La Francia prova a riportare lo Stretto di Hormuz al centro dell’azione diplomatica delle Nazioni Unite. Nella notte tra lunedì 21 e martedì 22 settembre 2026, mentre a New York sono riuniti i leader mondiali per l’81ª Assemblea generale dell’Onu, fonti diplomatiche francesi hanno fatto sapere che Parigi sta lavorando a una nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza per garantire la libertà di navigazione nello stretto.
“La Francia intende collaborare con gli americani e i propri partner a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza che garantisca la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”, ha spiegato una fonte diplomatica.
La Francia è la presidente di turno
Per tutto il mese di settembre 2026 la Francia detiene la presidenza di turno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, circostanza che offre a Parigi un ruolo centrale nella definizione dell’agenda e nell’organizzazione dei lavori dell’organismo.
L’iniziativa arriva inoltre durante la settimana dell’Assemblea generale dell’Onu, quando a New York sono presenti capi di Stato, ministri degli Esteri e delegazioni provenienti da tutto il mondo. Una concentrazione diplomatica che facilita incontri bilaterali e trattative informali alla ricerca di un compromesso.
Il problema è urgente. A quasi sette mesi dall’inizio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, il traffico attraverso Hormuz resta fortemente ridotto e irregolare. Secondo i dati di navigazione analizzati da Reuters, nel fine settimana del 19 e 20 settembre soltanto 17 navi commerciali adibite al trasporto di materie prime hanno attraversato lo stretto, contro 37 nella settimana precedente. Prima della guerra i transiti erano in media circa 125 al giorno.
E’ una sorta di navigazione a intermittenza: lo stretto non è materialmente chiuso a ogni nave, ma non può nemmeno essere considerato una rotta commerciale normalmente accessibile. Ed è proprio su questo punto che Parigi vuole intervenire: trasformare il principio della libertà di navigazione in una cornice internazionale più stabile e riconosciuta.
Macron vede Trump: “Agire insieme”
A rafforzare il pressing diplomatico francese è stato anche il faccia a faccia tra Emmanuel Macron e Donald Trump, avvenuto il 21 settembre a New York, a margine dell’Assemblea generale dell’Onu. Dopo l’incontro, definito “molto costruttivo”, Macron ha spiegato che Francia e Stati Uniti hanno deciso di “agire insieme” per ridurre le tensioni sui mercati energetici, proteggere le infrastrutture critiche in Medio Oriente e garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.
Dès mon arrivée à New York, j’ai rencontré le président Donald Trump.
Nous avons décidé d’agir ensemble pour résorber les tensions sur les marchés de l’énergie, en protégeant les infrastructures critiques au Moyen-Orient et la liberté de navigation dans le détroit d’Ormuz.… pic.twitter.com/1B3WyPWGH0
— Emmanuel Macron (@EmmanuelMacron) September 22, 2026
L’Onu è già intervenuta a marzo
Quello francese non sarebbe il primo tentativo del Consiglio di Sicurezza di affrontare la crisi. L’11 marzo 2026 il Consiglio aveva approvato la risoluzione 2817, che richiamava la libertà di navigazione nel Golfo e nello Stretto di Hormuz e condannava gli attacchi e le minacce alla sicurezza dei Paesi della regione. Il provvedimento era stato adottato dopo l’avvio delle ostilità del 28 febbraio.
Quella risoluzione non è però riuscita a ristabilire condizioni normali di navigazione. Nelle settimane successive era quindi iniziato un confronto molto più difficile su come proteggere concretamente le navi commerciali e su quale ruolo potessero avere le forze militari internazionali.
Il precedente che pesa: il veto di Cina e Russia
Il passaggio più delicato è arrivato il 7 aprile 2026. Quel giorno il Consiglio di Sicurezza ha votato una nuova proposta avanzata dal Bahrein, che puntava a rafforzare il coordinamento internazionale per la protezione della navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz. Il testo ha ottenuto 11 voti favorevoli, mentre Colombia e Pakistan si sono astenuti. Ma Cina e Russia, entrambi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, hanno votato contro, bloccando la risoluzione con il loro potere di veto.
Pechino e Mosca avevano contestato l’impostazione del testo, giudicandolo eccessivamente sbilanciato nei confronti dell’Iran e temendo che potesse offrire una copertura politica ad azioni militari non autorizzate. E’ questo il nodo che la diplomazia francese dovrà provare a sciogliere.
Per essere approvato dal Consiglio di Sicurezza, un testo deve ottenere almeno nove voti favorevoli e, soprattutto, non subire il veto di uno dei cinque membri permanenti: Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Cina e Russia. La Francia dovrà cercare una formulazione sufficientemente forte da produrre conseguenze pratiche, ma abbastanza equilibrata da non essere interpretata da Cina e Russia come una legittimazione delle operazioni militari occidentali contro l’Iran.
Una crisi che ora si intreccia anche con il Mar Rosso
A rendere ancora più urgente il dossier è la contemporanea riapertura della crisi nello Yemen e nell’area di Bab el-Mandeb. Negli ultimi giorni gli Houthi hanno intensificato le operazioni militari contro l’Arabia Saudita, mentre il traffico navale nel Mar Rosso resta sotto osservazione. Anche a Bab el-Mandeb è stato registrato un calo dei transiti nel fine settimana appena trascorso.
Per il commercio mondiale significa avere contemporaneamente sotto pressione due delle principali strozzature marittime tra Asia, Medio Oriente ed Europa. Hormuz condiziona soprattutto petrolio e gas provenienti dal Golfo Persico. Bab el-Mandeb controlla invece l’accesso meridionale al Mar Rosso e quindi alla rotta verso il Canale di Suez. Una crisi simultanea dei due passaggi aumenterebbe ulteriormente costi assicurativi, noli, tempi di consegna e rischi per le catene globali di approvvigionamento.