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Elezione Capo dello Stato

I partiti bocciano Draghi al Quirinale: nonno Mario resta "al servizio delle istituzioni"

La frase del presidente del Consiglio interpretata da tutti come una disponibilità. Ma Salvini: "Senza Draghi premier del doman non c’è certezza".

I partiti bocciano Draghi al Quirinale: nonno Mario resta "al servizio delle istituzioni"
Politica 23 Dicembre 2021 ore 10:56

Tiene banco la corsa al Colle. Ieri il premier Mario Draghi, nella conferenza stampa di fine anno organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, ha detto di essere un "nonno a servizio delle Istituzioni".

Ma quindi Draghi apre al Quirinale? Parrebbe di sì. O forse no. Più probabilmente sarà costretto a rimettersi alla volontà dei partiti, che sembrano invece tutti (o quasi) concordi nel volerlo mantenere a Palazzo Chigi come Presidente del Consiglio.

Draghi, Quirinale e la conferenza di fine anno di Palazzo Chigi

Il premier Mario Draghi finora non aveva mai commentato le voci sul suo futuro al Colle.

Formalmente non lo ha fatto nemmeno ieri in occasione della conferenza stampa di fine anno della presidenza del Consiglio, ma la sua risposta alla domanda sul Quirinale è parsa a molti una vera e propria disponibilità a diventare per i prossimi sette anni il Capo dello Stato.

Ma è una lettura davvero così immediata (e facile)? Difficile a dirlo. Anzi, è improbabile che il dado sia stato tratto davvero.

"Sono un uomo, un nonno a servizio delle Istituzioni", Draghi e il Quirinale

Il premier ha fatto il punto della situazione del Paese a pochi giorni da Natale e dalla fine dell'anno: la gestione della pandemia e la "controffensiva" alla quarta ondata Covid, i provvedimenti che verranno presi (oggi, giovedì 23 dicembre) dalla Cabina di regia del Governo, la ripresa dell'Italia (sancita da l'Economist), le opportunità del Pnnr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Ma, alle tante domande sul Quirinale, dopo aver risposto in modo piuttosto evasivo, per la prima volta in tutti questi mesi (da quando si parla della successione del presidente Sergio Mattarella) ha avuto "quasi un cedimento" (anche se piuttosto sornione) al pressing dei giornalisti:

"Io non ho particolari aspirazioni di un tipo o dell’altro. Sono un uomo, se volete un nonno, al servizio delle istituzioni. Un nonno. La responsabilità della decisione è interamente nelle mani delle forze politiche"

In quel sostantivo, "nonno" molti (anche se Draghi è più giovane) hanno visto analogie con le celebri figure di chi è stato presidente della Repubblica negli ultimi 40 anni: Pertini, Cossiga, Scalfaro, Ciampi, Napolitano e appunto Mattarella.

In quella frase "nonno a servizio delle Istituzioni", alcuni hanno letto anche l'interpretazione di esser pronto a rivestire un ruolo (per come è previsto nel nostro Paese) meno impegnativo sul campo e più di "immagine". Appunto istituzionale.

Draghi al Quirinale, le considerazioni del premier e gli scenari delle prossime settimane

Del resto, Draghi ha anche osservato come non sia improbabile che nel breve periodo l'Italia possa avere un nuovo Governo, così come ha spiegato che sarebbe altrettanto improbabile che le forze politiche si dividano sull'elezione del nuovo Capo dello Stato e si "riuniscano" nuovamente per sostenere l'Esecutivo.

Ora, mentre da settimane impazzano i toto nomi per il futuro presidente della Repubblica, bisognerà vedere come interpreteranno le frasi di Draghi proprio le diverse forze politiche in campo in campo.

Draghi al Quirinale, che dicono i partiti?

Sondaggi e scacchiere parlamentare alla mano, in realtà, l'unica che potrebbe volere Draghi al Quirinale è Giorgia Meloni con Fratelli d'Italia.

L'approdo di Draghi al Colle, secondo la leader di Fdi significherebbero automaticamente elezioni, dove Fratelli d'Italia si presenterebbe forte di oltre il 20% del consenso degli italiani.

La leader di Fdi è stata molto fredda nel commentare la conferenza di fine anno di Draghi, ma, per i motivi di cui sopra, è la più convinta sostenitrice della sua elezione al Colle.

Tutti gli altri, per svariati motivi, senza troppo girarci intorno, vogliono che Draghi rimanga al proprio posto. Il leader della Lega Matteo Salvini l'ha ribadito anche poche ore fa:

"Draghi deve restare premier? Assolutamente sì. Se togli casella più importante di questo governo, del doman non c’è certezza"

Né più meno, né meno quello che continuano a ribadire da settimane Forza Italia (in crollo di consensi e con la candidatura forte di Silvio Berlusconi), Movimento 5 Stelle (il partito più presente in Parlamento, ma ormai da tempo in evidente calo nell'apprezzamento degli elettori) e Italia Viva (presente in Parlamento, ma chiaramente in difficoltà in caso di nuove elezioni dato che i sondaggi la danno assestata solo al 2%).

La dimostrazione di questa lettura è data dai commenti arrivati ieri da questi partiti attraverso le agenzie: praticamente, tutti all'unisono, Fi, Lega, Pd e M5S hanno tessuto le lodo del Governo Draghi idealmente in un grido "Avanti così".

E se il futuro fosse ancora l'Europa?

Tutto chiaro dunque? Draghi resta dov'è? Sì, no, forse. E se il futuro dell'attuale premier fosse ancora nel segno dell'Europa? L'apprezzamento di Germania e Francia, il "rinsavimento" degli inglesi, portano anche a ipotesi dove Draghi potrebbe ancora essere importante (e forse determinante) nelle dinamiche di tutto il continente.

Corsa al Quirinale, Le Iene "stanano" Casini

Intanto, nel valzer di nomi e candidature per il Colle (Draghi, Berlusconi, Cartabia le più gettonate), c'è un nome spuntato fuori qualche volta in sordina sul quale in molti sarebbero disposti a puntare.

Quello dell'ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini. Nel prenderlo in considerazione, qualcuno aveva fatto notare come da tempo (ormai qualche mese) Casini avesse fatto perdere letteralmente le proprie tracce.

Niente interviste, niente apparizioni pubbliche in convegni o trasmissioni Tv, niente apparizioni in luoghi pubblici, specie nella Capitale. Un chiaro segnale, per chi è particolarmente dentro alle dinamiche politiche, che "qualcosa bolle in pentola".

Candidatura "sdoganata", sorpresa rovinata?

Ne avevamo parlato anche noi di Newsprima in uno dei nostri articoli sulla corsa al Quirinale.

Un particolare, "il silenzio-assenza" di Casini non sfuggito anche a Le Iene e all'inviato Antonino Monteleone che nella puntata andata in onda martedì sera hanno stanato l'ex leader dell'Udc, ora rappresentante dei Centristi per l'Europa.

Casini, sorpreso e forse un po' contrariato, ha fatto buon viso a cattivo gioco all'incalzare del giornalista, andando via in macchina ripetendo più volte "Buon Natale".

Nel resto del servizio, la candidatura di Casini ha poi trovato un'apertura neanche troppo timida nelle parole di Matteo Renzi (Italia Viva) e Matteo Salvini (Lega).