nuovi rincari

Benzina e diesel, stangata verso l’esodo estivo: quanto può costare un pieno. Città e regioni più care

I prezzi tornano a salire rapidamente: pesano la fine dello sconto sulle accise e le nuove tensioni internazionali

Benzina e diesel, stangata verso l’esodo estivo: quanto può costare un pieno. Città e regioni più care

Il caro carburanti accelera proprio alla vigilia del grande esodo estivo. Il gasolio supera ormai stabilmente i 2 euro al litro anche sulla rete ordinaria, mentre in autostrada raggiunge una media di 2,134 euro. La benzina sale a 1,921 euro sulle strade e oltrepassa la soglia simbolica dei 2 euro lungo le autostrade, attestandosi a 2,010 euro.

I dati aggiornati venerdì 17 luglio 2026 dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy mostrano rincari generalizzati rispetto al giorno precedente. Sulla rete ordinaria la benzina aumenta di un centesimo al litro e il diesel di 1,9 centesimi. In autostrada i rialzi arrivano rispettivamente a 1,2 e 2,3 centesimi.

Tradotto sul pieno, 50 litri di benzina costano mediamente 96,05 euro sulla rete ordinaria e 100,50 euro in autostrada. Per la stessa quantità di gasolio servono invece 102,95 euro sulle strade e ben 106,70 euro nelle aree di servizio autostradali.

Bolzano e Sicilia le più care

Le differenze territoriali restano significative. Il primato negativo appartiene alla provincia autonoma di Bolzano, dove il diesel self raggiunge 2,100 euro al litro e la benzina 1,961.

Seguono la Sicilia, con 2,090 euro per il gasolio e 1,944 per la verde, e il Friuli-Venezia Giulia, rispettivamente a 2,084 e 1,943 euro. Prezzi elevati anche in Valle d’Aosta, Calabria e Sardegna.

All’estremo opposto si trovano le Marche, dove il diesel costa mediamente 2,037 euro e la benzina 1,903, e il Lazio, con 2,044 e 1,909 euro. In tutte le regioni italiane, tuttavia, il gasolio ha ormai oltrepassato quota 2 euro.

Il doppio effetto: accise e crisi iraniana

Dietro la nuova fiammata ci sono due fattori che si stanno sommando.

Il primo è la fine dello sconto sulle accise, scaduto il 3 luglio. L’ultima proroga aveva mantenuto una riduzione di 5 centesimi al litro sia sulla benzina sia sul gasolio, pari a circa 6,1 centesimi considerando anche l’Iva. Dal 4 luglio la tassazione è tornata al livello ordinario.

Il secondo elemento è l’escalation tra Stati Uniti e Iran. Il ritorno degli attacchi nel Golfo, la riduzione dei traffici attraverso lo Stretto di Hormuz e il rischio che il conflitto coinvolga anche la rotta del Mar Rosso hanno riportato tensione sui mercati energetici.

Il 17 luglio il Brent era scambiato intorno agli 84,30 dollari al barile e il Wti a 79,11 dollari. Entrambi hanno guadagnato quasi il 12% nell’arco della settimana. L’amministratore dell’Agenzia internazionale dell’energia Fatih Birol ha ammesso di essere “preoccupato” per la sicurezza degli approvvigionamenti qualora la situazione non migliori nelle prossime settimane.

Il petrolio non spiega tutto

Il prezzo alla pompa non dipende soltanto dal valore del greggio. A incidere sono soprattutto le quotazioni internazionali dei prodotti già raffinati, quindi benzina e gasolio pronti per il mercato, oltre al cambio euro-dollaro, alla tassazione, ai costi logistici e ai margini della filiera.

Gianni Murano, presidente dell’Unione Energie per la Mobilità, aveva sottolineato già all’inizio di luglio che benzina e gasolio raffinati continuavano a quotare circa 200 dollari per tonnellata in più rispetto ai livelli dell’inverno, nonostante una temporanea discesa del petrolio. Murano aveva inoltre ricordato che, tra una stazione e l’altra, le differenze possono raggiungere 10-12 centesimi al litro.

Gianni Murano
Gianni Murano

Il diesel sta subendo la pressione maggiore. Secondo Staffetta Quotidiana, il prezzo medio del gasolio raggiunto il 17 luglio è il più alto dal 26 aprile, mentre la benzina è ai massimi dal 6 giugno.

In due settimane fino a 5,70 euro in più a pieno

Secondo il Codacons, rispetto al 3 luglio il gasolio era già aumentato di 11,4 centesimi al litro e la benzina di 8,1 centesimi: per un rifornimento da 50 litri significano 5,70 euro in più per il diesel e circa 4 euro per la verde.

“Se il trend rialzista proseguirà anche nei prossimi giorni, chiediamo al governo di rivalutare un intervento sulle accise”, ha dichiarato l’associazione, richiamando l’impatto sui milioni di italiani in viaggio durante luglio e agosto.

L’Unione nazionale consumatori ha calcolato che, dopo la fine dello sconto, il pieno di gasolio in autostrada è rincarato di 5,10 euro e quello effettuato sulla rete ordinaria di 5,70 euro. Per la benzina l’aumento sarebbe invece di circa 4 euro.

“Dal 3 luglio i rincari effettivi alla pompa hanno ampiamente superato il valore dello sconto perduto”, ha osservato il presidente Massimiliano Dona, criticando l’ipotesi di limitare eventuali aiuti alle sole famiglie più vulnerabili.

Il rischio si trasferisce sui prezzi dei prodotti

L’aumento del diesel non riguarda soltanto chi deve fare rifornimento. Il gasolio alimenta gran parte del trasporto merci, dell’agricoltura e della logistica: il rialzo può quindi trasferirsi sui prezzi dei beni distribuiti nei supermercati e nei negozi.

Federconsumatori stima un aggravio complessivo di circa 265 euro annui per famiglia, sommando i maggiori costi diretti dei pieni e quelli indiretti legati al trasporto delle merci. È una valutazione dell’associazione, non una previsione ufficiale sull’inflazione, ma segnala il rischio di una nuova pressione sul potere d’acquisto.

Per gli automobilisti, almeno nel breve periodo, la difesa più concreta resta confrontare i listini: una differenza di 10 centesimi al litro vale 5 euro su un pieno da 50 litri.