pomeriggio e il rientro in Vaticano alle 19.30.
Papst Leo XIV. erinnert im süditalienischen Pompeji an die Kraft des Rosenkranzgebetes und ruft zu Taten der Nächstenliebe auf. Am international bekannten Marienwallfahrtsort wendet er sich an Sozialarbeiter, Bedürftige und Vertreter der lokalen katholischen Gemeinschaft.⬇️ pic.twitter.com/NbdDti7TIP
— Vatican News (@vaticannews_de) May 8, 2026
A Pompei, prima degli ultimi che dei discorsi
Il primo gesto della giornata racconta molto dello stile di Leone XIV. Prima dei saluti ufficiali e prima della messa, il Papa ha incontrato le persone assistite dal “Tempio della Carità”, realtà legata al Santuario di Pompei che accoglie persone fragili, malati, disabili e ospiti provenienti da situazioni di disagio.
È un passaggio importante, perché sposta subito il senso della visita. Pompei non è solo il luogo del grande santuario mariano, delle folle e della Supplica. È anche il luogo dell’opera sociale nata attorno alla figura di Bartolo Longo, fondatore del santuario e della nuova Pompei, canonizzato da Leone XIV il 19 ottobre 2025 in piazza San Pietro.
Nel suo primo intervento a Pompei, il Papa ha richiamato proprio questa eredità. Ha ricordato che Bartolo Longo arrivò in una terra segnata da miseria e difficoltà, ma seppe vedere nelle persone non un problema sociale, bensì “il volto di Cristo”. Da qui il messaggio centrale rivolto a sacerdoti, religiosi, educatori, volontari e famiglie impegnate nell’accoglienza: la carità non è assistenzialismo, è una forza capace di cambiare destini.
“Solo la carità assicura vittorie certe, grandi e definitive”, ha detto Leone XIV, secondo quanto riportato dalle cronache della mattinata.
Pope Leo XIV rides through the streets near the Shrine of Pompeii May 8, greeting people gathered along the route before the 10:30 a.m. Mass in Piazza Bartolo Longo. pic.twitter.com/yvmJoW8SZE
— Catholic News Service (@CatholicNewsSvc) May 8, 2026
La Supplica e il primo anno da Papa
Alle 10.30 il Pontefice celebra la messa in Piazza Bartolo Longo. Poi, a mezzogiorno, pronuncia la Supplica alla Madonna di Pompei. È uno dei momenti più attesi della giornata, perché unisce il calendario liturgico, la devozione popolare e la biografia del Papa.
Leone XIV lo ha detto con parole semplici, a braccio:
“Che bella giornata, quante benedizioni, io mi sento il primo benedetto per poter venire qui, al santuario nel giorno della supplica e di questo anniversario”. In questa frase c’è il tono della visita: non una celebrazione del potere pontificio, ma un ritorno al cuore spirituale del ministero, dentro un luogo dove la preghiera è inseparabile dalla cura dei più fragili.
La mattina pompeiana è costruita su una sequenza precisa: arrivo, incontro con gli ultimi, ingresso nel santuario, venerazione delle spoglie di San Bartolo Longo, saluto agli ammalati e ai disabili, messa, Supplica.
La parola che attraversa il pontificato: pace
Il titolo della giornata, però, non può fermarsi alla visita in Campania. Perché l’8 maggio 2026 segna anche un bilancio del primo anno di pontificato. E il filo conduttore più evidente è la pace. Tema che è “costato” al pontefice anche le ire del presidente Usa, Donald Trump.
Secondo Vatican News, in dodici mesi Leone XIV ha pronunciato oltre 400 appelli alla pace, facendo di questa parola una delle cifre più riconoscibili del suo pontificato. Non una pace generica, né soltanto diplomatica. Fin dal primo saluto dalla Loggia delle Benedizioni, l’8 maggio 2025, il Papa ha parlato di una pace “disarmata e disarmante”, formula diventata una sorta di impronta del suo magistero.
In un anno segnato da guerre, crisi regionali e tensioni globali, Leone XIV ha insistito più volte su un punto: la pace non è solo assenza di guerra, ma scelta politica, spirituale e morale.
Ha parlato ai governi, ma anche ai popoli. Ha richiamato i “signori della guerra”, ha denunciato la logica del potere che sacrifica vite umane e ha cercato di tenere aperti canali di dialogo anche quando la diplomazia sembrava bloccata.
Napoli, il pomeriggio della città
Dopo il pranzo a Pompei, il Papa lascia il santuario alle 15.00 e arriva a Napoli, alla Rotonda Diaz, alle 15.15. Ad accoglierlo ci sono il cardinale Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli, il presidente della Regione Campania Roberto Fico, il prefetto Michele Di Bari e il sindaco Gaetano Manfredi.

Il primo appuntamento napoletano è al Duomo, alle 15.45, con sacerdoti, religiosi e consacrati. È il momento più interno alla vita della Chiesa locale: un incontro con chi ogni giorno vive il ministero nelle parrocchie, nei quartieri, nelle opere sociali, nelle periferie religiose e urbane della città.
Alle 17.00, invece, la visita si apre alla cittadinanza in Piazza del Plebiscito. È attesa una grande partecipazione popolare, con migliaia di persone e un momento preparato anche dai giovani della pastorale napoletana. Vatican News ha raccontato l’attesa della città come il desiderio di mostrare al Papa il “volto migliore” dell’accoglienza, in una Napoli che porta con sé ferite profonde ma anche una forte energia comunitaria.
Una macchina organizzativa imponente
La visita ha richiesto una macchina organizzativa molto ampia. A Napoli sono state previste chiusure, controlli, transenne, maxischermi e presidi sanitari. Sono coinvolte forze dell’ordine, Protezione civile regionale, volontari dell’arcidiocesi, Croce Rossa, Sovrano Militare Ordine di Malta e personale sanitario dell’Asl Napoli 1.
In Piazza del Plebiscito e in Cattedrale sono stati allestiti maxischermi per permettere ai fedeli di seguire gli eventi. Una sala stampa è stata predisposta in Prefettura per i giornalisti accreditati. È il segno di una visita religiosa, ma anche di un grande evento civile, capace di mobilitare istituzioni, Chiesa locale e volontariato.
Il ritorno in Campania il 23 maggio
Quella dell’8 maggio non sarà l’unica tappa campana del mese. Leone XIV tornerà infatti in Campania il 23 maggio 2026, ad Acerra, in un territorio segnato dai temi ambientali e sociali della cosiddetta Terra dei Fuochi. Anche questa seconda visita avrà un forte valore simbolico: arriverà alla vigilia dell’anniversario della Laudato si’, l’enciclica di Papa Francesco sulla cura della casa comune.