La vittoria della Spagna ai Mondiali non sarà ricordata soltanto per il gol decisivo e il trionfo sul campo, ma anche per una delle immagini più emblematiche della finale di New York. Sul palco, davanti a Donald Trump chiamato a consegnare il trofeo, alcuni protagonisti della nazionale spagnola hanno mostrato un evidente distacco: nessun entusiasmo di circostanza, sorrisi trattenuti e strette di mano ridotte al minimo.
Finale dei Mondiali, Infantino e Trump in pole position
Si è chiuso con la vittoria per la Spagna ai tempi supplementari contro l’Argentina nella serata di ieri, domenica 19 luglio 2026, un Mondiale di calcio tanto calorosamente seguito quanto aspramente criticato; un Mondiale segnato da avvincenti incontri sul campo e gigantesche polemiche.
La più grande che ha generato un vero e proprio scandalo è naturalmente quella inerente al caso Balogun, il calciatore degli Usa espulso per un fallo e poi riammesso dalla FIFA e dal suo presidente Gianni Infantino dopo che l’amico Donald Trump gli ha telefonato per chiedere spiegazioni e fare pressioni perché sospendessero la squalifica.
I due avevano un posto in pole position ed erano seduti vicini alla finale di New York – città di Trump ma da roccaforte dei democratici – e sempre insieme hanno consegnato la coppa ai campioni del mondo.

Accolti tra i fischi del pubblico
Alla luce dello scandalo, però, il pubblico presente nello stadio li ha accolti con una impressionante quantità di fischi. Il tycoon ha tentato di ignorarli, ma si percepiva negli sguardi rivolti a Infantino un certo fastidio.
Alla forte contestazione, arricchita dai cori di buu, Trump ha reagito con un saluto rivolto agli spalti, mentre il capo della FIFA ha cercato invano di invitare gli spettatori ad applaudire.
Secondo i giornalisti presenti, il livello del rumore nello stadio è aumentato sensibilmente al momento dell’ingresso di Trump, passando da 78 a 84 decibel. Questa è la portata di decine di migliaia di persone che hanno alzato la voce contro i potenti.
Disagio per i calciatori spagnoli premiati da Trump
La stessa cosa hanno fatto certi calciatori della Spagna che hanno manifestato un evidente disagio nell’essere premiati da Donald Trump che probabilmente per ripicca non si è volutamente allontanato durante i festeggiamenti della squadra con l’intenzione di comparire nelle foto. Soltanto dopo che Infantino ha insistito si è spostato.
Tra di loro Lamine Yamal che ha mantenuto un atteggiamento glaciale. Quando Trump gli ha teso la mano, il giovane fuoriclasse del Barcellona ha avuto un attimo di esitazione prima di completare il saluto previsto dal protocollo, ricevendo la medaglia con lo sguardo basso e senza sorridere.
Nonostante abbia meno di vent’anni, Yamal non ha temuto di inimicarsi uno degli uomini più potenti del mondo. Del resto, durante i festeggiamenti per la Liga conquistata dal Barcellona, aveva esibito la bandiera della Palestina e ha condannato pubblicamente episodi di razzismo e islamofobia, prendendo posizione contro i cori discriminatori rivolti ai musulmani.
o Lamine Yamal nem aí pro Trump kkkkkkkkkkkkkkk pic.twitter.com/4AL2ctMlSi
— Matheus (@matheuscaseca) July 19, 2026
Anche Borja Iglesias, da anni tra i calciatori più attivi su temi come i diritti della comunità LGBTQ+, l’antirazzismo e l’antifascismo ha trasformato un gesto di protocollo in una presa di distanza evidente.
Davanti all’inquilino della Casa Bianca ha ricambiato la stretta di mano in modo rapido, senza incrociarne lo sguardo e senza concedere il consueto sorriso di circostanza. Un saluto ridotto al minimo indispensabile. Pochi istanti dopo, l’atteggiamento è cambiato con la presidente messicana Claudia Sheinbaum, accolta invece con un’espressione cordiale.
Borja Iglesias didn’t even look at Trump during the medal ceremony.
He’s truly one of a kind. pic.twitter.com/9z2K72kZAd
— Leyla Hamed (@leylahamed) July 19, 2026
Pure Iglesias si è schierato più volte per la Palestina e contro Gaza ridotta a macerie.
La donazione a Gaza della squadra norvegese
Non sono stati soltanto i calciatori della Spagna a lanciare, simbolicamente, un messaggio contrario a Donald Trump e alle sue posizioni politiche su Gaza. Anche la Norvegia ha scelto il calcio per compiere un gesto dal forte valore simbolico.
La Federazione calcistica norvegese ha infatti confermato di aver devoluto l’intero ricavato della partita di qualificazione ai Mondiali 2026 contro Israele, disputata a Oslo l’11 ottobre 2025 e vinta 5-0 dai padroni di casa, ai Medici Senza Frontiere impegnata nelle operazioni di emergenza nella Striscia di Gaza.
Il totale ha superato i 400mila euro destinati agli aiuti umanitari per Gaza. Un gesto che rappresenta anche uno schiaffo simbolico alle politiche sostenute da Trump e dal governo Netanyahu.
L’ostilità del Belgio dopo lo scandalo
L’insofferenza del calcio nei confronti del tycoon, dunque, va ben oltre il caso Balogun, che ha acceso ulteriormente le polemiche. A riportare tutto in equilibrio sul campo ci ha pensato il calcio.
Prima il Belgio, che ha eliminato gli Stati Uniti agli ottavi di finale dei Mondiali: dopo il gol di Romelu Lukaku, i giocatori hanno imitato il celebre balletto sulle note di YMCA che Trump era solito eseguire durante i suoi comizi elettorali, mentre sui social è comparsa la provocatoria scritta “Overturn this” (“Ribaltate questo”), evidente riferimento alla vicenda Balogun.
Anche il quotidiano belga Le Soir ha celebrato il successo con la prima pagina intitolata “Pronto, Donald?”.
La Spagna di Sanchez premiata da Trump
Poi è arrivato il trionfo della Spagna nella finale del Mondiale, proprio davanti a Donald Trump, chiamato insieme a Gianni Infantino a consegnare il trofeo al capitano Rodri.
La consegna del trofeo e il rifiuto di Trump di allontanarsi:
Rodri waiting for trump to leave sksksksskssks 😭😭😭 pic.twitter.com/VKfIOQzLTa
— 🕊️ (@MagicalXavi) July 19, 2026
Un’immagine altamente simbolica: il presidente americano, che negli ultimi due anni ha criticato duramente il governo di Pedro Sánchez per la spesa militare e per la politica estera, si è ritrovato a premiare proprio la nazionale del Paese guidato dal suo principale avversario europeo.
Sánchez, presente in tribuna insieme a re Felipe e alla regina Letizia, ha potuto festeggiare una vittoria dal valore anche politico, davanti a Trump, a Infantino e anche al presidente argentino Javier Milei, alleato del presidente americano.
Al di là delle polemiche e delle tensioni internazionali, nonostante la corruzione, lo sport riesce ancora, almeno simbolicamente, a rimettere tutto in equilibrio.