“Cessino le ripetute violenze contro la popolazione civile palestinese in Cisgiordania”.
È l’appello lanciato da Papa Leone XIV domenica 16 agosto, al termine dell’Angelus a Castel Gandolfo. Il Pontefice ha chiesto anche alla comunità internazionale di intervenire perché possa avanzare “la soluzione a due Stati, per una pace giusta e duratura”.
Le parole arrivano dopo giorni di forte tensione in Cisgiordania, e in particolare attorno al villaggio di Qusra, a sud di Nablus.

Qusra, l’assedio iniziato nel weekend dell’8-9 agosto
La crisi nel villaggio è cominciata nel weekend dell’8-9 agosto, quando alcuni coloni israeliani hanno chiuso la strada verso tre abitazioni palestinesi e montato una tenda davanti alle case. Secondo residenti e autorità locali, erano stati interrotti anche acqua ed elettricità, lasciando circa 15 persone, compresi bambini, praticamente isolate.

Il 12 agosto militari israeliani hanno tentato di sgomberare l’avamposto improvvisato, arrivando anche allo scontro con alcuni coloni. L’esercito israeliano ha definito l’iniziativa “illegale, riprovevole e inaccettabile”.
Il 13 agosto la pressione internazionale è aumentata. L’ambasciatore americano in Israele Mike Huckabee, noto per le sue posizioni storicamente favorevoli agli insediamenti, ha definito i responsabili dell’assedio “terroristi israeliani”. Il giorno successivo, 14 agosto, fonti americane e israeliane hanno riferito che la Casa Bianca stava facendo pressione su Benjamin Netanyahu perché condannasse pubblicamente l’azione dei coloni.
L’allarme dell’Onu
L’intervento del Papa si inserisce però in una situazione che precede il caso Qusra. Il 29 luglio, l’Ufficio dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani aveva denunciato un forte aumento delle violenze dei coloni in Cisgiordania. Secondo i dati Onu citati allora, dall’inizio del 2026 erano stati uccisi 18 palestinesi in episodi collegati ai coloni, già più dei 17 registrati nell’intero 2025.
Le Nazioni Unite hanno inoltre segnalato aggressioni, incendi, danneggiamenti di proprietà e pressioni sulle comunità palestinesi per costringerle ad abbandonare alcune aree. Israele respinge l’accusa di sostenere sistematicamente queste violenze e sostiene di intervenire contro le azioni illegali.
Un altro caso che ha attirato l’attenzione della Chiesa riguarda Taybeh, uno degli ultimi villaggi palestinesi interamente cristiani. Il 9 agosto l’esercito israeliano ha dichiarato l’area zona militare chiusa ai non residenti, spiegando che la misura serviva a impedire nuovi attacchi da parte dei coloni.
Il 15 agosto, giorno dell’Assunzione, il patriarca latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa si è recato personalmente a Taybeh.
“Continueremo a fare tutto ciò che è in nostro potere per preservare la presenza ecclesiale qui e in tutta la Terra Santa”, ha detto durante la visita.
Pizzaballa a los cristianos de Taybeh: «Sean valientes. No tengan miedo»https://t.co/Ruobcy5k17
— InfoVaticana (@Infovaticana) August 17, 2026
L’appello di Leone XIV è arrivato il giorno successivo, 16 agosto.
Il Papa rilancia i due Stati
Nel suo intervento il Pontefice non ha citato direttamente né Qusra né i coloni israeliani. Ha però parlato esplicitamente delle “ripetute violenze contro la popolazione civile palestinese in Cisgiordania”, collegando la tutela dei civili a una questione politica più ampia: la necessità di far avanzare la soluzione dei due Stati.
La posizione della Santa Sede è nota da tempo, ma arriva in una fase nella quale la prospettiva di uno Stato palestinese è sottoposta a pressioni crescenti per l’espansione degli insediamenti israeliani.
Il 29 luglio, proprio nel suo rapporto sulla Cisgiordania, l’Onu aveva ricordato che nel 2026 il governo israeliano aveva ulteriormente accelerato la creazione e il riconoscimento di nuovi insediamenti. La maggioranza della comunità internazionale considera gli insediamenti nei territori occupati contrari al diritto internazionale; Israele respinge questa interpretazione e definisce la Cisgiordania un territorio conteso.