La crisi climatica e ambientale torna a spaventare a pochi giorni dalla tragedia dell’alluvione in Nepal e Tibet.
Improvvisa inondazione nel Grand Canyon: un morto e 15 dispersi
Sabato 29 agosto 2026, infatti, nell’immensa e suggestiva gola naturale del Grand Canyon, negli Stati Uniti, si è verificata un’improvvisa inondazione che ha provocato la morte di una persona, con altre 15 che risultano disperse. A darne notizia è stato il National Service Park.
Inondazioni al Grand Canyon, torrenti di acqua e fango. Tronchi e altri detriti trasportati dalla corrente dei fiumi in piena #ANSA pic.twitter.com/deDiadfMPw
— Agenzia ANSA (@Agenzia_Ansa) August 31, 2026
L’inondazione ha colpito l’area di Bright Angel Canyon e Phantom Ranch: decine di visitatori sono stati evacuati, mentre l’unica conduttura idrica a servizio del parco è stata danneggiata (turisti e residenti della zona, al momento, sono rimasti senz’acqua). L’ondata di fango e detriti ha spazzato via i ponti del Bright Angel Creek.
La vittima, un 46enne, è stata recuperata nei pressi di Crystal Rapids, lungo il fiume Colorado nell’Arizona settentrionale. Molte testimonianze di chi era presente hanno riferito di un evento rapido ed estremo.
Fenomeno legato alla crisi climatica
In trenta minuti, infatti, sono caduti sull’altopiano di Kaibab circa 2,5 centimetri di acqua. Questo accumulo non è stato assorbito dal terreno, precipitando a valle. Un gruppo di escursionisti ha raccontato di essersi trovato di fronte a “cascate spuntate dal nulla”, oltre che a un muro di fango e rocce.
Le analisi riguardo al fenomeno sono in corso, tuttavia è inevitabile riportare l’accaduto alle problematiche relative alla crisi climatica. Il sud-ovest degli USA, infatti, da tempo sta affrontando una siccità cronica che inaridisce e indurisce la terra.
Il riscaldamento globale, invece, ha estremizzato il ciclo dell’acqua, provocando piogge sempre più violente e concentrate. L’acqua che cade sul suolo desertico e impermeabile, che non assorbe l’umidità, si incanala in passaggi stretti e sui ripidi dislivelli del Grand Canyon, dando così origine ad alluvioni di fango e detriti.
Alluvione Nepal: le vittime salgono a 919
Nel frattempo, in Nepal e Tibet non si ferma la macchina dei soccorsi, impegnati a individuare i corpi di vittime e dispersi a seguito del devastante alluvione che, mercoledì 26 agosto 2026, ha colpito il distretto di Rasuwa.
Purtroppo, come riferito dalle autorità himalayane, il numero dei decessi è salito drasticamente, raggiungendo quota 919, mentre i dispersi, invece, sono 4.793.
Tra loro ci sono 933 lavoratori intrappolati nei tunnel di diversi progetti idroelettrici in Nepal (come quello della centrale Upper Trishuli). Nel numero di dispersi si conta anche Marco Ratto (ligure di Rapallo), Luca Barachini e Patrizia Marziale (italiani che vivono a Lugano, in Svizzera), nostri tre connazionali di cui non sia ha notizia dal giorno dell’alluvione.
L’agenzia nazionale nepalese che gestisce le situazioni di emergenza, invece, ha fatto sapere che finora sono state tratte in salvo 10.451 persone, tra cui una bambina di 6 anni che è rimasta sotto le macerie per 60 ore.
Allerta per risalita livello fiumi
A complicare le cose, sia per l’incolumità pubblica, sia per l’intervento dei soccorritori, è la possibilità di nuove inondazioni nella zona.
Le autorità nepalesi, infatti, stanno mettendo in guardia la popolazione perché il livello del fiume Bhotekoshi continua a salire. Domenica 30 agosto 2026, sui cellulari dei residenti sono stati inviati avvisi di allerta alluvioni