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Iran, la frenata di Trump: stop ai raid sulle centrali energetiche e accordo in 15 punti

Teheran però per il momento smentisce: "E' una fake news per calmare i mercati

Iran, la frenata di Trump: stop ai raid sulle centrali energetiche e accordo in 15 punti

A poche ore dalla scadenza dell’ultimatum statunitense sullo Stretto di Hormuz, nella giornata di lunedì 23 marzo 2026, il presidente Donald Trump ha sorpreso il mondo annunciando un possibile accordo in 15 punti con l’Iran, che prevederebbe la rinuncia di Teheran allo sviluppo di armi nucleari.

Il tycoon ha parlato anche di un “cambio di regime” in corso a Teheran, mentre la Repubblica islamica ha subito smentito qualsiasi colloquio, denunciando le dichiarazioni come “fake news” mirate a manipolare i mercati globali.

Iran, la frenata di Trump: stop ai raid sulle centrali energetiche e accordo in 15 punti
Mojtaba Khamenei, la Guida suprema

Trump annuncia l’accordo e rinvia i raid

Il 23 marzo 2026, prima di partire per Memphis, Trump ha dichiarato ai giornalisti che l’Iran avrebbe accettato di rinunciare all’arma atomica e che l’accordo sui 15 punti è “in via di definizione”. Ha precisato che le conversazioni con Teheran sono “approfondite, dettagliate e costruttive” e continueranno per tutta la settimana. Di conseguenza, i raid programmati contro le centrali energetiche iraniane sono stati momentaneamente rinviati, con la strategia statunitense estesa di cinque giorni, subordinata all’esito dei colloqui. Sul terreno, intanto, Israele ha intensificato i bombardamenti a Teheran.

Le richieste degli Stati Uniti e le condizioni iraniane

Washington mira a ottenere da Teheran la sospensione dei programmi missilistici, l’arresto dell’arricchimento dell’uranio e lo smantellamento degli impianti nucleari principali, insieme a protocolli rigorosi di sorveglianza internazionale e a nuovi accordi regionali sul controllo degli armamenti.

Teheran, tuttavia, ha posto le proprie condizioni per sedersi a trattare, sottolineando la necessità di garanzie contro futuri conflitti, la chiusura delle basi statunitensi in Medio Oriente, risarcimenti economici e la fine delle operazioni contro i gruppi armati filo-iraniani. Fondamentale per l’Iran resta anche l’istituzione di un nuovo regime giuridico per lo Stretto di Hormuz, che al momento è di fatto bloccato. Alcune fonti indicano che l’Iran potrebbe imporre una tassa di transito da due milioni di dollari e ha minacciato il posizionamento di mine marine se le coste o le isole iraniane fossero attaccate.

Il dialogo internazionale e le smentite di Teheran

Lo Stretto di Hormuz è stato al centro di una telefonata tra Trump e il primo ministro britannico Keir Starmer, definita “costruttiva” da Downing Street. I due leader hanno discusso della necessità di riaprire questa via d’acqua, considerata cruciale per la stabilità del mercato energetico globale.

Intanto, la televisione di Stato iraniana Irib ha ribadito che la posizione del Paese sullo Stretto “non è cambiata” e che non ci sono stati colloqui con gli Stati Uniti. L’agenzia Fars aveva già smentito la possibilità di incontri tra Washington e Teheran, definendo le dichiarazioni di Trump un tentativo di eludere le conseguenze delle sue minacce alle infrastrutture energetiche iraniane.

Secondo fonti iraniane, i negoziati non coinvolgono la Guida Suprema Mojtaba Khamenei, ma sono condotti dal presidente del Parlamento, Mohammad-Bagher Ghalibaf, mentre gli Stati Uniti dialogano con la “persona più importante” del Paese senza coinvolgere direttamente il vertice religioso-politico.

Il punto di vista israeliano

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha confermato di aver parlato con Trump, sottolineando che i successi militari israeliani e statunitensi potrebbero essere tradotti in un accordo capace di tutelare gli interessi strategici di entrambi i Paesi. Al tempo stesso, Netanyahu ha chiarito che Israele continuerà a colpire sia l’Iran che il Libano, riducendo il programma missilistico e nucleare e colpendo duramente Hezbollah, mentre l’azione contro gli scienziati nucleari iraniani prosegue senza sosta.

Mediazione internazionale e sicurezza della navigazione

Paesi terzi stanno cercando di organizzare un incontro a Islamabad tra Ghalibaf, altri funzionari iraniani e gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, con possibile partecipazione del vice presidente JD Vance. Nel frattempo, l’ufficio del presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha reso noto che sono state adottate misure per garantire il passaggio sicuro delle navi non appartenenti agli Stati Uniti o a Israele attraverso lo Stretto di Hormuz, prevedendo il coordinamento necessario con le autorità marittime.

Impatto sul mercato globale e il “no” britannico

L’escalation militare attorno all’Iran ha provocato il blocco dello Stretto, passaggio cruciale per le esportazioni di petrolio e gas naturale liquefatto dai Paesi del Golfo, con effetti diretti sui mercati globali e sulla produzione energetica della regione.

Nel frattempo, il ministro della Difesa britannico John Healey ha ribadito che il Regno Unito non permetterà agli Stati Uniti di utilizzare le basi britanniche per attacchi contro infrastrutture energetiche iraniane, autorizzando l’uso delle installazioni esclusivamente a scopi difensivi.