È finito lo sconto sui carburanti. Da sabato 4 luglio 2026, con la mancata proroga del taglio delle accise, benzina e gasolio sono tornati alla tassazione ordinaria. Una variazione apparentemente contenuta, circa 6,1 centesimi al litro considerando anche l’Iva, che diventa però immediatamente visibile al momento del pieno.
Per un rifornimento da 50 litri la maggiore spesa teorica è di 3,05 euro. Per chi consuma circa 900 litri di carburante all’anno, equivalenti indicativamente a 15 mila chilometri con un’auto che utilizza sei litri ogni cento, il conto sale a quasi 55 euro annui.
I prezzi aggiornati: diesel sopra i 2 euro in autostrada
L’aumento è già comparso sui tabelloni dei distributori. Secondo i dati ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, aggiornati a lunedì 6 luglio, sulla rete stradale nazionale la benzina self costa mediamente 1,844 euro al litro, mentre il gasolio ha raggiunto 1,925 euro.
Il divario diventa più evidente in autostrada: la benzina self è salita a 1,938 euro, mentre il diesel è tornato sopra la soglia psicologica dei due euro, attestandosi a 2,008 euro al litro.
Il 3 luglio, ultimo giorno con lo sconto fiscale, le medie nazionali erano pari a 1,803 euro per la benzina e 1,882 euro per il gasolio. In soli tre giorni l’incremento rilevato è stato quindi di poco più di quattro centesimi al litro, mentre l’effetto completo del ritorno delle accise potrebbe trasferirsi gradualmente sui prezzi praticati dai singoli impianti.
Cosa è terminato il 3 luglio
L’ultimo provvedimento del governo aveva ridotto di cinque centesimi al litro l’accisa sia sulla benzina sia sul gasolio dal 7 giugno al 3 luglio. Considerando l’Iva al 22%, il beneficio effettivo alla pompa arrivava a circa 6,1 centesimi.
La misura rappresentava l’ultima versione, molto ridimensionata, dell’intervento emergenziale introdotto il 19 marzo 2026 per contrastare l’impennata dei prezzi energetici legata alla crisi in Medio Oriente. Nella prima fase il risparmio complessivo alla pompa era arrivato a circa 25 centesimi al litro, per poi essere progressivamente ridotto con il calo delle quotazioni.
Gli interventi sulle accise sono costati complessivamente circa due miliardi di euro alle casse pubbliche. Solo l’ultima proroga, finanziata attraverso il maggiore gettito Iva generato dai prezzi dei carburanti, aveva richiesto una copertura di circa 150 milioni.
Perché il governo non ha prorogato lo sconto
La fine dell’agevolazione era stata annunciata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti già il 23 giugno.
“Gli interventi sulle accise vanno a esaurirsi perché la bonaccia della pace ha generato un calo dei prezzi alle stazioni di servizio”, aveva spiegato il titolare del Mef.

Secondo il governo, il progressivo arretramento dei prezzi internazionali e dei valori alla pompa aveva quindi fatto venir meno le condizioni di emergenza che avevano giustificato l’intervento. Anche le raccomandazioni europee spingono verso misure più mirate e temporanee, evitando sussidi generalizzati sui combustibili fossili.
Chi rischia di pagare di più
L’impatto maggiore riguarderà chi percorre molti chilometri, i pendolari che non dispongono di alternative all’automobile e le famiglie con più veicoli. Per chi effettua due pieni da 50 litri al mese, la fine dello sconto può significare una maggiore spesa di circa 73 euro in un anno, a parità di prezzi industriali del carburante.
Particolarmente esposti restano gli automobilisti diesel e chi viaggia in autostrada, dove il gasolio ha già superato i due euro. Il rincaro interessa inoltre autotrasportatori e imprese che utilizzano mezzi commerciali, anche se per alcune categorie sono stati previsti crediti d’imposta e interventi specifici separati dallo sconto generalizzato alla pompa.
Non tutti i distributori aumenteranno allo stesso modo
Il ritorno dell’accisa non significa necessariamente che ogni impianto aumenterà immediatamente il prezzo di esattamente 6,1 centesimi. Le tariffe finali dipendono anche dal costo del prodotto raffinato, dalle scorte acquistate in precedenza, dai margini dei gestori e dalla concorrenza locale.
Per l’automobilista diventa quindi ancora più importante confrontare i prezzi, preferire quando possibile il self service ed evitare i distributori autostradali, dove il divario rispetto alla rete ordinaria può superare i dieci centesimi al litro.