Terremoto politico in Spagna. Nella giornata di lunedì 5 ottobre 2026, il Premier Pedro Sanchez, in una dichiarazione istituzionale dal Palazzo della Moncloa, ha annunciato le sue dimissioni, indicendo elezioni anticipate.
“Ho deciso di convocare oggi stesso il Consiglio dei ministri, per sciogliere le Camere e convocare elezioni anticipale il prossimo 29 novembre 2026” ha affermato il primo ministro.
BREAKING: Spanish PM Pedro Sánchez announces a snap election for November 29.
https://t.co/gd3ntbMkGR— Clash Report (@clashreport) October 5, 2026
La decisione di Sanchez, alla guida del governo spagnolo dal 2018, arriva a seguito della bocciatura in parlamento dei decreti sull’emergenza abitativa (a votare no sono stati il Partito Popolare, Vox e Junts, forza catalanista di destra che nel 2023 aveva garantito la nascita del governo Sanchez III).
L’idea di elezioni anticipate era già nell’aria da venerdì 2 ottobre, ma il Premier si è preso un weekend di riflessione prima di annunciare la sua scelta di sciogliere le Camere e andare al voto a fine novembre.
Da quando è in carica Sanchez
La Spagna andrà alle urne circa nove mesi prima della naturale conclusione della legislatura. Sanchez era al terzo mandato consecutivo.
Nel 2018 ha ottenuto l’incarico dopo una mozione di sfiducia contro l’ex primo ministro Mariano Rajoy (ha guidato un governo monocolore di minoranza del PSOE, cioè il partito socialista operaio spagnolo). Nel 2020 è stato rieletto e ha guidato il primo governo di coalizione della storia democratica moderna spagnola (formato da PSOE e il gruppo di sinistra Unidas Podemos). Nel 2023, a seguito di elezioni anticipate, ha ottenuto di nuovo la fiducia del Parlamento, restando a capo del suo terzo governo, alleato con la piattaforma progressista Sumar.
I partiti in corsa per il voto
Nella dichiarazione istituzionale con cui ha indetto elezioni anticipate, Sanchez ha fatto un appello alla cittadinanza:
“Che ruolo vuole giocare: se unirsi all’ondata di estrema destra che regredisce laddove governa” oppure “dare alla Spagna una maggioranza progressista più ampia”, perché continui a essere “un baluardo di apertura e giustizia sociale” e un “punto di riferimento mondiale di pace, femminismo e prosperità”.
Il premier spagnolo chiede ai cittadini di esprimersi: se riuscirà a ottenere un nuovo mandato, sarebbe il quarto consecutivo, intende “approfondire le riforme ancora da fare”.
A proposito dei decreti sull’emergenza abitativa, Sanchez ha aggiunto:
Il governo spagnolo “ha approvato misure coraggiose per tutelare il diritto costituzionale all’accesso alla casa”, ha affermato il premier spagnolo. “Ci siamo sforzati per costruire un mondo migliore per i nostri compatrioti”, ha aggiunto Sanchez, “combattendo gli speculatori che vogliono distruggere il futuro dei nostri figli e delle nostre figlie per aumentare i loro introiti”.
Nel merito, dopo le grandi proteste di piazza che avevano portato Sanchez a emanare i due decreti, la bocciatura del Parlamento non ha fermato i manifestanti, che nel weekend hanno proseguito nella loro contestazione, arrivando anche a scontrarsi con le autorità e le forze dell’ordine.
Le forze di maggioranza avrebbero così spinto Sanchez al voto immediato, considerando la mobilitazione sulla casa un’opportunità politica per trasformare la sconfitta parlamentare in una campagna elettorale.
In corsa per ottenere la maggioranza in Parlamento e per guidare il governo, oltre allo PSOE di sinistra di Sanchez, ci sono il Partito Popolare di centrodestra di Alberto Núñez Feijóo, ma anche Vox di ultra-destra di Santiago Abascal. Altri partiti indipendentisti sono Junts per Catalunya (Junts) di Carles Puigdemont e Unione del Popolo Navarro (UPN).