L’estate 2026 si chiude lasciando un’impronta profonda nella storia climatica europea, un quadro chiaro ed evidente di come il riscaldamento globale stia ridisegnando il clima nel vecchio continente, rendendo gli estremi termici e idrici sempre più frequenti, prolungati e interconnessi (in copertina: immagine-cartina dal report di Copernicus).
Un susseguirsi ininterrotto di ondate di calore eccezionali, temperature marine senza precedenti, incendi devastanti e una magra idrica dei grandi fiumi mai vista da decenni ha messo a dura prova il continente. I dati del servizio per i cambiamenti climatici Copernicus (C3S) tracciano la radiografia di una stagione straordinaria per estensione, frequenza e intensità dei fenomeni.
Europa Occidentale oltre la soglia del 2003
A livello continentale, l’estate 2026 (giugno–agosto) si attesta come la terza più calda mai registrata in Europa (+1,17 °C rispetto alla media del trentennio 1991–2020), preceduta soltanto dalle estati del 2024 e del 2022.
Tuttavia, restringendo lo sguardo all’Europa occidentale, i termometri hanno infranto ogni primato storico: con una temperatura media superficiale di 21,69 °C (+2,54 °C sopra la media), il 2026 si posiziona come l’estate più calda in assoluto mai rilevata nella regione, superando persino il drammatico record dell’estate 2003.
Il calore non si è concentrato solo in poche aree geografiche, ma ha mostrato un’estensione spaventosa:
- Il 37% del territorio europeo ha registrato un record storico assoluto per la temperatura media giornaliera, mensile o stagionale.
- Il 22% della superficie continentale ha stabilito primati stagionali mai toccati prima, con picchi diffusi su quasi tutta l’Inghilterra, il Galles e il Belgio, oltre a vaste porzioni di Francia, Spagna, Italia, Svizzera e Austria.
- Paesi come Regno Unito, Francia, Irlanda, Paesi Bassi, Belgio, Spagna e Austria hanno vissuto l’estate più calda della loro storia strumentale.
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Quattro ondate di calore devastanti
Ciò che ha reso eccezionale la stagione estiva è stata la persistenza del caldo, alimentato da potenti sistemi di alta pressione bloccanti. Questi ultimi hanno deviato le classiche perturbazioni atlantiche e intrappolato le masse d'aria calda di origine subtropicale, creando vere e proprie "cupole di calore" (heat domes) stazionarie sul continente.
Tra maggio e agosto, l'Europa occidentale è stata colpita da quattro delle dieci ondate di caldo più severe mai registrate dal 1950 ad oggi:
- 23–29 maggio: una fiammata insolitamente precoce durata 7 giorni.
- 18–28 giugno: l'evento più intenso dell'anno e il secondo più grave dal 1950 (dietro solo all'agosto 2003). Durante questo picco, in Francia circa il 40% del territorio ha superato i 40 °C.
- 6–12 luglio: una terza ondata di calore durata una settimana.
- 11–15 agosto: il quarto episodio di caldo estremo.
Nei momenti di picco stagionale (24 giugno, 29 luglio e 14 agosto), circa il 75% dell'Europa occidentale ha registrato contemporaneamente temperature pari o superiori a 30 °C, e oltre il 30% della regione ha superato i 35 °C. Nel Regno Unito, le temperature hanno oltrepassato la soglia dei 35 °C per un numero record di nove giorni, toccando i 35 °C in ciascuno dei tre mesi estivi per la prima volta nella storia.
Stress termico record e notti tropicali senza tregua
L'impatto sul corpo umano non si misura soltanto in gradi Celsius, ma attraverso l'indice UTCI (Universal Thermal Climate Index), che calcola la temperatura percepita considerando anche umidità, radiazione solare e ventilazione. Durante l'ondata di giugno, l'elevata umidità presente nel Regno Unito e in Irlanda ha fatto schizzare la temperatura percepita fino a 5–9 °C al di sopra della reale temperatura dell'aria.
I numeri dell'impatto bioclimatico nell'estate 2026 sono senza precedenti:
- Un record assoluto del 52% del territorio europeo è stato colpito da uno stress da calore "molto forte" (temperatura percepita UTCI pari o superiore a 38 °C).
- L'Europa occidentale ha collezionato in media 41 giorni con stress da calore forte (UTCI ≥ 32 °C) e 13 giorni con stress molto forte, superando i precedenti primati del 2003 e del 2022.
- In Italia e nel sud della Spagna, lo stress termico forte è stato una costante quasi quotidiana, con picchi percepiti che in alcune stazioni hanno raggiunto i 48–49 °C.
