Governo in affanno

Meloni cerca fino a 50 franchi tiratori nella maggioranza, Lollobrigida: “Adesso li scopro”

La premier punta il dito contro gli alleati di Lega e Forza Italia, gli azzurri: "Gli amici di Fratelli d'Italia dovrebbero guardarsi al loro interno"

Meloni cerca fino a 50 franchi tiratori nella maggioranza, Lollobrigida: “Adesso li scopro”

La maggioranza va sotto alla Camera sulla legge elettorale e nel centrodestra si apre immediatamente la caccia ai franchi tiratori. Lo scrutinio segreto, richiesto dalle opposizioni, ha fatto esplodere i sospetti all’interno della coalizione di governo, dando il via a un vero e proprio giallo parlamentare che tiene banco da due giorni a Montecitorio.

Il giallo dei franchi tiratori, si cercano 50 dissidenti

Il voto, avvenuto nella serata di martedì 14 luglio 2026, rappresenta una delle battute d’arresto più significative per il governo in questa legislatura. La sconfitta è maturata per un solo voto e ha immediatamente acceso i riflettori sulla possibile presenza di parlamentari della maggioranza che avrebbero deciso di non seguire la linea dei rispettivi partiti.

L’attenzione della premier Giorgia Meloni si è così concentrata sull’individuazione dei cosiddetti franchi tiratori, ossia quei deputati di centro-destra che, approfittando del voto segreto, avrebbero votato contro l’emendamento.

Secondo il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, i franchi tiratori sarebbero compresi tra 20 e 25. Circolano però stime ben più elevate. Considerando che i sette deputati di Italia Viva hanno votato a favore dell’emendamento, alcuni calcoli portano il numero dei voti mancanti fino a circa 50, alimentando ulteriormente il clima di sospetto.

Lollobrigida promette: “Adesso li scopro”

Subito dopo la bocciatura dell’emendamento, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha lasciato l’Aula con una dichiarazione riportata dal Corriere della Sera.

“Adesso vado a scoprire chi sono i franchi tiratori, ci sentiamo dopo”, avrebbe affermato – salvo poi dichiarare di non averlo realmente detto – trasformandosi in un segugio incaricato di individuare i responsabili della sconfitta parlamentare.

Francesco Lollobrigida, ministro all’Agricoltura

Il giorno successivo al voto, mentre il centrosinistra festeggiava con abbracci e strette di mano, nei gruppi parlamentari della maggioranza prevalevano riunioni riservate e confronti tesi per ricostruire chi avesse fatto mancare i voti decisivi.

I sospetti tra Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega

Dentro Fratelli d’Italia molti dirigenti hanno iniziato a guardare con sospetto agli alleati, in particolare ai deputati di Forza Italia e della Lega.

Tra gli azzurri franchi tiratori, le ricostruzioni giornalistiche hanno riportato il nome di Marta Fascina, ultima compagna di Berlusconi ritenuta vicina a Marina. La deputata, però, ha preferito non alimentare le polemiche: “Non voglio commentare, è inutile”.

Anche nella Lega sono finiti sotto osservazione alcuni esponenti, tra cui il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il sottosegretario Federico Freni e la viceministra Vannia Gava, indicata tra i presenti che non avrebbero partecipato al voto.

Tra le valutazioni interne viene inoltre ricordato che quattro voti sarebbero mancati anche per l’assenza di Fabio Rampelli, impegnato a presiedere la seduta in sostituzione di Lorenzo Fontana.

Forza Italia respinge le accuse

Da Forza Italia le accuse vengono però respinte con decisione.

“Per la prima volta ieri eravamo presenti al 98% in Aula”, osserva un deputato azzurro, sottolineando l’elevata partecipazione del gruppo.

Ancora più esplicito, mantenendo l’anonimato, un altro parlamentare forzista.

Gli amici di Fratelli d’Italia dovrebbero guardarsi al loro interno. Molti di noi hanno ricevuto messaggi di deputati del loro gruppo che assicuravano di non voler votare l’emendamento sulle preferenze”.

Parole che confermano come il clima tra gli alleati sia ormai caratterizzato da diffidenza reciproca e accuse incrociate.

Rita Dalla Chiesa: “Non sono un soldatino”

Tra i nomi finiti nel dibattito figura anche quello di Rita Dalla Chiesa. Interpellata sul possibile coinvolgimento tra i franchi tiratori, la deputata di Forza Italia non ha rivelato come abbia votato, limitandosi a ricordare che “il voto è privato”.

Ha però rivendicato con forza la propria autonomia politica: “Nonostante che io venga da una caserma non sono abituata a fare il soldatino. Non mi piace farmi dire cosa devo fare”.

Rita Dalla Chiesa

Una dichiarazione che non rappresenta un’ammissione sul voto espresso, ma riafferma il diritto di ogni parlamentare a decidere secondo coscienza.

Un voto che apre una crepa nella maggioranza

Al di là dell’identità dei possibili franchi tiratori, la vicenda mette in evidenza una fragilità politica destinata ad avere conseguenze nei prossimi mesi.

Il ricorso al voto segreto ha mostrato come la disciplina parlamentare del centrodestra non sia più così compatta e come, su temi particolarmente delicati come la legge elettorale, possano emergere divisioni capaci di mettere in difficoltà il governo.

La ricerca dei responsabili continua, ma il vero dato politico resta la crepa emersa all’interno della maggioranza.