Decisione al vaglio

Accise mobili sui carburanti: cosa sono, come funzionano e quando sono state usate in Italia

Introdotte dal Governo Prodi bis nel 2007, in realtà sono state usate molto raramente

Accise mobili sui carburanti: cosa sono, come funzionano e quando sono state usate in Italia

Negli ultimi giorni il Governo Meloni, per contrastare l’incremento dei prezzi dei carburanti a seguito della crisi in Iran, è tornato a ripensare all’accisa mobile. Uno strumento introdotto oramai quasi vent’anni fa, ma quasi mai utilizzato.

Le accise mobili sui carburanti sono uno strumento fiscale che consente allo Stato di ridurre temporaneamente le tasse su benzina e diesel quando il prezzo del petrolio aumenta in modo significativo. Il meccanismo serve a limitare l’impatto dei rincari energetici su famiglie e imprese.

Cosa sono le accise mobili

Le accise mobili sono un sistema che permette di ridurre automaticamente le accise sui carburanti quando il prezzo del petrolio supera determinate soglie.

Il principio è quello di compensare l’aumento del costo della materia prima con una diminuzione della componente fiscale, in modo da contenere il prezzo finale alla pompa.

Il meccanismo funziona in questo modo:

  • se il prezzo del petrolio cresce in modo consistente
  • aumenta anche il gettito IVA incassato dallo Stato sui carburanti
  • una parte di questo maggiore gettito viene utilizzata per ridurre temporaneamente le accise.

In questo modo lo Stato rinuncia a una parte delle entrate fiscali per evitare che il prezzo di benzina e diesel aumenti troppo rapidamente.

Quando sono state introdotte

Il meccanismo delle accise mobili è stato introdotto in Italia nel 2007. L’accisa mobile fu “inventata” dal Governo Prodi bis, con il ministro Pier Luigi  Bersani, nel 2007. Erano gli anni di inizio crisi, quando il prezzo del petrolio triplicò in un anno e mezzo.

Il provvedimento prevedeva la possibilità di ridurre temporaneamente le accise quando il prezzo del greggio superava determinate soglie, utilizzando il maggiore gettito IVA generato dall’aumento dei carburanti.

A quale scopo sono state create

L’obiettivo principale delle accise mobili è stabilizzare il prezzo dei carburanti e ridurre gli effetti delle crisi energetiche sull’economia.

In particolare la misura mira a:

  • contenere il prezzo di benzina e diesel
  • ridurre l’impatto dell’inflazione energetica
  • proteggere il potere d’acquisto delle famiglie
  • limitare i costi per trasporti e imprese.

Il sistema è pensato come uno strumento automatico di compensazione fiscale, anche se nella pratica la sua attivazione richiede una decisione del Governo.

Quando sono state utilizzate in Italia

Nonostante l’introduzione nel 2007, le accise mobili sono state applicate molto raramente.

Negli anni successivi diversi Governi hanno preferito utilizzare strumenti alternativi per contenere il costo dei carburanti, come tagli temporanei delle accise o interventi fiscali straordinari.

Uno degli esempi più recenti è stato nel 2022, durante la crisi energetica causata dalla guerra in Ucraina, quando il governo guidato da Mario Draghi decise di ridurre temporaneamente le accise sui carburanti con un intervento diretto, piuttosto che attivare formalmente il meccanismo delle accise mobili.

Il meccanismo aggiornato nel 2023

Nel 2023 il Governo guidato da Giorgia Meloni ha modificato il sistema con un decreto sui carburanti che ha reso il meccanismo più chiaro e strutturato.

La riforma ha previsto che l’Esecutivo possa attivare le accise mobili quando i prezzi dei carburanti aumentano in modo significativo e stabile, utilizzando parte delle maggiori entrate IVA per ridurre temporaneamente la componente fiscale.

L’obiettivo è rendere lo strumento più rapido e flessibile in caso di nuove crisi energetiche.

Perché tornano nel dibattito politico

Le accise mobili tornano ciclicamente al centro del dibattito pubblico ogni volta che i prezzi del petrolio salgono o quando tensioni internazionali rischiano di spingere verso l’alto il costo dell’energia.

In queste situazioni il Governo può valutare se attivare il meccanismo per contenere il prezzo della benzina e del diesel, evitando un aumento eccessivo alla pompa.

La decisione dipende però da diversi fattori, tra cui l’andamento dei mercati energetici, l’impatto sui conti pubblici e le entrate fiscali dello Stato.