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Incentivi per chi assume col salario giusto: dal Governo ok al decreto lavoro

La retribuzione minima non viene definita da una soglia legale, bensì dal trattamento economico complessivo

Incentivi per chi assume col salario giusto: dal Governo ok al decreto lavoro

Il Consiglio dei ministri del 28 aprile 2026 ha approvato il nuovo Decreto Lavoro, un provvedimento dal valore complessivo di circa un miliardo di euro, varato alla vigilia del Primo Maggio e pensato come segnale politico ed economico in occasione della Festa dei lavoratori.

Il video della conferenza stampa:

Il testo interviene su più fronti, introducendo il principio del salario giusto, rafforzando gli incentivi alle assunzioni e affrontando temi emergenti come il caporalato digitale.

Il salario giusto e il ruolo della contrattazione

Il cuore del provvedimento è rappresentato dal concetto di salario giusto, che il governo sceglie di non fissare per legge in modo uniforme, ma di ancorare alla contrattazione collettiva nazionale. La retribuzione minima non viene quindi definita da una soglia legale, bensì dal trattamento economico complessivo stabilito nei contratti firmati dalle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative. Questo approccio include non solo il salario base, ma tutte le componenti economiche previste dai contratti, rafforzando il principio secondo cui la qualità del lavoro passa attraverso accordi strutturati e condivisi.

Il meccanismo ha una conseguenza diretta: l’accesso agli incentivi pubblici è subordinato al rispetto di questi standard. Le imprese che applicano contratti non rappresentativi o che prevedono retribuzioni inferiori non potranno beneficiare delle agevolazioni. L’obiettivo è contrastare il dumping contrattuale e incentivare una competizione fondata su condizioni di lavoro corrette.

Incentivi all’occupazione e nuove assunzioni

Una parte consistente delle risorse, pari a 934 milioni di euro, è destinata agli incentivi per l’occupazione. Il decreto punta a stimolare nuove assunzioni e a favorire la stabilizzazione dei contratti, con una stima di oltre 52.000 nuovi posti di lavoro, concentrando gli interventi su giovani, donne e territori del Mezzogiorno.

Nel dettaglio, gli incentivi prevedono un esonero contributivo significativo per le imprese che assumono a tempo indeterminato. Per i giovani under 35 il beneficio può arrivare fino a 500 euro mensili, che salgono a 650 euro nelle regioni del Centro-Sud. Per le lavoratrici svantaggiate l’agevolazione è ancora più marcata: si tratta di un esonero totale dei contributi fino a 650 euro al mese, che diventano 800 euro nelle aree ZES, per un periodo massimo di due anni. Anche nelle zone economiche speciali è previsto un incentivo generalizzato per le nuove assunzioni, sempre nell’ordine dei 650 euro mensili.

Queste misure si applicano fino alla fine dell’anno e riguardano anche la trasformazione dei contratti a termine in rapporti a tempo indeterminato, a condizione che si produca un reale incremento dell’occupazione.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, con la ministra del Lavoro Marina Calderone  e la ministra della Famiglia e Pari opportunità Eugenia Roccella

Cuneo fiscale e impatto sulle buste paga

Il decreto si inserisce in una strategia più ampia che include il rafforzamento del taglio del cuneo contributivo, ormai reso strutturale e portato a sette punti. Secondo quanto dichiarato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, un lavoratore con un reddito annuo di circa 32.000 euro beneficia oggi di circa 1.000 euro in più all’anno in busta paga grazie a questa misura. A ciò si aggiungono gli effetti della riforma dell’Irpef, che per redditi intorno ai 35.000 euro comporta un ulteriore incremento stimato in circa 400 euro annui.

Contratti collettivi e adeguamento all’inflazione

Un altro intervento significativo riguarda i rinnovi dei contratti collettivi. Il decreto introduce un meccanismo di tutela nel caso in cui i rinnovi tardino ad arrivare: se entro dodici mesi dalla scadenza non viene siglato un nuovo accordo, le retribuzioni vengono adeguate automaticamente, con un incremento pari al 30% dell’inflazione armonizzata Ipca. La norma non prevede però la retroattività degli aumenti, lasciando alle parti sociali la possibilità di definire eventuali compensazioni economiche nel periodo di vacanza contrattuale.

Le nuove regole si applicheranno ai contratti che scadono dopo l’entrata in vigore del decreto, mentre per quelli già scaduti entreranno in vigore dal gennaio 2027.

Caporalato digitale e tutele per i rider

Il decreto interviene anche su un fenomeno sempre più rilevante, quello del caporalato digitale, con particolare attenzione al settore dei rider. Vengono introdotte regole più stringenti per l’accesso alle piattaforme, che dovrà avvenire tramite sistemi di identificazione sicuri come SPID, carta d’identità elettronica o autenticazione a più fattori. Le piattaforme non potranno più associare più account allo stesso lavoratore né assegnare prestazioni incompatibili tra loro, con l’obiettivo di evitare abusi e rafforzare la tracciabilità delle attività.

Incentivi alla conciliazione e sostegno alle imprese

Tra le misure meno visibili ma rilevanti sul piano organizzativo, il decreto prevede incentivi per le imprese che adottano strumenti di conciliazione tra vita privata e lavoro. Le aziende che ottengono una certificazione specifica potranno accedere a contributi fino a 50.000 euro annui, rafforzando le politiche di welfare aziendale e sostenendo modelli organizzativi più flessibili.

Il confronto politico e sindacale

Il provvedimento è stato presentato dal governo come un ulteriore passo nella strategia di rafforzamento del mercato del lavoro. La premier ha rivendicato risultati positivi, citando i dati dell’ISTAT che evidenziano un aumento dell’occupazione e una riduzione del lavoro precario.

Di diverso avviso il segretario della CGIL, Maurizio Landini, che critica l’impianto del decreto sostenendo che le risorse siano destinate principalmente alle imprese e non si traducano in un aumento diretto dei salari per i lavoratori.