MEDIO ORIENTE

Telefonata fra Mattarella e il presidente di Israele Herzog: “Terminare lo stato di guerra permanente”

Altro attacco all'Unifil in Libano, terzo round di negoziati a Washington

Telefonata fra Mattarella e il presidente di Israele Herzog: “Terminare lo stato di guerra permanente”

Da domenica 10 a mercoledì 13 maggio 2026, almeno quattro droni, come riportato dai Rainews, sono esplosi nell’area intorno alla base UNIFIL di Naqoura, nel sud del Libano, al confine con Israele. Si tratta dell’ennesimo attacco subito dalle Forze di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite, che operano con lo scopo di raggiungere una tregua stabile tra i due Paesi.

Anche se non si ha certezza dell’origine dei dispositivi, si presume che siano di Hezbollah, l’organizzazione paramilitare islamista sciita e antisionista presente in Libano contro cui si stanno focalizzando gli attacchi di Israele.

Di questi quattro droni, uno è esploso proprio all’interno dello base UNIFIL, che si trova sotto il comando italiano e ospita militari della Brigata Sassari. Nel quartier generale di Naqoura sono stati provocati danni ad edifici, ma per fortuna non c’è stato alcun ferito.

Una mappa del dispiegamento UNIFIL – in basso a sinistra la base di Naqoura

Telefonata fra Mattarella e il presidente di Israele

Una situazione tale per cui, nella giornata di mercoledì 13 maggio 2026, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, durante una telefonata ricevuta dal Presidente di Israele Isaac Herzog, ha manifestato tutto il suo dissenso.

In un confronto “franco e aperto”, il Capo di Stato italiano ha definito “inaccettabili” gli attacchi contro le truppe Onu impegnate in Libano, ribadendo poi il rispetto del diritto della navigazione nelle acque internazionali, in seguito al blocco della Global Sumud Flotilla da parte dell’esercito israeliano al largo di Creta.

Al Presidente Herzog, Mattarella ha inoltre aggiunto la necessità di abbandonare in Medio Oriente lo stato di guerra permanente, ribadendo l’impegno determinato della Repubblica italiana contro ogni atto di antisemitismo.

Sul proprio profilo X, il Presidente di Israele Isaac Herzog ha raccontato ulteriori dettagli della telefonata avuta con Mattarella, evidenziando la sua preoccupazione rispetto alcuni episodi definiti “anti-israeliani e a tratti antisemiti” avvenuti recentemente nella nostra Penisola, rispettivamente a Milano e alla Biennale dell’Arte di Venezia:

“Questa sera ho avuto un’ottima e ampia conversazione con il mio amico Presidente Mattarella. Ci siamo confrontati sui recenti sviluppi regionali. Durante la nostra discussione, ho espresso la mia preoccupazione per l’estremo sentimento anti-israeliano – e a tratti antisemita – emerso in alcune frange dell’opinione pubblica italiana, come dimostrano le continue molestie al padiglione israeliano alla Biennale di Venezia, così come le proteste contro l’esposizione delle bandiere delle Brigate Ebraiche a Milano. Ho ringraziato il Presidente Mattarella e le autorità italiane per la loro ferma posizione nel condannare questi attacchi e per gli sforzi profusi per prevenirli. Israele considera l’Italia un caro amico e la partnership tra i nostri Paesi è vantaggiosa sia per i nostri popoli che per le nostre nazioni”.

Terzo round di negoziati a Washington

Nel frattempo, la situazione tra Israele e Libano continua ad essere tesa.

Il governo libanese, infatti, ha riferito di 25 persone uccise, tra cui sei minori nelle ultime 24 ore, una circostanza che sta disattendendo ancora il cessate il fuoco che era stato sancito lo scorso 16 aprile 2026. Dal canto suo, però, l’IDF (Forze Israeliane di Difesa) ha annunciato nuovi attacchi contro Hezbollah nel sud del Libano, emettendo avvisi di evacuazione per otto villaggi. Queste offensive, che non intendono colpire la popolazione civile, sono state giustificate dal portavoce Avichay Adraee come risposta alle violazioni del cessate il fuoco da parte di Hezbollah.

Sul fronte diplomatico, nella giornata di giovedì 14 maggio 2026 è previsto il terzo round di negoziati tra le parti, con Libano e Israele che si stanno incontrando a Washington (gli Stati Uniti stanno facendo da mediatore). Il faccia a faccia arriva al termine di riunioni preparatorie tra gli ambasciatori dei due Paesi negli USA, in un contesto di pressioni diplomatiche e militari su Beirut affinché presenti un piano credibile per disarmare Hezbollah.

Per Israele, questo elemento rappresenta il nodo centrale per qualsiasi accordo, tuttavia il Libano intende avere conferme circa una riduzione concreta delle operazioni militari israeliane, che prevede il ritiro dalle aree occupate nel sud del Paese e la fine delle incursioni quotidiane. Hezbollah, che non partecipa ai colloqui, ha già respinto l’idea di negoziati diretti con Israele.