Il governo italiano tenta di aprire un nuovo confronto con Bruxelles sul fronte energetico. Tra l’Eurogruppo del 4 maggio e l’Ecofin del 5 maggio a Bruxelles, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha chiesto che le eventuali spese straordinarie sostenute dagli Stati per contrastare il caro energia possano beneficiare della stessa flessibilità già concessa dall’Unione europea alle spese per il riarmo.
“L’Italia oggi è un paese appetibile per i grandi investitori internazionali, quello che serve è rafforzare l’offerta di veicoli domestici capaci di mobilitare capitale paziente italiano”: un passaggio dell’intervento del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, al Salone del… pic.twitter.com/uMi31lrcsv
— Class CNBC (@classcnbc) May 5, 2026
La proposta italiana arriva nel pieno delle tensioni in Medio Oriente e mentre cresce la preoccupazione per un possibile rialzo dei prezzi di gas e petrolio legato alla crisi nello Stretto di Hormuz. Secondo Roma, un nuovo shock energetico rischierebbe di colpire duramente industria, trasporti e famiglie europee, proprio mentre l’economia del continente sta ancora cercando di consolidare la ripresa.
Ma la risposta di Bruxelles è stata negativa.
La richiesta italiana: “Energia strategica come la difesa”
Il cuore della proposta avanzata da Giorgetti riguarda il modo in cui Bruxelles calcola il deficit pubblico degli Stati membri.
Oggi, qualsiasi misura adottata dai governi per contenere il costo dell’energia — dagli aiuti alle imprese energivore fino ai sostegni alle famiglie contro il caro bollette — viene normalmente contabilizzata all’interno del deficit e quindi sottoposta ai vincoli del Patto di stabilità.
L’Italia ha invece chiesto di applicare all’energia una logica simile a quella già utilizzata per la difesa nell’ambito del piano europeo di riarmo “ReArm Europe”, poi ribattezzato “Readiness 2030”. In quel caso, Bruxelles ha previsto margini di flessibilità che consentono agli Stati membri di aumentare temporaneamente la spesa militare senza subire immediatamente gli effetti più rigidi delle regole europee sui conti pubblici.
Per Giorgetti, anche la sicurezza energetica deve ormai essere considerata una priorità strategica europea. Il ministro teme infatti che un’escalation della crisi mediorientale possa provocare una nuova fiammata dei prezzi energetici simile a quella vissuta dall’Europa nel 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina.
Tra Eurogruppo ed Ecofin
La discussione si è aperta politicamente durante l’Eurogruppo del 4 maggio, il vertice informale dei ministri economici dell’Eurozona. È lì che Giorgetti ha sollevato il tema davanti ai colleghi europei e al commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis, chiedendo di valutare strumenti straordinari per proteggere economia e industria europea dal rischio di nuovi rincari energetici.

Il giorno successivo, martedì 5 maggio, il confronto è proseguito durante l’Ecofin, il Consiglio formale dei ministri economici e finanziari dei 27 Paesi dell’Unione europea. Pur non essendo il tema centrale dell’agenda ufficiale, la questione energia ha dominato molti colloqui politici a margine del vertice, soprattutto alla luce della crescente instabilità geopolitica nel Golfo Persico.
Nel corso delle riunioni, Giorgetti ha insistito sul fatto che l’Europa non possa permettersi di aspettare un nuovo shock energetico prima di intervenire. Il ministro ha anche rilanciato il tema degli extraprofitti energetici, sostenendo la necessità di valutare strumenti europei per affrontare eventuali nuove emergenze sui mercati di gas e petrolio.
Bruxelles frena: “Meglio misure temporanee e mirate”
La risposta della Commissione europea è stata però negativa. Dombrovskis ha chiarito che Bruxelles non intende, almeno per il momento, estendere all’energia le deroghe previste per il riarmo. Secondo la Commissione, gli Stati possono intervenire contro il caro energia, ma soltanto attraverso misure temporanee e mirate, evitando nuove espansioni generalizzate del deficit pubblico.
Per Bruxelles, aprire nuove maglie del Patto di stabilità rappresenterebbe un rischio sia finanziario sia politico. La Commissione teme infatti che deroghe troppo ampie possano aumentare ulteriormente il debito pubblico europeo e creare precedenti difficili da limitare in futuro.

C’è poi anche il timore che aiuti troppo estesi possano alimentare nuovamente l’inflazione. Secondo la linea europea, le misure adottate durante la crisi energetica del 2022 — come tagli generalizzati delle accise o sconti diffusi sui carburanti — hanno avuto costi molto elevati per i bilanci pubblici senza essere realmente selettive.
Per questo Bruxelles continua a preferire interventi limitati e concentrati soprattutto sulle famiglie più vulnerabili e sui comparti industriali maggiormente esposti ai rincari energetici.
Il nodo politico resta aperto
La posizione italiana mette però in evidenza una questione sempre più centrale nel dibattito europeo: per Roma, la sicurezza energetica è ormai parte integrante della sicurezza economica e industriale europea. Per Bruxelles, invece, la flessibilità concessa al riarmo resta una misura eccezionale e specifica, non automaticamente estendibile ad altri settori.
Per il momento, quindi, la Commissione europea non sembra intenzionata a modificare il nuovo Patto di stabilità per consentire agli Stati membri di finanziare con maggiore libertà eventuali nuovi interventi contro il caro energia.