Berlino ospita oggi un passaggio rilevante della diplomazia europea sulla difesa. I leader di Germania, Francia, Italia, Regno Unito e Polonia si riuniscono nel formato E5, il tavolo informale che mette insieme cinque Paesi centrali per capacità militare, peso politico e ruolo nella sicurezza continentale.
L’incontro, promosso dal cancelliere tedesco Friedrich Merz, serve a coordinare le posizioni europee in vista del prossimo vertice Nato di Ankara. Ma il dossier più urgente resta l’Ucraina. La guerra avviata dalla Russia continua a condizionare ogni scelta strategica dell’Europa: dagli aiuti militari a Kiev alla produzione di munizioni, dalla difesa aerea alla sostenibilità industriale del sostegno occidentale.

Il formato E5 e il peso della guerra
Il formato E5 non è una nuova istituzione e non sostituisce né la Nato né l’Unione europea. È un meccanismo politico ristretto, utile per allineare rapidamente i Paesi europei che hanno maggiore peso militare e strategico.
Francia e Regno Unito restano le due potenze nucleari europee e dispongono di capacità di proiezione internazionale. La Germania ha avviato una fase di forte aumento della spesa militare. La Polonia è oggi uno degli attori più esposti e più determinati nel rafforzamento del fianco orientale, anche per la vicinanza geografica alla Russia e all’Ucraina. L’Italia partecipa al tavolo con l’obiettivo di restare nel nucleo delle decisioni europee sulla sicurezza, portando anche la propria attenzione al Mediterraneo e al fianco sud della Nato.
La presenza di Roma nel formato E5 è politicamente significativa: consente all’Italia di non restare ai margini del confronto tra le principali capitali europee proprio mentre si ridefiniscono priorità, risorse e responsabilità nella difesa comune.
Ucraina al centro dell’agenda
Il punto centrale del vertice è il sostegno all’Ucraina. I Paesi europei devono capire come mantenere nel tempo l’aiuto a Kiev, evitando che la guerra diventi un fattore di logoramento politico, industriale e finanziario.
Il tema non riguarda solo l’invio di armi. Riguarda la capacità europea di produrre munizioni, sistemi di difesa aerea, droni, componenti critici e strumenti logistici in quantità adeguate. La guerra ha mostrato che la sicurezza non dipende soltanto dai bilanci, ma anche dalla profondità delle filiere industriali e dalla rapidità con cui gli Stati riescono a trasformare decisioni politiche in capacità operative.
Per Germania, Polonia e Regno Unito il fronte orientale resta la priorità assoluta. Francia e Regno Unito ragionano anche in termini di deterrenza strategica. L’Italia condivide il sostegno a Kiev, ma insiste sulla necessità di una visione più ampia della sicurezza europea, che includa anche Mediterraneo, Nord Africa, Medio Oriente, rotte energetiche e stabilità del fianco sud.

Il nodo della spesa militare
Il vertice si inserisce in una fase in cui tutti gli alleati europei sono sotto pressione per aumentare la spesa militare. La richiesta americana di un maggiore contributo europeo alla sicurezza della Nato non è nuova, ma il contesto attuale la rende più stringente.
Il tema è delicato perché le condizioni di partenza non sono uguali. Germania e Polonia hanno margini politici e strategici diversi dall’Italia. Roma deve conciliare l’esigenza di rafforzare la difesa con vincoli di bilancio più severi e con un consenso interno più prudente sul riarmo.
La posizione italiana non nega la necessità di investire di più. Chiede però che il dibattito non si riduca a una sola percentuale di Pil. Per Roma contano anche qualità della spesa, ritorno industriale, interoperabilità, protezione delle aree strategiche e sostenibilità degli impegni nel tempo.
L’ombra di Trump
Il passaggio di Berlino avviene anche sullo sfondo delle tensioni tra Donald Trump e gli alleati europei. Il presidente americano ha più volte accusato la Nato di non fare abbastanza e ha spinto per un aumento drastico della spesa militare da parte degli europei.
Lo scontro personale degli ultimi giorni tra Trump e Meloni aggiunge un elemento di complessità.
Dopo Berlino, Antibes
Il calendario internazionale della premier proseguirà poi con il vertice intergovernativo Italia-Francia ad Antibes, in Costa Azzurra, giovedì 25 giugno 2026. Sarà il primo vertice bilaterale dall’entrata in vigore del Trattato del Quirinale, firmato nel 2021, e avrà un significato politico evidente: provare a rilanciare il rapporto tra Roma e Parigi dopo anni di rapporti alterni.

Il presidente francese Emmanuel Macron riceverà Meloni in una cornice scelta anche per il suo valore simbolico: una regione che richiama le cooperazioni transfrontaliere e mediterranee tra Italia e Francia. Al tavolo sono attesi anche diversi ministri dei due governi e un forum economico franco-italiano.
Difesa, industria, energia, migrazioni, Mediterraneo e dossier europei saranno inevitabilmente al centro del confronto. Dopo Berlino, Antibes diventa il secondo passaggio della stessa partita: capire quale ruolo l’Italia può giocare nella costruzione di una difesa europea più forte, senza perdere il proprio profilo nazionale e mediterraneo.