Salvini non commenta

Inchiesta corruzione ponte sullo Stretto, il meccanismo di rapporti tra indagati su cui vuole far luce la Procura di Roma

Si ipotizza un presunto passaggio di informazioni riservate, in cambio di incarichi ben remunerati, ai tempi della delibera Cipess, che alla fine fu bocciata dalla Corte dei Conti

Inchiesta corruzione ponte sullo Stretto, il meccanismo di rapporti tra indagati su cui vuole far luce la Procura di Roma

Sono state alcune intercettazioni fatte dagli inquirenti della Procura di Roma a far partire l’indagine per corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio relativa al progetto di realizzazione del Ponte sullo Stretto tra Reggio Calabria e Messina.

In tre sono stati iscritti sul registro degli indagati:

  • Tommaso Miele, ex presidente aggiunto dalla Corte di Conti (in quiescenza dal febbraio scorso);
  • Giacomo Francesco Saccomanno, avvocato, già consigliere di amministrazione della società “Stretto di Messina Spa”;
  • Vincenzo Virgiglio, imprenditore

Nei loro confronti, i Carabinieri del Ros, delegati dalla Procura, hanno eseguito decreti di perquisizione a Roma e nelle province di Frosinone e Reggio Calabria, al fine di individuare elementi che comprovino le ipotesi di reato contestate.

Le indagini

“E’ una situazione in salita ora” e poi “L’importante è che tu dai comunque il report… che io sto sul pezzo… noi stiamo sul pezzo”.

Sono questi alcuni frammenti delle intercettazioni, riportate in un servizio del TG3, che Miele avrebbe riferito agli altri due indagati e che rappresenterebbero una prova del passaggio di informazioni riservate.

L’ipotesi della Procura di Roma è anche che in cambio l’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti avrebbe chiesto incarichi ben remunerati in vista del suo pensionamento, in particolare la presidenza dell’Antitrust.

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Ma nonostante quello che è ritenuto dagli inquirenti un tentativo di corruzione, il 29 ottobre 2025 la Corte dei Conti ha bocciato la delibera Cipess per la costruzione del ponte sullo Stretto.

Nelle loro indagini, gli investigatori hanno repertato anche la mancata partecipazione di Miele a un convegno organizzato sul tema il 30 ottobre 2025, giorno successivo al no alla delibera Cipess.

Sempre nelle intercettazioni, l'ex presidente aggiunto della Corte dei Conti si sarebbe giustificato con i co-indagati sostenendo di non voler spiegare pubblicamente "di non essere assolutamente allineato a questi defi****ti dei miei colleghi" e che, dall'altro lato, "i miei amici del governo, a cominciare da Salvini, si sarebbero aspettati una presa di distanza".

Nelle carte dell'inchiesta risulta anche che, il 2 ottobre 2026, Saccomanno e Virgiglio, almeno in un'occasione, avrebbero riferito informazioni ottenute da Miele a Pietro Ciucci, amministratore delegato di "Stretto di Messina Spa". Quest'ultimo, non indagato, ha dichiarato:

"La società è totalmente estranea ai fatti e pronta a collaborare".

Oltre a ciò, l'ipotesi investigativa contesta anche che “i due avrebbero tentato di avvicinare altri magistrati ritenuti utili agli interessi del gruppo per la realizzazione dell’opera infrastrutturale”.

Salvini e la Lega al momento non commentano

Al momento, da parte del ministro ai Trasporti e alle Infrastrutture Matteo Salvini, primo rappresentante a spingere per la realizzazione del ponte sullo Stretto, non è arrivato ancora nessun commento in merito all'inchiesta della Procura di Roma. Anche se non manifestata pubblicamente, la linea resta quella di proseguire lo stesso col progetto.

Nessuna dichiarazione anche dal suo partito, la Lega, e nemmeno dai suoi alleati di maggioranza (Fratelli d'Italia e Forza Italia), anche se, come riferito dal Fatto Quotidiano, sembra che non abbiano intenzione di difendere l'opera ancora a lungo, il cui iter normativo è già stato segnato da diversi ostacoli.

La reazione delle opposizioni

La notizia dell'inchiesta per corruzione riguardo al ponte sullo Stretto ha portato le opposizioni, da sempre contrarie al progetto, a chiedere che di fermare definitivamente i lavori.

"Questa inchiesta conferma non solo che il progetto era fallato e che c'è stata una forzatura contro la Corte dei Conti - ha dichiarato Giuseppe Conte del Movimento 5 Stelle - ma adesso si scopre anche l'ombra delle corruzione su questo progetto. L'ennesimo fallimento del governo Meloni: non ne azzeccano una. Recuperiamo subito quei 13 miliardi e mezzo: servono per le famiglie, per la sanità, per le imprese e per i nostri giovani".

"La Presidente del Consiglio Meloni di fronte all'inchiesta per corruzione della Procura di Roma deve fare solo una cosa: fermare il ponte sullo Stretto e dirottare queste risorse sulla sanità pubblica, sul trasporto, sulla scuola, sulla ricerca - ha affermato Angelo Bonelli di Alleanza Verdi-Sinistra - Salvini ha compiuto troppi danni. Bisogna fermarlo. Le forzature che sono state fatte in questi anni sono inaccettabili. Forzature dal nostro punto di vista contro la legge, ma a pagare sono i cittadini".

"Siamo di fronte ad una inchiesta della magistratura per corruzione. Vedremo come andrà l'indagine della Procura di Roma. Ma è del tutto evidente che intorno alla vicenda del Ponte sullo Stretto si addensano nuvole e c'è un alone di forzature del governo che spesso si traducono in opacità – ha sottolineato Francesco Boccia, presidente dei senatori del Partito Democratico – Fare chiarezza diventa sempre più urgente. Dietro l'ennesima bandiera di propaganda di questo governo proliferano situazioni equivoche su cui bisogna assolutamente far luce. Per accelerare i tempi dell'opera, nel frattempo, così come abbiamo sempre denunciato, in Parlamento sono state calpestate regole e trasparenza. Oltre ad aver sottratto, senza alcun confronto, risorse economiche a Calabria e Sicilia. È il caso che il governo fermi i lavori per questa opera e venga al più presto in aula a riferire su quanto sta accadendo, perché la situazione sta diventando insostenibile".