A questo quadro diurno si è aggiunta la mancanza di refrigerio notturno: diffuse notti tropicali (ovvero notti in cui la temperatura minima non scende mai sotto i 20 °C) si sono estese dal Mediterraneo fino alla Germania settentrionale e al sud del Regno Unito. In Italia e nel nord-est della Spagna si sono contate tra le 30 e le 45 notti tropicali in più rispetto alla media, con alcune stazioni costiere che hanno accumulato un totale record compreso tra 70 e 88 notti tropicali nell'arco dell'estate. Il caldo stazionario e l'assenza di vento hanno inoltre favorito frequenti e prolungati episodi di inquinamento da ozono al suolo ben oltre i limiti raccomandati per la salute umana.
Ondate di calore marine e temperature dell'acqua record
L'atmosfera rovente ha surriscaldato i bacini marini che circondano il continente. Il 56% delle acque europee ha registrato temperature ben superiori alla media, e il 22% ha toccato il record storico di temperatura superficiale del mare (SST).
Le anomalie termiche marine più estreme si sono concentrate nel Mediterraneo occidentale, nel Golfo di Biscaglia, nella Manica, nel Mare d'Irlanda e nel Mare del Nord meridionale.
Il Golfo di Biscaglia ha registrato il suo picco storico il 13 agosto con una media di 22,6 °C.
Il Mediterraneo occidentale ha raggiunto il massimo storico il 15 agosto con una media giornaliera di 29,4 °C, con ampie porzioni di mare che hanno superato stabilmente i 30 °C tra luglio e settembre.
In netto contrasto, un'ampia porzione del Nord Atlantico subpolare (la cosiddetta "bolla fredda") è rimasta al contrario più fredda della media. Secondo gli scienziati, proprio questo contrasto termico atlantico potrebbe aver favorito la persistenza delle figure di blocco atmosferico sul continente.
La grande magra: la peggiore crisi dei fiumi dal 1992
Dopo un inverno e un inizio primavera relativamente umidi in diverse regioni occidentali, l'Europa è scivolata rapidamente in una severa e prolungata siccità estiva, aggravata dall'intensa evaporazione causata dal caldo. A fine agosto, circa il 46% del territorio europeo era colpito da siccità meteorologica (SPEI-3), con il 40% di questa superficie classificato in condizioni di siccità estrema.
Questo deficit idrico si è tradotto nella più grave magra fluviale registrata in Europa dal 1992 ad oggi:
- Un record del 67% della rete fluviale europea ha registrato portate stagionali inferiori alla norma.
- Alla foce, sei tra i principali corsi d'acqua europei — Loira, Senna, Reno, Glomma, Vistola e Danubio — hanno toccato simultaneamente la portata media estiva più bassa mai misurata dal 1992. Condizioni di magra eccezionale hanno interessato anche ampi tratti del Po, del Rodano, dell'Elba e del Dnipro.
Considerando i 12 principali bacini fluviali europei, il deficit d'acqua accumulato rispetto alla media 1992–2020 è stato stimato in ben 69 km³: un volume gigantesco, equivalente a quasi due anni dell'intero fabbisogno d'acqua ad uso pubblico dell'Unione Europea.
I livelli bassissimi dei fiumi hanno causato pesanti ripercussioni sulla navigazione commerciale, sulla produzione idroelettrica e di energia, sull'irrigazione agricola e sugli ecosistemi d'acqua dolce.
Incendi boschivi devastanti: oltre 650mila ettari in fiamme
La combinazione tra vegetazione abbondante cresciuta durante le piogge invernali, siccità estiva e temperature estreme ha trasformato le foreste europee in un'enorme riserva di combustibile altamente infiammabile.
Secondo i dati del Sistema Europeo di Informazione sugli Incendi Boschivi (EFFIS), entro l'inizio di settembre erano già bruciati circa 653.110 ettari di terreno nell'Unione Europea, un valore pari a quasi il doppio della media stagionale 2006–2025.
La Spagna è stata la nazione più colpita in assoluto, concentrando quasi la metà dell'intera area bruciata nell'UE con circa 295.894 ettari distrutti.
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La Francia ha vissuto una stagione di incendi drammatica: con circa 96.743 ettari andati in fiamme, il bilancio è risultato pari a ben 6,5 volte la media annuale di lungo periodo.
Vasti roghi ed elevate emissioni di carbonio in atmosfera si sono verificati anche in Portogallo e in Italia.