L’Iran apre una nuova finestra diplomatica con gli Stati Uniti e propone un percorso rapido per fermare le ostilità: un piano di sette giorni che prevede il cessate il fuoco, la riapertura dello Stretto di Hormuz e la ripresa dei negoziati sul programma nucleare iraniano.
A rivelare i dettagli della proposta è stato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, durante un incontro con i giornalisti a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Il piano sarebbe stato consegnato a Washington attraverso intermediari e riprenderebbe in larga parte gli impegni contenuti in un precedente memorandum d’intesa raggiunto a giugno e poi fallito.
Araghchi arriving back to the UN for more meetings pic.twitter.com/Lnck4RcNt8
— Gabriel Elizondo (@elizondogabriel) September 24, 2026
Araghchi: “Se Washington dà l’ok, noi ci siamo”
Il capo della diplomazia iraniana ha spiegato che Teheran sarebbe pronta ad attuare l’intesa in tempi molto brevi.
“Abbiamo presentato agli Stati Uniti, tramite intermediari, un piano secondo cui, al verificarsi di determinate condizioni, lo Stretto di Hormuz verrebbe riaperto al termine del settimo giorno e i colloqui riprenderebbero“, ha dichiarato Araghchi.
Secondo il ministro iraniano, l’obiettivo sarebbe arrivare a un accordo prima delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti.
“Sarebbe preferibile raggiungere un accordo prima delle midterm“, avrebbe spiegato Araghchi, lasciando intendere che anche il calendario politico americano rappresenta un elemento di valutazione nelle trattative.
Il nodo centrale: lo Stretto di Hormuz
Al centro della proposta c’è lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo, attraverso cui transita una quota significativa del commercio energetico globale. Secondo la proposta iraniana, la riapertura dello stretto arriverebbe al termine dei sette giorni previsti dal piano, dopo una serie di condizioni preliminari.
Teheran chiede agli Stati Uniti: la fine delle ostilità; la rimozione del blocco navale imposto all’Iran; lo sblocco di beni iraniani congelati; la revoca delle sanzioni sul petrolio e l’avvio immediato di nuovi colloqui sul dossier nucleare. Le condizioni, secondo Araghchi, sarebbero sostanzialmente quelle già previste dal memorandum di giugno, ma con una tempistica molto più rapida.
Il precedente di giugno e il tentativo di riaprire la diplomazia
La proposta arriva dopo il fallimento di un precedente accordo temporaneo tra Teheran e Washington. Secondo le ricostruzioni diplomatiche, il nuovo piano rappresenterebbe una versione accelerata di quell’intesa: non più un percorso di circa due mesi per arrivare al negoziato sul nucleare, ma una road map concentrata in una settimana. La diplomazia torna quindi al centro dopo settimane di tensioni militari e di pressioni internazionali.
Un funzionario statunitense citato nei colloqui ha parlato di discussioni “positive e costruttive” attraverso intermediari, precisando però che Washington non intende concludere un accordo in modo affrettato.
Pezeshkian: “Sono gli Usa a dover decidere se porre fine alla guerra”
Anche il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha rilanciato la linea diplomatica.
In un’intervista a Fox News, Pezeshkian ha dichiarato: “Sono gli Usa a dover decidere se porre fine alla guerra“, sostenendo che l’Iran non avrebbe scelto il conflitto ma avrebbe reagito a un attacco subito. “Quando possiamo risolvere le questioni attraverso il dialogo, non dovremmo ricorrere a ucciderci a vicenda“, ha aggiunto il presidente iraniano, ribadendo la disponibilità di Teheran a raggiungere un’intesa con il presidente americano Donald Trump.
Gli Stati Uniti non hanno chiuso la porta al confronto, ma non hanno annunciato un accordo. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha riferito che un incontro tra funzionari americani e iraniani, mediato dal Qatar, non ha prodotto una svolta decisiva, pur lasciando aperto il canale diplomatico.