nuovo studio europeo

Incendi: i bambini di oggi saranno esposti fino a 2,5 volte di più

Aumento dell’84% dell’esposizione alle condizioni favorevoli ai roghi rispetto ai nati nel 1950. Nel Sud Europa il divario può superare i cinque anni

Incendi: i bambini di oggi saranno esposti fino a 2,5 volte di più

Un bambino nato in Europa nel 2025 potrebbe trascorrere nel corso della propria vita oltre tre anni in più in condizioni meteorologiche estreme favorevoli agli incendi rispetto a una persona nata nel 1950.

È il risultato di una nuova ricerca pubblicata il 21 settembre 2026 su Environmental Research Letters e coordinata dalla Vrije Universiteit Brussel (VUB). Secondo gli autori, l’esposizione nell’arco della vita crescerebbe mediamente dell’84% per la generazione nata oggi. La differenza non dipende principalmente dal fatto che oggi si viva più a lungo: secondo i ricercatori, l’86% dell’aumento è attribuibile ai cambiamenti climatici, mentre soltanto il restante 14% è legato alla maggiore aspettativa di vita.

Cosa significa “meteo favorevole agli incendi”

Lo studio non prevede quanti incendi effettivamente scoppieranno. I ricercatori hanno analizzato il cosiddetto Fire Weather Index, che considera fattori come caldo, siccità e vento, individuando le giornate nelle quali le condizioni meteorologiche rendono più probabili l’innesco e soprattutto la rapida propagazione di un incendio.

Per “condizioni estreme” sono stati considerati i giorni oltre il 95° percentile registrato in ciascun Paese tra il 1985 e il 2014. Il numero reale di incendi continuerà infatti a dipendere anche da vegetazione, gestione del territorio, attività umane e capacità di prevenzione e spegnimento.

Mediterraneo, il divario più forte

È nel Mediterraneo che la distanza tra generazioni diventa più marcata. Secondo lo studio, chi nasce nel 2025 potrebbe affrontare fino a 2,5 volte più condizioni meteorologiche estreme favorevoli agli incendi rispetto a chi è nato nel 1950: oltre cinque anni aggiuntivi nell’arco della vita.

Il Portogallo è uno degli esempi più evidenti. Le giornate annuali caratterizzate da condizioni estreme potrebbero passare da circa 14 nel periodo 1950-1970 a 32 entro il 2100. Un bambino portoghese nato nel 2025 potrebbe accumulare complessivamente circa 6,5 anni di esposizione a queste condizioni. Per Spagna e Italia, ogni grado aggiuntivo di riscaldamento globale a fine secolo può tradursi, secondo le elaborazioni collegate allo studio, in circa 448 giorni aggiuntivi di esposizione nell’arco della vita per la generazione nata nel 2025.

Il precedente del 2025

Il rischio non riguarda soltanto proiezioni future. Il 2025 è stato l’anno peggiore mai registrato nell’Unione europea per superficie bruciata dall’inizio delle rilevazioni EFFIS: 1.079.538 ettari, un’area paragonabile a quella di Cipro. Sono stati rilevati 7.783 incendi in 25 Paesi dell’Ue.

Quasi metà della superficie bruciata si è concentrata durante la forte ondata di calore di agosto nella penisola iberica, con Spagna e Portogallo particolarmente colpiti.

Ridurre le emissioni cambierebbe lo scenario

Il futuro descritto dallo studio non è considerato inevitabile. Il lavoro utilizza come riferimento una traiettoria di riscaldamento di circa 2,6°C entro il 2100. L’ultimo Emissions Gap Report dell’UNEP colloca invece le politiche climatiche attualmente in vigore su una traiettoria di circa 2,8°C, mentre l’attuazione completa degli impegni già annunciati porterebbe a 2,3-2,5°C. Una forte riduzione nell’utilizzo dei combustibili fossili potrebbe diminuire l’esposizione dei bambini nati nel 2025 di circa 1,3 anni in media in Europa e di oltre due anni nelle zone più colpite del Sud Europa.

“Il livello di rischio incendi che i bambini di oggi dovranno affrontare è radicalmente diverso da quello vissuto dai loro nonni”, ha sottolineato Rosa Pietroiusti, prima autrice dello studio e ricercatrice della VUB.

La fotografia che emerge è quindi soprattutto generazionale: con l’aumento delle temperature, chi nasce oggi non affronterà soltanto incendi potenzialmente più difficili da controllare, ma trascorrerà una parte sensibilmente maggiore della propria vita nelle condizioni climatiche che li rendono possibili.