Martedì 22 settembre 2026 sono cominciati i lavori dell’81esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite. A fare gli onori di casa, davanti ai delegati di tutto il mondo radunati al Palazzo di Vetro di New York, è stato Antonio Guterres, Segretario Generale dell’ONU, giunto all’ultimo anno del suo mandato.
“In tutto il Medio Oriente, i conflitti si stanno moltiplicando a catena. Faccio appello ai leader presenti in quest’aula affinché sfruttino al meglio questa settimana di alto livello per favorire la de-escalation e il dialogo. Lanciamo insieme un messaggio chiaro: i combattimenti devono cessare, gli aiuti umanitari devono poter fluire, e i diritti e le libertà di navigazione devono essere pienamente ripristinati, in conformità con il diritto internazionale”.
Restando sempre nella regione mediorientale, il segretario generale delle Nazioni Unite si è riferito alla Cisgiordania evocando lo “spettro della pulizia etnica”.
“Violenze, sfollamenti e espansione degli insediamenti stanno demolendo la strada della pace e aumentando lo spettro della pulizia etnica”.
Durante il suo discorso, Guterres ha toccato anche l’argomento della guerra tra Russia e Ucraina (nel quartier generale dell’ONU è presente anche il presidente Volodymyr Zelensky):
“In Ucraina, l’invasione su vasta scala da parte della Russia ha trascinato un paese sovrano in una guerra brutale, in palese violazione della Carta delle Nazioni Unite. I civili continuano a perdere la vita anche lontano dal fronte. Soprattutto in Ucraina, ma più di recente anche in alcune aree della Russia, abitazioni, infrastrutture energetiche, idriche e sistemi di trasporto sono stati ripetutamente presi di mira, mettendo a rischio le catene di approvvigionamento alimentare ed energetico a livello globale”.
A seguire è stato il turno del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che però è arrivato al Palazzo di Vetro proprio nel momento in cui il segretario generale dell’ONU terminava il suo discorso.
“E’ un onore essere qui all’Onu. Sono sorpreso che CNN sia qui a coprirmi. Non dovrebbe esserci, aveva detto che non mi avrebbe coperto” ha esordito il capo della Casa Bianca, citando il recente caso delle testate giornalistiche televisive estromesse dallo Studio Ovale.
In prima battuta, come suo solito, Trump ha voluto tessere le lodi della sua presidenza e degli Stati Uniti:
“Mentre altri parlavano, io ho agito. Mentre altri parlavano di pace, io l’ho realizzata. Mentre altri ignoravano le minacce, io le ho affrontate. Mentre altri parlavano di coraggio, l’America lo ha dimostrato. Mentre altri promettevano forza, io l’ho usata per rendere l’America il Paese più potente del mondo. Gli Stati Uniti non permetteranno più che minacce all’America mettano radici in alcuna parte dell’emisfero occidentale. E, se necessario, impiegheremo la nostra potenza militare per tutelare gli interessi nazionali vitali degli Stati Uniti.
L’America è tornata più forte che mai: il futuro è splendente. Due anni fa il nostro Paese era morto. Ora siamo nell’età dell’oro. Abbiamo agito con decisione per risolvere i problemi del mondo”, fra questi il “fanatico regime dell’Iran. Erano i bulli del Medio Oriente ma ora non lo sono più. Da quando mi sono insediato il mio impegno è stata incrollabile nel non far avere” a Teheran l’arma nucleare.
Proprio sull’Iran, il Presidente USA ha proseguito:
“Devo decidere se annientare l’Iran o fare un accordo. E se li devo annientare li annienterò rapidamente. Ma sono convinto che faranno l’accordo dopo le elezioni” di midterm. “Voglio ringraziare il Consiglio di Sicurezza dell’Onu per aver approvato a larghissima maggioranza una risoluzione che condanna i deplorevoli attacchi terroristici dell’Iran contro le navi commerciali. Tale risoluzione ha ottenuto un numero di co-sponsor tra gli Stati membri dell’Onu superiore a qualsiasi altra risoluzione del Consiglio di Sicurezza nella storia”.
Cambiando argomento, Trump ha parlato anche di Cuba:
“Il regime cubano ha trascorso decenni a coordinarsi con la sinistra radicale e le reti comuniste qui negli Stati Uniti. Come documentato dal Dipartimento di Stato, ha coltivato legami con gruppi sovversivi e radicali quali il Partito Comunista degli Stati Uniti, Antifa e i Democratic Socialists of America. Cuba è uno Stato fallito e cadrà“, di fronte a queste parole la delegazione cubana si è alzata e si è allontanata dall’aula dell’Assemblea Generale.