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Netanyahu: “Guerra non finisce finché scorte nucleari rimosse e siti smantellati”

Israele non esclude di intervenire direttamente in Iran, se non lo faranno gli Usa

Netanyahu: “Guerra non finisce finché scorte nucleari rimosse e siti smantellati”

La guerra contro l’Iran non può essere considerata chiusa finché il materiale nucleare arricchito resterà nel Paese e gli impianti di arricchimento non saranno smantellati.

Benjamin Netanyahu lo ha detto in modo esplicito nell’intervista concessa a CBS “60 Minutes”, trasmessa domenica 10 maggio 2026, mentre la tregua tra Washington e Teheran mostrava nuovi segnali di cedimento e Donald Trump respingeva come “totalmente inaccettabile” la controproposta iraniana al piano americano.

Le parole di Netanyahu

Il premier israeliano ha sostenuto che l’offensiva contro l’Iran ha già prodotto risultati importanti, ma non sufficienti.

“Penso che abbia ottenuto molto, ma non è finita, perché c’è ancora materiale nucleare, uranio arricchito, che deve essere portato fuori dall’Iran. Ci sono ancora siti di arricchimento che devono essere smantellati”, ha dichiarato Netanyahu.

Alla domanda se la guerra potesse terminare solo dopo l’eliminazione di questi elementi, il primo ministro israeliano ha risposto che l’obiettivo resta togliere il materiale nucleare dal territorio iraniano e smantellare gli impianti. Ma ha allargato il quadro anche ai missili balistici e alle milizie sostenute da Teheran, spiegando che un eventuale accordo dovrebbe coprire anche “i proxy”, cioè i gruppi armati appoggiati dall’Iran nella regione.

“Entrare e prenderlo”: l’ipotesi dell’intervento diretto

Il passaggio più duro è arrivato quando il giornalista ha chiesto come dovrebbe essere rimosso l’uranio altamente arricchito. Netanyahu ha risposto: “Si entra e lo si prende“, evitando di chiarire se l’operazione potrebbe avvenire con forze speciali israeliane, americane o con un meccanismo internazionale, sostenendo di non voler parlare di piani militari.

Il premier ha però lasciato aperta la porta all’uso della forza.

“Se può essere ottenuto con mezzi non militari, bene. Perché no? Ma se non sarà così, sia gli Stati Uniti sia Israele concordano, il presidente Trump e io, che se necessario possiamo colpirli di nuovo militarmente“, ha affermato.

E’ evidente che Israele non esclude una nuova azione diretta in Iran.

Il nodo delle scorte nucleari iraniane

Il punto centrale resta la sorte dell’uranio arricchito iraniano. Secondo Reuters, gli ispettori dell’Aiea non sono in grado di verificare la posizione di circa 440 chilogrammi di uranio arricchito al 60%, un livello vicino alla soglia militare del 90%. L’agenzia atomica delle Nazioni Unite ritiene che, se ulteriormente arricchito, quel materiale potrebbe essere sufficiente per produrre fino a dieci ordigni nucleari.

È proprio questa incertezza a rendere il dossier così esplosivo. Le strutture nucleari iraniane sono state colpite più volte, ma il materiale fissile, se nascosto in siti sotterranei o trasferito altrove, resta il vero elemento decisivo. Distruggere centrifughe e impianti rallenta un programma nucleare; rimuovere le scorte di uranio arricchito significa invece togliere a Teheran la leva più immediata.

La linea di Israele: non basta fermare l’arricchimento

La posizione di Netanyahu non è nuova, ma ora assume un peso diverso perché arriva dentro una crisi militare ancora aperta. Già il 15 febbraio 2026, il premier israeliano aveva detto che un accordo con l’Iran non avrebbe dovuto limitarsi a fermare temporaneamente l’arricchimento, ma avrebbe dovuto smantellare “l’equipaggiamento e l’infrastruttura” che rendono possibile arricchire uranio.

Israele non considera sufficiente una moratoria. Non basta che l’Iran prometta di non arricchire uranio per un certo numero di anni. Per Netanyahu, il rischio rimane finché Teheran conserva impianti, competenze operative, materiale fissile e reti regionali capaci di minacciare Israele attraverso Hezbollah, Hamas, Houthi e altre milizie.

La trattativa con Teheran e il rifiuto americano

La nuova presa di posizione israeliana arriva nello stesso giorno in cui Trump ha respinto la risposta iraniana al piano americano. Secondo il Guardian, la proposta di Washington prevedeva un quadro negoziale per riaprire lo Stretto di Hormuz e affrontare il dossier nucleare, includendo una moratoria sull’arricchimento fino a vent’anni, il trasferimento all’estero delle scorte di uranio altamente arricchito e lo smantellamento degli impianti nucleari.

Netanyahu: "Guerra non finisce finché scorte nucleari rimosse e siti smantellati"
Trump e Netanyahu

Teheran avrebbe risposto chiedendo la revoca delle sanzioni, la fine del blocco navale americano nello Stretto di Hormuz, garanzie contro nuovi attacchi e lo stop immediato alla guerra. Sul nucleare, l’Iran avrebbe proposto l’esportazione di una parte dell’uranio altamente arricchito e la diluizione del resto, ma avrebbe respinto lo smantellamento delle infrastrutture. Per Trump, questa risposta è stata “totalmente inaccettabile”.

Anche senza gli Usa

Il messaggio di Netanyahu restringe ulteriormente il margine della diplomazia. Se per Israele la guerra può finire solo dopo la rimozione dell’uranio e lo smantellamento dei siti, un accordo basato su garanzie parziali o verifiche rinviate rischia di non bastare. E se gli Stati Uniti non dovessero agire direttamente, Israele lascia intendere di potersi muovere da sola.