E’ uno scenario drammatico per l’Unione Europea quello delineato dal Fondo Monetario Internazionale nel “World Economic Outlook” di aprile 2026, che ha “misurato” la crisi energetica del blocco di Hormuz dovuta alla guerra in Medio Oriente (anche se dai recentissimi sviluppi sembra che la situazione possa aver trovato un punto di svolta).
“Con i prezzi attuali, la famiglia media dell’Ue perderebbe circa 375 euro nel 2026, pari allo 0,7% del consumo medio, a causa di tutti gli aumenti di prezzo – ha dichiarato all’Eurogruppo Oya Celasun, vicedirettore per l’Europa del FMI – Secondo lo scenario ‘grave’ del Weo del Fmi di aprile 2026, la perdita media salirebbe a 1.750 euro“.
La situazione diventa poi ancora più critica se si va a guardare al contesto dell’Italia. Le stime del Fondo, infatti, riferiscono che, con gli attuali prezzi dell’energia, le famiglie della nostra Penisola rischiano di pagare 450 euro in più sul 2026. Tuttavia, se lo scenario bellico dovesse continuare, i costi potrebbero salire ancora di più, toccando picchi di 2.270 euro.
“Secondo lo scenario di base, la crescita nell’Eurozona dovrebbe rallentare all’1,1% nel 2026 e all’1,2% nel 2027, con un’inflazione in aumento di 0,7 punti percentuali al 2,6% nel 2026 e in calo al 2,2% nel 2027 – ha scritto il FMI nel suo outlook sull’UE e il caro energia – Nello scenario ‘grave’ al ribasso di aprile, l’area euro potrebbe avvicinarsi alla recessione“.
Nel tentativo di aprire un nuovo confronto con Bruxelles sul fronte energetico, il governo italiano, attraverso la figura di Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia presente all’Eurogruppo e all’Ecofin del 4 e 5 maggio 2026, ha chiesto che le eventuali spese straordinarie sostenute dagli Stati per contrastare il caro energia possano beneficiare della stessa flessibilità concessa alle spese per il riarmo. Ma la risposta dell’UE è stata negativa.
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"Deroghe al Patto di Stabilità solo per circostanze straordinarie"
La visione del Fondo è però alquanto pessimista, proprio perché "i mercati lo stanno diventando" sui prezzi dell'energia, avvicinandosi allo "scenario avverso". Più che il gas, i cui prezzi restano contenuti rispetto al passato, a preoccupare è l'andamento del petrolio, che si sta muovendo verso traiettorie vicine allo scenario grave.
Infatti, lo shock attuale del greggio ha fatto risalire i rendimenti, facendo ampliare gli spread dei titoli di Stato:
"Le valutazioni azionarie in alcuni settori sono elevate e un aumento degli spread sui titoli di Stato potrebbe ripercuotersi sul settore privato, danneggiando la qualità del credito".
Ciò comporta limitazioni agli investimenti e quindi alla crescita.
Helge Berger e Oya Celasun, vicedirettori del dipartimento europeo dell’FMI, hanno però evidenziato come deroghe al Patto di Stabilità siano pensate solo per "circostanze straordinarie", anche se ora "non sembriamo trovarci in uno scenario del genere".
"Esistono modi per rispondere allo shock che stiamo vivendo in modo contenuto e prudente. Se il sostegno è mirato a chi ne ha bisogno, non costerà tanto e sarà più facile per i governi compensarlo all’interno dei bilanci esistenti" hanno detto i rappresentanti del Fondo.
In questo senso si fa riferimento a un bilancio europeo più ampio e orientato alla fornitura di beni pubblici comuni, cosa che può rafforzare la capacità dell’UE di affrontare le crisi e sostenere le economie.
"Tagliare le accise distorce i prezzi dell'energia"
Il Fondo Monetario Internazionale lancia infine un'avvertenza riguardo ai tagli di accise e imposte sull'energia che i governi, compreso il nostro, stanno attuando per rispondere alla crisi dell'aumento dei prezzi.
"I governi europei stanno comprensibilmente agendo per fornire un rapido sollievo alle famiglie e alle imprese in difficoltà. Le misure annunciate sono per lo più basate sulla tassazione, con circa tre quarti dei paesi europei che implementano adeguamenti delle accise sui carburanti. Le misure tendono ad essere temporanee e costano molto meno di quelle implementate dopo l’invasione russa dell’Ucraina, ma troppe stanno distorcendo i prezzi di mercato dell’energia".
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Ecco perché il FMI esorta a "interventi mirati e temporanei che preservino i segnali di prezzo" e al "coordinamento" tra i Paesi.
"Le politiche che sopprimono il segnale del prezzo dell’energia sono altamente problematiche, poiché riducono l’incentivo a diminuire il consumo di energia, migliorare l’efficienza e investire in alternative. Ciò rallenta il necessario adeguamento a un’offerta limitata. L’Europa può fare di meglio".