La svolta è arrivata nella serata di mercoledì 21 ottobre 2026: prima la sospensione della mobilitazione in Calabria, poi l’accordo in Prefettura a Catania che ha portato alla rimozione dei principali blocchi in Sicilia. I due passi indietro sono maturati mentre il governo irrigidiva la propria risposta ai presidi stradali, affiancando agli aiuti economici controlli, denunce e scorte ai camionisti intenzionati a continuare a lavorare.
Da una parte il dialogo e la promessa di nuovi fondi, dall’altra l’intervento delle forze dell’ordine per ripristinare la circolazione delle merci. È la doppia strategia adottata dal governo per affrontare la protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio, che da quasi una settimana sta mettendo in difficoltà soprattutto il Mezzogiorno.
I primi risultati si vedono in Sicilia e Calabria, dove le principali organizzazioni promotrici hanno annunciato la sospensione dei blocchi. Ma il ritorno alla normalità non è immediato: restano presidi in alcune località, mentre in Campania e Puglia i problemi per imprese, distribuzione alimentare e trasporti continuano.
La stretta del Viminale: 1.339 identificati e 71 denunciati
L’esecutivo ha deciso di intervenire contro le occupazioni stradali considerate illegali, distinguendo il diritto di protestare dall’impedimento della libera circolazione. Il bilancio diffuso dal ministero dell’Interno il 21 ottobre parla di 1.339 persone identificate, 71 denunciate e 242 sanzionate amministrativamente. Sono stati inoltre predisposti servizi di accompagnamento per i mezzi pesanti che devono effettuare consegne, con circa 500 camion scortati nella sola Campania.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha riunito prefetti e questori delle province coinvolte, chiedendo particolare attenzione anche al rischio di possibili infiltrazioni criminali nei presidi. Palazzo Chigi ha ribadito che le rivendicazioni economiche degli operatori devono essere ascoltate, ma che non possono tradursi nell’impossibilità per altri lavoratori e imprese di svolgere la propria attività.
Sicilia, accordo in Prefettura. Calabria: “Pronti a marciare su Roma”
In Sicilia la situazione si è sbloccata dopo un incontro nella serata del 21 ottobre nella Prefettura di Catania. L’Associazione imprese autotrasportatori siciliani (Aias), che continuava a presidiare alcuni collegamenti autostradali e portuali, ha accettato di interrompere la mobilitazione dopo aver ricevuto garanzie sulla partecipazione ai prossimi tavoli nazionali. Il presidente Giuseppe Richichi ha spiegato che la decisione nasce dalle rassicurazioni ottenute sul coinvolgimento dell’associazione nel confronto con il governo.
Anche in Calabria Fedralog, che aveva proclamato il fermo regionale, ha annunciato la sospensione dell’astensione dal lavoro. La scelta non equivale però a una rinuncia alle rivendicazioni: l’organizzazione attende risposte concrete dall’incontro fissato per il 27 ottobre con il ministro Matteo Salvini e ha prospettato, in caso contrario, una manifestazione nazionale con i camion diretti verso Roma.
La revoca annunciata dalle associazioni non garantisce che tutti i presidi autonomi siano stati smobilitati. Nella mattinata del 22 ottobre, per esempio, alcuni autotrasportatori a Gela hanno confermato la volontà di proseguire la protesta.
Campania e Puglia ancora in difficoltà: l’allarme dei sindaci
Le maggiori criticità rimangono in Campania, dove i blocchi dei giorni precedenti hanno rallentato il traffico sull’A1 e sull’A30 e ostacolato il movimento dei camion nelle aree industriali e negli interporti di Nola e Maddaloni-Marcianise.
I sindaci di Napoli e Bari, Gaetano Manfredi e Vito Leccese, hanno segnalato difficoltà nella raccolta dei rifiuti e nei trasporti, chiedendo di anticipare il confronto tra governo e autotrasportatori. Anche il mondo produttivo lancia l’allarme. Le associazioni industriali di Campania e Puglia denunciano il rischio di fermate aziendali provocate dall’impossibilità di ricevere materie prime o spedire prodotti finiti.
Supermercati e carburanti: i disagi continuano
La protesta ha inciso sulla vita quotidiana dei cittadini. Nei giorni scorsi, in diverse località del Sud, sono stati documentati scaffali vuoti nei supermercati, soprattutto nei reparti di frutta, verdura e prodotti freschi. Problemi anche per i rifornimenti di carburante, con difficoltà segnalate presso distributori, aziende di trasporto pubblico e aeroporti.
A Napoli e Salerno, secondo quanto comunicato il 22 ottobre da Gesac, la disponibilità di carburante per gli aerei è limitata. La società di gestione aeroportuale ha chiesto l’intervento della Prefettura per consentire ai mezzi di rifornimento di raggiungere i depositi. I piloti sono stati invitati, attraverso un avviso aeronautico, a imbarcare carburante sufficiente negli aeroporti di partenza, riducendo la necessità di fare rifornimento negli scali campani.
Salvini promette oltre un miliardo, oggi il decreto del governo
Sul fronte economico, il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha annunciato, dopo gli incontri del 20 ottobre, l’avvio dello sblocco di 480 milioni di euro destinati alle imprese dell’autotrasporto.
L’obiettivo dichiarato è arrivare a rendere disponibili oltre un miliardo di euro di risorse, valutando anche ulteriori stanziamenti. Una parte delle somme riguarda però misure già previste, la cui erogazione era rimasta bloccata: proprio questo aspetto ha alimentato l’insoddisfazione di alcuni gruppi di autotrasportatori autonomi. Per giovedì 22 ottobre è previsto un Consiglio dei ministri dedicato a nuovi interventi per il settore e a misure di sostegno all’agricoltura.
Il nodo del gasolio a 2,30 euro al litro
La ragione principale della protesta resta l’aumento del costo del carburante, che incide direttamente sui bilanci delle aziende di autotrasporto. Secondo i dati dell’Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del Made in Italy, il 22 ottobre il gasolio self-service ha raggiunto una media di 2,260 euro al litro sulla rete stradale nazionale e 2,300 euro in autostrada.
Gli aiuti straordinari possono offrire liquidità alle imprese, ma le associazioni chiedono soluzioni più stabili per contenere l’impatto del carburante sui costi del servizio. Il prossimo confronto con il governo è fissato per martedì 27 ottobre.