Politica
Le primarie del Pd

Elly Schlein nuovo segretario Pd: la "maledizione" di Franceschini colpisce ancora

L'ex ministro fu il primo "big" a sostenere Schlein, e ancora una volta ci ha visto lungo

Elly Schlein nuovo segretario Pd: la "maledizione" di Franceschini colpisce ancora
Politica 27 Febbraio 2023 ore 10:11

Elly Schlein è il nuovo segretario del Partito Democratico. Le Primarie di domenica 26 febbraio 2023 hanno ribaltato l'esito del "primo round" nei circoli, che aveva visto Stefano Bonaccini in netto vantaggio. E ancora una volta Dario Franceschini ci ha visto giusto. La sua "maledizione" (per gli avversari) ha colpito ancora: in tutte le primarie dem, la corrente appoggiata dall'ex Ministro della Cultura, immancabilmente vince. Sembra incredibile, ma è così, e più che una coincidenza, per il rasoio di Occam la cosa si traduce più probabilmente in acume politico.

Elly Schlein nuovo segretario Pd

Da lunedì 27 febbraio 2023 inizia l'era Schlein nel Pd. La 37enne è la prima donna alla guida del Partito Democratico: una nomina che segna una svolta nella storia del Centrosinistra.

Elena Ethel Schlein viene da una famiglia italo-americana, con una storia ricca di spunti: il nonno materno, Agostino Viviani, era un noto avvocato senese e antifascista, mentre quello paterno, Harry Schlein, era emigrato negli Stati Uniti e proveniva da una famiglia ebraica di Leopoli. Nata il 4 maggio 1985 in Svizzera, da madre italiana e padre americano, vive a Bologna ed è laureata in Giurisprudenza.

E' stata volontaria nella campagna elettorale di Barack Obama,  e nel 2013 lanciò insieme ad altri "OccupyPd", esperienza nata per protestare contro i 101 che affossarono l'elezione di Romano Prodi al Quirinale dove si proposero 102 idee per cambiare il centrosinistra. L'anno dopo fu candidata con le liste del Pdalle Europee e venne eletta.

Appoggiò ai tempi Pippo Civati, e con lui uscì dal Pd dopo la nomina a segretario di Matteo Renzi. Ma la sua esperienza in Possibile non durò molto: nel 2020 tornò nell'area Pd per le Regionali dell'Emilia Romagna con la lista  Emilia-Romagna Coraggiosa, che contribuì al successo proprio di Stefano Bonaccini, del quale fu vicegovernatore. In quell'occasione fu primatista di preferenze personali: oltre 22.000.

Franceschini ci aveva visto giusto (pure stavolta)

In molti avevano espresso dei dubbi all'atto della candidatura di Schlein. Considerata troppo giovane, con poca esperienza, troppo "di sinistra". Ma non Dario Franceschini, che - un po' a sorpresa - sin dal primo momento ha appoggiato convintamente la sua mozione.

“Ha 37 anni e tutte le caratteristiche per vincere in questo tempo nuovo - diceva - Bonaccini ha guidato il partito ai vari livelli dalla fondazione nel 2007 a oggi, e ora è giusto che lasci il passo”.

E anche stavolta ci ha visto giusto. E che quando sono arrivati i risultati (giustamente) gongolava:

"Un’onda travolgente cui nessuno credeva. Un’onda di speranze, di rabbia, di orgoglio, di entusiasmo che ha portato il popolo democratico a scegliere di farsi guidare verso il futuro da una giovane donna. Oggi inizia davvero una nuova storia".

Si tratta per lui dell'ennesimo sostegno "vincente" dopo quelli a Zingaretti (2019) e Renzi (2013 e 2017). Insomma, l'unica volta che ha perso è stato quando nel 2009 si candidò lui contro Bersani.

Il rinnovamento che passa dai "vecchi"

Dunque Franceschini sempre col vento in poppa, ma non solo. Perché se da un lato è vero che Elly Schlein rappresenta il rinnovamento interno al Pd, dall'altro non sfugge che anche numerosi "grandi vecchi" del partito la sostenessero. Oltre all'ex ministro della Cultura c'erano anche Pierluigi Bersani, Nicola Zingaretti, Andrea Orlando.

E ora "rottamarli" (per quando la nuova segretaria si è già scrollata di dosso questa definizione) non sarà semplicissimo. Insomma, sarà un nuovo Pd, ma non nuovissimo...

 

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