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“Livelli di violenza senza precedenti”: Berlino, Parigi, Roma e Londra scrivono a Israele. “Stop insediamenti illegali dei coloni in Cisgiordania”

Alla dichiarazione congiunta si sono uniti poi anche Canada, Norvegia e Paesi Bassi. “Vanificata alla radice la possibilità di creare uno stato palestinese”

“Livelli di violenza senza precedenti”: Berlino, Parigi, Roma e Londra scrivono a Israele. “Stop insediamenti illegali dei coloni in Cisgiordania”

Italia, Germania, Francia e Regno Unito hanno rivolto un nuovo appello al governo di Israele affinché interrompa l’espansione degli insediamenti dei coloni israeliani in Cisgiordania, definendoli un elemento che mette a rischio la possibilità di una soluzione politica fondata sulla creazione di due Stati.

La dichiarazione congiunta dei quattro Paesi europei arriva in una fase di forte tensione in Terra Santa, segnata dall’aumento degli episodi di violenza nella Cisgiordania occupata e dalle preoccupazioni della comunità internazionale per il futuro del processo di pace israelo-palestinese.

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Assedio in Cisgiordania

Al centro della contestazione c’è anche il progetto edilizio nell’area E1, situata tra Gerusalemme Est e l’insediamento israeliano di Ma’ale Adumim, una zona considerata strategica perché il suo sviluppo potrebbe influire sulla continuità territoriale di un futuro Stato palestinese.

“Livelli di violenza senza precedenti” contro i civili

Nel documento comune, Roma, Berlino, Parigi e Londra hanno espresso particolare preoccupazione per il deterioramento della situazione sul terreno, denunciando un aumento delle aggressioni e delle tensioni tra comunità palestinesi e coloni israeliani.

La dichiarazione sottolinea che “la violenza dei coloni ha raggiunto livelli senza precedenti” e richiama Israele alla responsabilità di garantire la protezione dei civili e il rispetto del diritto internazionale.

Secondo i quattro governi europei, la crescita degli insediamenti rischia di compromettere definitivamente la possibilità di arrivare a una soluzione negoziata, perché modifica gli equilibri territoriali della Cisgiordania e rende più complessa la creazione di uno Stato palestinese indipendente e sostenibile.

Il nodo della Cisgiordania e la soluzione dei due Stati

Gli insediamenti israeliani in Cisgiordania rappresentano da decenni uno dei principali punti di contrasto nel conflitto israelo-palestinese. La maggior parte della comunità internazionale li considera illegali secondo il diritto internazionale, mentre il governo israeliano sostiene una posizione diversa, ritenendo che il territorio sia oggetto di una disputa politica e storica.

Per i Paesi firmatari della dichiarazione, però, l’espansione delle colonie rischia di “vanificare alla radice” la possibilità di creare uno Stato palestinese, riducendo gli spazi disponibili per un futuro accordo.

Il progetto E1, in particolare, è considerato un punto critico perché potrebbe dividere ulteriormente il territorio palestinese e ostacolare la continuità geografica necessaria per un eventuale Stato indipendente.

Anche Canada, Norvegia e Paesi Bassi si uniscono all’appello

Alla posizione espressa da Italia, Germania, Francia e Regno Unito si sono aggiunti successivamente anche Canada, Norvegia e Paesi Bassi, ampliando il fronte diplomatico contrario alla costruzione di nuovi insediamenti.

Il messaggio condiviso dai Paesi coinvolti è che nuove espansioni territoriali nella Cisgiordania rischiano di allontanare ulteriormente la prospettiva di un negoziato e di alimentare una spirale di tensione.

La richiesta comune è quella di fermare le decisioni unilaterali e preservare le condizioni necessarie per una soluzione politica che garantisca sicurezza agli israeliani e diritti ai palestinesi.

Il richiamo di Papa Leone XIV: “Cessino le violenze contro la popolazione civile palestinese”

Alla pressione diplomatica internazionale si è aggiunto anche il richiamo di Papa Leone XIV, che ha espresso preoccupazione per l’aumento delle violenze in Terra Santa, con particolare riferimento alla situazione in Cisgiordania.

Durante l’Angelus del 16 agosto 2026, celebrato a Castel Gandolfo, il Pontefice ha rivolto un appello affinché cessino le violenze contro i civili palestinesi e ha chiesto alla comunità internazionale di favorire la ripresa di un percorso politico.

“Rinnovo il mio appello affinché cessino le ripetute violenze contro la popolazione civile palestinese in Cisgiordania”, ha dichiarato Papa Leone XIV, chiedendo inoltre che “progredisca la soluzione a due Stati per una pace giusta e duratura”.

Il Pontefice aveva già espresso, nelle settimane precedenti, forte preoccupazione per l’inasprimento della situazione in Terra Santa, invitando tutte le parti coinvolte a sospendere gli attacchi e a riaprire spazi di dialogo e diplomazia.

Una crisi che mette alla prova la diplomazia internazionale

La posizione assunta dai governi europei e il richiamo del Vaticano arrivano in un momento in cui la situazione in Cisgiordania continua a rappresentare uno dei principali ostacoli alla stabilità del Medio Oriente.

La questione degli insediamenti rimane al centro del confronto internazionale: un tema che continua a intrecciare sicurezza, diritto internazionale e la difficile prospettiva di una soluzione definitiva del conflitto israelo-palestinese.