Vertice europeo

Ucraina, l’Olanda all’UE: “Molti Paesi europei sono indietro nel sostegno a Kiev”

Il premier olandese Rob Jetten chiede di accelerare il sostegno finanziario e militare. A Bruxelles si discute anche del bilancio 2028-2034, degli asset russi congelati e delle regole sul mercato del carbonio

Ucraina, l’Olanda all’UE: “Molti Paesi europei sono indietro nel sostegno a Kiev”

“Invito tutti i leader europei a fare di più, sia sul piano finanziario che su quello militare e non militare, perché molti Paesi europei sono indietro nel sostegno all’Ucraina: diamo un’accelerata ai nostri sforzi e assicuriamoci che possano vincere questa guerra insensata”.

È l’appello lanciato dal premier olandese Rob Jetten al suo arrivo al Consiglio europeo di Bruxelles. Il capo del governo dei Paesi Bassi ha chiesto agli Stati membri di intensificare gli aiuti a Kiev, sottolineando la necessità di un impegno più incisivo per consentire all’Ucraina di difendersi dall’invasione russa.

Jetten ha attribuito a Vladimir Putin la responsabilità della prosecuzione del conflitto:

“C’è un solo motivo per cui questa guerra di aggressione continua, ed è perché Putin ha scelto di farlo. È lui l’unico che può porvi fine avviando negoziati per una pace giusta e duratura”.

Fino a quel momento, ha aggiunto, gli ucraini dovranno continuare a difendere il proprio Paese e “i valori europei”.

Tajani chiede una voce unica

Sul sostegno all’Ucraina, il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha posto l’accento sulla necessità che l’Unione europea individui un rappresentante autorizzato a negoziare a nome di tutti gli Stati membri.

“L’importante è che l’Europa abbia un portavoce abilitato a trattare a nome e per conto dell’intera Unione. Serve che l’Europa, per contare di più, abbia un portavoce di tutti”, ha dichiarato Tajani a margine del prevertice del Partito popolare europeo a Bruxelles.

Secondo il ministro, è necessario arrivare rapidamente a una decisione condivisa. Il ruolo potrebbe essere affidato al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, che Tajani ha definito una figura autorevole, oppure a un’altra persona.

“Il problema è che deve essere fatta una scelta condivisa e chi parla deve farlo a nome di tutti” ha aggiunto, precisando che la rappresentanza comune potrebbe essere affidata anche a un gruppo di Stati.

Merz: più aiuti all’Ucraina

Anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha ribadito la necessità di continuare a sostenere Kiev, richiamando l’intensificazione degli attacchi russi e le difficoltà che il Paese dovrà affrontare durante l’inverno e nel prossimo anno.

Merz ha sostenuto che l’assistenza europea dovrà essere rafforzata per garantire un sostegno duraturo.

“Non stiamo difendendo soltanto l’integrità territoriale dell’Ucraina, ma stiamo difendendo l’ordine politico dell’Europa”, ha dichiarato al suo arrivo al vertice.

Il cancelliere ha inoltre affrontato la questione degli attivi russi congelati in Europa nell’ambito delle sanzioni imposte dopo l’invasione dell’Ucraina.

“Questi sono beni congelati in Europa e dovrebbero anche rimanere congelati in Europa. È una questione che ci riguarda e sulla quale decidiamo noi”, ha affermato.

Le dichiarazioni arrivano dopo le indiscrezioni riportate dal Financial Times su una proposta statunitense per sbloccare alcuni asset russi e trasferirli a un veicolo finanziario sotto supervisione di Washington, con l’obiettivo di rilanciare i negoziati di pace. Secondo quanto riportato dal quotidiano, i delegati europei avrebbero già respinto il piano.

Bilancio Ue, scontro sulle risorse

Il vertice europeo affronta anche il negoziato sul quadro finanziario pluriennale dell’Unione per il periodo 2028-2034. Il cancelliere tedesco Merz ha chiesto una riduzione significativa del bilancio comune rispetto alle proposte attuali, sostenendo che i contributi previsti siano troppo elevati per gli Stati membri.

“Nessuno Stato membro dell’Ue può permettersi di versare contributi di questa entità”, ha dichiarato, prevedendo negoziati “molto, molto difficili”.

Merz ha ringraziato la presidenza irlandese del Consiglio per la proposta negoziale, precisando però che la soluzione è ancora lontana dall’obiettivo tedesco. Il cancelliere ha espresso l’auspicio di raggiungere un accordo entro la fine dell’anno, pur riconoscendo la distanza tra le posizioni dei Paesi membri.

L’Italia riunisce gli Amici della Coesione

A margine del summit, l’Italia ospita una colazione di lavoro con i 17 Paesi del gruppo degli “Amici della Coesione”, dedicata al prossimo bilancio pluriennale europeo. In parallelo è prevista una riunione dei cosiddetti Paesi frugali, con Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Austria, Svezia, Finlandia e Belgio.

L’obiettivo italiano è costruire una piattaforma comune per affrontare le fasi decisive della trattativa sul bilancio 2028-2034, individuando alcuni punti ritenuti imprescindibili per un accordo.

Tra le priorità figurano il rifiuto di nuovi tagli al bilancio, la tutela della politica agricola comune e dei fondi di coesione, non soltanto in termini di finanziamenti ma anche per quanto riguarda le regole di applicazione, il no agli sconti sui contributi nazionali, i cosiddetti rebates, e l’introduzione di risorse proprie equilibrate.

Dal negoziato è inoltre emerso che le nuove risorse proprie potrebbero avere un impatto economico differente a seconda dei Paesi membri.

Finlandia, Danimarca e Svezia difendono l’Ets

Un altro tema sul tavolo del Consiglio europeo è la revisione del sistema europeo di scambio delle quote di emissione, noto come Ets. I premier di Finlandia, Danimarca e Svezia hanno scritto al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa per mettere in guardia contro un eventuale indebolimento del meccanismo.

Nella lettera, i tre leader sottolineano che il sistema Ets è stato “il motore principale di questa transizione” e avvertono che modificarlo al ribasso potrebbe compromettere la prevedibilità necessaria alle decisioni di investimento e rallentare la decarbonizzazione industriale.

Secondo i firmatari, un indebolimento delle regole rischierebbe inoltre di trasferire l’onere della riduzione delle emissioni su altri settori dell’economia.

Il confronto sul mercato del carbonio si inserisce così nel più ampio dibattito europeo sulla competitività industriale, la transizione energetica e la distribuzione delle risorse nel prossimo bilancio comune.