La riforma della nuova legge elettorale è stata approvata dalla Camera giovedì 16 luglio 2026 poco dopo le 11.30. Il provvedimento ha ottenuto 217 voti favorevoli, 152 contrari e 2 astensioni. Il voto si è svolto a scrutinio segreto e ora il testo passa all’esame del Senato, dove si capirà se arriveranno modifiche o conferme rispetto alla versione approvata a Montecitorio.
L’approvazione arriva al termine di due giornate di lavori particolarmente intense, segnate da votazioni segrete, tensioni tra maggioranza e opposizioni e dalla bocciatura dell’emendamento presentato da FdI, Noi Moderati e Udc sulle preferenze a causa dei franchi tiratori.
Legge elettorale approvata alla Camera
L’esame del provvedimento si è concluso mercoledì 15 luglio dopo lunghe sedute caratterizzate da un clima acceso in aula. Tra gli episodi più discussi c’è stata la bocciatura dell’emendamento sulle preferenze, arrivata anche per effetto di alcuni franchi tiratori all’interno della maggioranza.
La discussione parlamentare è stata accompagnata dalle proteste delle opposizioni, dall’espulsione di un deputato dall’emiciclo e dal caso dei video registrati durante lo scrutinio segreto, finito all’attenzione dei Questori della Camera.
Tra gli ultimi passaggi approvati anche un emendamento condiviso all’unanimità che introduce la possibilità di voto per gli elettori fuorisede.
Il nodo del Senato e le possibili modifiche
Ora l’attenzione si sposta a Palazzo Madama. Resta da capire se il Senato confermerà la bocciatura dell’emendamento sulle preferenze oppure se proverà a intervenire sul testo con nuove modifiche.
Nei giorni scorsi anche il presidente del Senato Ignazio La Russa aveva ipotizzato la possibilità di cambiamenti durante il passaggio parlamentare successivo, lasciando aperto uno scenario di ulteriore confronto politico.
Schlein attacca Meloni: “Ha tradito gli italiani”
Prima del voto finale, la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha duramente criticato la maggioranza e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante il suo intervento alla Camera.
“Quanta ipocrisia oggi in quest’aula da chi ha sfiduciato la presidente del Consiglio con un voto segreto solo tre giorni fa”, ha dichiarato Schlein, accusando il centrodestra di concentrare le proprie priorità sulla riforma elettorale invece che su temi economici e sociali.
La leader dem ha citato salari, costo della vita, condizioni dei lavoratori, sicurezza sul lavoro e crisi climatica, sostenendo che il governo ha trascurato queste emergenze.
Schlein ha poi attaccato direttamente Meloni sul tema delle preferenze: per la segretaria del Pd, la premier “non ci ha messo la faccia” dopo la bocciatura dell’emendamento e non sarebbe intervenuta personalmente in Parlamento.
Conte: “Una legge vergognosa”
Anche il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha criticato duramente il provvedimento, definendolo una riforma destinata a modificare gli equilibri istituzionali.
“È una legge truffa nella truffa”, ha affermato Conte, contestando l’emendamento sulle preferenze e sostenendo che non garantirebbe una reale scelta degli elettori.
Secondo il leader pentastellato, il testo non risolverebbe nemmeno il tema della rappresentanza femminile e introdurrebbe un sistema in grado di rafforzare eccessivamente il ruolo del premier.
Anche Conte ha accusato Meloni di non essersi presentata in aula dopo la sconfitta sull’emendamento delle preferenze e ha annunciato che la battaglia delle opposizioni proseguirà anche nelle prossime fasi dell’iter parlamentare.
Donzelli difende la riforma: “Garantirà maggiore stabilità”
Dalla maggioranza è arrivata la difesa della riforma attraverso le parole di Giovanni Donzelli, esponente di Fratelli d’Italia.
“Oggi la stabilità sembra un dato acquisito, ma non era così qualche anno fa. Non torneremo alle maggioranze che hanno in questo parlamento una stabilità inferiore alle coppie di Temptation Island, non torneremo ai traspughi che ricattano i governi con una manciata di parlamentari”, ha dichiarato.
Centrodestra compatto dopo il caso preferenze
In vista del voto finale alla Camera, la maggioranza ha rafforzato il presidio dell’aula di Montecitorio per evitare nuovi incidenti parlamentari dopo la battuta d’arresto sull’emendamento relativo alle preferenze.
Il centrodestra ha quindi cercato di mantenere compattezza durante lo scrutinio segreto, riuscendo alla fine ad approvare il provvedimento con un margine sufficiente.
La partita però non è ancora conclusa: il prossimo passaggio al Senato potrebbe riaprire il confronto politico sulla legge elettorale.