risultato prevedibile

Russia, Putin vince (senza avversari). Allarme degli 007: “Mosca potrebbe colpire la Nato in pochi mesi”

Prima elezione parlamentare dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina del 2022, ma il voto si è svolto in un sistema nel quale il dissenso politico è stato ridotto

Russia, Putin vince (senza avversari). Allarme degli 007: “Mosca potrebbe colpire la Nato in pochi mesi”

Il risultato era largamente previsto, ma le dimensioni confermano il controllo del Cremlino sul Parlamento russo. Nelle elezioni per la Duma di Stato, concluse domenica 20 settembre 2026, il partito del presidente Vladimir Putin, Russia Unita, ottiene secondo i dati della Commissione elettorale russa del lunedì mattina circa il 57,8% dei voti di lista. Con oltre l’82% delle schede conteggiate, i suoi candidati risultavano inoltre in vantaggio in 208 dei 225 collegi uninominali. Le proiezioni indicano quindi nuovamente una maggioranza costituzionale, superiore ai 300 seggi sui 450 della Duma.

Dietro Russia Unita si collocano il Partito Comunista, intorno al 14%, l’ultranazionalista LDPR, poco sotto il 9%, e Nuova Gente. L’affluenza ufficiale alla chiusura delle urne è stata di circa il 56,7%.

Per Putin il voto aveva anche un significato politico preciso: nei giorni precedenti lo aveva esplicitamente presentato come un indicatore del sostegno del Paese mentre continua la guerra contro l’Ucraina.

Non è un referendum libero sulla guerra

Si è trattato della prima elezione parlamentare dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina del 2022, ma il voto si è svolto in un sistema nel quale il dissenso politico è stato progressivamente ridotto. I principali candidati apertamente contrari alla guerra sono stati esclusi, incarcerati o costretti all’esilio; il partito liberale Yabloko, unica formazione registrata con una posizione esplicitamente contraria al conflitto, è stato escluso dalla competizione nazionale.

Anche i partiti parlamentari formalmente di opposizione sostengono in larga misura la linea del Cremlino sull’Ucraina. Il voto si è inoltre svolto anche nei territori ucraini occupati e unilateralmente annessi dalla Russia, consultazioni che Kyiv e l’Unione europea non riconoscono come legittime.

Il voto sotto il più grande attacco di droni contro Mosca

Nell’ultima giornata elettorale, l’Ucraina ha lanciato oltre mille droni contro il territorio russo, secondo le autorità di Mosca, con centinaia di apparecchi diretti verso la capitale. È stato definito dalle autorità russe il più grande attacco di droni contro la capitale dall’inizio della guerra. Sono stati registrati morti e feriti. Il Cremlino ha accusato Kyiv di voler interferire con le elezioni e ha promesso di intensificare gli attacchi contro obiettivi ucraini.

È in questo contesto di escalation militare che arriva un secondo segnale, questa volta dall’Europa.

Gli 007 europei: possibile un “test” della Nato

Diversi responsabili dell’intelligence europea stanno valutando la possibilità che Mosca passi nei prossimi mesi ad azioni più aggressive contro Stati appartenenti alla Nato, senza necessariamente arrivare a un’invasione convenzionale su larga scala.

Secondo una ricostruzione del Guardian basata su colloqui con responsabili dei servizi europei, tra gli scenari considerati ci sono droni, missili, sabotaggi o un’incursione limitata, costruiti in modo sufficientemente ambiguo da mettere gli alleati di fronte alla domanda se si tratti realmente di un attacco che richiede una risposta collettiva. Una delle fonti ha indicato un possibile orizzonte di “mesi, non anni”. È una valutazione di rischio presa sempre più seriamente da alcuni servizi europei.

Tusk: “Nel piano russo attacchi ibridi anche contro Paesi Nato”

L’allarme più dettagliato è arrivato dal premier polacco Donald Tusk. Parlando al Parlamento di Varsavia il 17 settembre, Tusk ha riferito valutazioni provenienti dall’intelligence polacca, da Paesi alleati e da fonti ucraine. Secondo queste informazioni, nel piano russo figurerebbero anche attacchi ibridi con droni e missili contro gli Stati che sostengono l’Ucraina, compresa la Polonia.

Donald Tusk

Il punto centrale sarebbe proprio l’ambiguità. Secondo Tusk, Mosca potrebbe cercare di far apparire eventuali incursioni come “incidenti” o sconfinamenti accidentali, provocando magari anche danni sul territorio Nato ma evitando formalmente di rivendicare un’aggressione. Lo scopo, nella valutazione riferita dal premier, sarebbe indebolire la credibilità dell’Articolo 5, il principio secondo cui un attacco armato contro un membro dell’Alleanza viene considerato un attacco contro tutti.

Lo scenario considerato più plausibile da Tusk riguarda invece azioni limitate e difficili da attribuire immediatamente: un drone armato, un missile, un sabotaggio a infrastrutture strategiche, un’incursione nello spazio aereo o un’operazione contro cavi sottomarini. L’obiettivo sarebbe capire quanto rapidamente e quanto compattamente reagirebbero i 32 alleati.

La Nato: “Nessuna minaccia imminente di attacco”

Soltanto il 30 agosto 2026, un alto funzionario della Nato aveva dichiarato che l’Alleanza osservava un aumento delle attività ibride russe in Europa, ma che non vedeva in quel momento una minaccia imminente di attacco diretto.

Anche alcuni responsabili nei Paesi baltici hanno invitato nelle ultime settimane a distinguere tra il rischio concreto di sabotaggi, cyberattacchi e provocazioni e la capacità o volontà russa di aprire nell’immediato una guerra convenzionale contro l’intera Alleanza. Il presidente finlandese Alexander Stubb ha espresso una valutazione ancora più prudente, sostenendo a fine agosto che un attacco diretto alla Nato sarebbe estremamente rischioso per Mosca proprio a causa della superiorità complessiva dell’Alleanza.