Sulla nuova legge elettorale siamo ormai agli sgoccioli. Oggi, mercoledì 7 ottobre 2026, nell’aula della Camera, dopo l’approvazione ai primi due articoli, si svolgerà l’ultimo voto di fiducia sugli articoli 3 (modifica dal punto di vista territoriale i collegi di Merano, Bressanone e Bolzano) e 8 (estensione ai caregiver del voto fuorisede).
La “questione di fiducia” rappresenta uno strumento strategico in mano all’Esecutivo. Durante l’esame di un disegno di legge particolarmente importante, il Governo può dichiarare che l’approvazione di un determinato articolo o provvedimento è fondamentale per la sopravvivenza del Governo stesso.
Ciò quindi provoca la blindatura del testo del Ddl (decadono emendamenti e modifiche proposte dalle opposizioni o dai dissidenti). Le forze di opposizione, in tal senso, data l’importanza della riforma, ritengono che il meccanismo del voto di fiducia sia stato una “forzatura“, una “mancanza di confronto” che abbia dato metaforicamente uno “schiaffo al Parlamento“.
Ma la vera giornata clou sullo “Stabilicum” sarà quella di domani, giovedì 8 ottobre 2026, quando alla Camera si terrà il voto finale a scrutinio segreto. Tecnicamente nell’ambito della “fiducia” il voto è palese, ma considerando che si tratta di una legge che modifica il sistema elettorale, il regolamento di Montecitorio prevede che il voto finale sia segreto, a tutela della libertà del singolo parlamentare.
La maggioranza, in questi giorni presente quasi totalmente nei banchi della Camera, guarda con ottimismo al voto finale sulla legge elettorale, salvo ribaltoni imprevisti. Anche le opposizioni stanno mettendo in conto che la riforma venga approvata.
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Il video di Meloni del 2017: "Voto di fiducia scandaloso sulla legge elettorale"
Nel frattempo, sui social media ha cominciato a girare un video, lanciato anche durante la puntata di "8 e Mezzo" su LA7 di martedì 6 ottobre 2026, che mostra un'intervista di Giorgia Meloni del 2017 nella quale l'attuale Premier, ai tempi all'opposizione, definiva "scandaloso" il voto di fiducia sulla legge elettorale.
#Leggeelettorale
Come dice Travaglio, il #Meloni è ormai tristemente prevedibile.
Vai a sentire cosa prometteva di fare e saprai per certo, cosa non farà. https://t.co/LgDMSJCBf6— Alessandra (@A_l_e_ssandra) October 6, 2026
"Approvare con il voto di fiducia, quindi impedendo al Parlamento di discutere un legge elettorale che impedirà ai cittadini di scegliere il proprio Governo e i propri rappresentanti sarebbe semplicemente scandaloso - aveva affermato Meloni durante un punto stampa alla Camera - La domanda che Fratelli d'Italia ha è ma il Presidente Mattarella dov'è? Ci appelliamo a Mattarella in caso di utilizzo del voto di fiducia perché pensiamo che le regole del gioco non possano essere decise con la fiducia. Se questi partiti non hanno neanche i voti dei loro parlamentari e devono mettere il voto di fiducia perché non si fidano di come voteranno i loro parlamentari, poi vogliono i voti degli italiani?".
Il confronto con il passato mette in evidenza un cambio di posizione di Meloni: nove anni fa, all'opposizione, si espresse contro il ricorso al voto di fiducia sulla riforma della legge elettorale, mentre oggi il governo da lei guidato ha scelto di utilizzare il medesimo strumento. Va però ricordato che anche le forze dell'attuale opposizione, quando erano al governo e disponevano della maggioranza, hanno fatto ricorso in diverse occasioni al voto di fiducia su provvedimenti di rilievo.
Il dibattito di oggi si concentra dunque non solo sul merito della riforma, ma anche sull'uso di uno strumento parlamentare che, nel tempo, è stato adottato da maggioranze di diverso colore politico.
Nella stessa intervista del 2017, inoltre, Meloni ha aggiunto:
"Mi pareva che fossimo tutti d'accordo sul fatto che le liste bloccate fanno schifo e invece ci stanno facendo una legge con le liste bloccate".
Sotto questo punto di vista, tuttavia, la legge elettorale che vuole introdurre la Premier prevede il ritorno delle preferenze, cioè la possibilità per gli elettori di indicare direttamente uno o più candidati, anche se resterà un capolista bloccato, cioè un candidato scelto dal partito che entrerà automaticamente in Parlamento se la lista ottiene un seggio.