Il suo discorso

Pezeshkian all’ONU: “Iran vittima di terrorismo”. Delegazione USA lascia l’aula

Il presidente iraniano accusa Washington, mostra le immagini dei bambini uccisi nel bombardamento di una scuola e apre al dialogo, ma senza accettare pressioni militari

Pezeshkian all’ONU: “Iran vittima di terrorismo”. Delegazione USA lascia l’aula

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha portato il conflitto tra Teheran e Washington al centro del suo intervento all’Assemblea generale delle Nazioni Unite nella giornata di mercoledì 23 settembre 2026. Nel suo discorso ha accusato gli Stati Uniti di aver violato il diritto internazionale e ha definito l’Iran una vittima del terrorismo.

“Vengo da un Iran dove la guida suprema è stata assassinata, dove una scuola è stata bombardata causando la morte di bambini che non avevano commesso alcun crimine”, ha detto Pezeshkian, mostrando in aula le fotografie della guida suprema uccisa e dei bambini morti nel bombardamento della scuola.

Il presidente iraniano ha quindi sostenuto che il Paese debba rafforzarsi per poter resistere alle pressioni degli Stati Uniti.

“L’Iran ha bisogno di essere forte e potente per resistere agli Stati Uniti”.

La delegazione USA esce

Durante l’intervento di Pezeshkian, la delegazione statunitense ha lasciato l’aula dell’Assemblea generale. L’uscita è arrivata dopo le accuse rivolte dal presidente iraniano a Washington.

La delegazione USA abbandona l’aula

Il confronto all’ONU si inserisce in una fase di forte tensione tra i due Paesi, mentre parallelamente proseguono i contatti diplomatici indiretti. Secondo le informazioni diffuse nelle ultime ore, rappresentanti statunitensi e iraniani hanno avuto colloqui mediati proprio a margine dell’Assemblea generale.

“Pronti al dialogo”

Nonostante la durezza delle accuse, Pezeshkian ha ribadito la disponibilità dell’Iran a trattare.

La resistenza dell’Iran aumenterà di fronte alle sanzioni e ai bulli – ha dichiarato, sostenendo però la necessità di evitare un ritorno a un sistema internazionale dominato esclusivamente dalla forza – Non dobbiamo costruire un mondo in cui la forza militare sostituisca la legittimità, il terrorismo prenda il posto della politica e dei negoziati, e la guerra soppianti il dialogo e la diplomazia”.

Il presidente iraniano ha quindi rivolto un’apertura alla comunità internazionale:

“L’Iran tende la mano al mondo. Siamo pronti al dialogo, alla diplomazia e ai negoziati, ma senza accettare il linguaggio della forza”.

“Non ci piegheremo”

Pezeshkian ha poi risposto direttamente alle pressioni esercitate da Washington, escludendo qualsiasi ipotesi di resa.

Non chineremo mai la testa né ci piegheremo. Trump e coloro che tentano di intimidirci devono capire che siamo pronti al dialogo e ai negoziati, ma senza accettare il linguaggio della forza”.

Secondo il presidente iraniano, gli Stati Uniti avrebbero già verificato la fermezza di Teheran.

“Hanno messo alla prova la forza e la fermezza dell’Iran e imparato che non può essere costretto alla resa”, ha sostenuto, aggiungendo che il suo Paese “non è mai stato aggressore, non ha mai scatenato una guerra e ha sempre dimostrato il proprio impegno al tavolo dei negoziati”.

Il nodo di Hormuz

Nel discorso alle Nazioni Unite Pezeshkian ha affrontato anche la questione dello Stretto di Hormuz, uno dei principali punti di tensione del conflitto e delle trattative internazionali.

Non possiamo permettere che alcuni abbiano libero accesso” allo Stretto di Hormuz e “ne traggano vantaggio, utilizzandolo per aggredirci, per minare la nostra sicurezza e per impedirci l’accesso alle nostre stesse vie d’acqua”.

Il passaggio sullo Stretto arriva mentre la sua apertura al traffico internazionale rappresenta uno dei temi discussi nei contatti diplomatici tra Stati Uniti e Iran.

“Niente armi nucleari”

Pezeshkian ha dedicato una parte dell’intervento anche al programma nucleare iraniano, ribadendo la posizione di Teheran sul diritto allo sviluppo della tecnologia per scopi civili.

“La tecnologia nucleare pacifica è parte integrante del nostro progresso: per i nostri malati significa cure e trattamenti, per il settore agricolo garantisce la sicurezza alimentare”.

Il presidente iraniano ha quindi escluso l’intenzione di sviluppare armi nucleari, contestando però qualsiasi limitazione alle applicazioni civili della tecnologia.

“Lo diciamo chiaramente: niente armi nucleari, ma nessuna limitazione allo sviluppo di nuove tecnologie nucleari pacifiche“.

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