In Yemen

L’offensiva degli Houthi rischia di bloccare lo stretto di Bab el Mandeb e aggravare la crisi petrolifera

Un attacco che fa salire il prezzo del petrolio. Il principe saudita chiama Trump per chiedere di colpire la milizia ribelle sostenuta dall'Iran: al momento gli USA forniscono sostegno di intelligence

L’offensiva degli Houthi rischia di bloccare lo stretto di Bab el Mandeb e aggravare la crisi petrolifera

In Medio Oriente, attorno alla Penisola Arabica, è caos puro.

Da febbraio a oggi, come risaputo, la guerra tra Iran e Stati Uniti sta interessando lo stretto di Hormuz, rallentando (in alcuni momenti anche bloccando) i traffici di petrolio, con drastiche conseguenze sul mercato energetico internazionale.

Lo stretto di Hormuz divide il Golfo Persico dal Golfo dell’Oman (Ovest-Est) e l’Iran dalla Penisola Arabica (Nord-Sud)

Ma nel corso dell’estate, un’altra area marittimo-geografica fondamentale per i commerci di combustibili è finita al centro di scontri militari: stiamo parlando dello stretto di Bab el Mandeb, cioè quello che, diametralmente opposto a Hormuz, divide il Mar Rosso dal Golfo di Aden (Ovest-Est) e  la Penisola Arabica dall’Africa (Nord-Sud).

Stretto di Bab el Mandeb

Nel dettaglio, ad accrescere le tensioni in quella zona sono stati gli Houthi, cioè una milizia (sciita e filoiraniana, finanziata da Teheran, ma più indipendente dai Pasdaran rispetto ad Hezbollah o Hamas) che controlla gran parte dello Yemen del Nord (Stato a Sud-Ovest della Penisola Arabica), inclusa la capitale Sana’a.

Chi sono gli Houthi

Un’influenza ottenuta al termine della guerra civile avvenuta in Yemen tra il 2014 e il 2022 e che ha visto opposti gli Houthi al governo centrale, sostenuto dall’Arabia Saudita. L’ambizione della milizia, tuttavia, è quella di arrivare a controllare tutto lo Stato, compresi i territori a Sud sotto il governo centrale, tra cui lo stretto di Bab el Mandeb.

Proprio in quest’ottica, sebbene all’inizio del conflitto Iran-USA abbiano scelto di stare in disparte lanciando solo attacchi sporadici contro Israele, nelle ultime settimane hanno intensificato gli attacchi sia contro gli avversari yemeniti, sia contro l’Arabia Saudita (offensive che hanno riguardato anche petrolifere nel Mar Rosso). Una strategia che, come affermato in un’inchiesta di Reuters, sarebbe stata possibile anche grazie all’aiuto di Teheran: a luglio, funzionari Houthi sarebbero tornati dai funerali di Ali Khamenei (ex Guida Suprema dell’Iran) con un aereo carico di oro e missili (anche se sia la milizia ribelle, sia i Pasdaran negano tutto).

Droni e missili, infatti, si sono scagliati recentemente contro quattro città saudite e diversi impianti petroliferi, colpendo anche obiettivi e basi militari yemenite in cui l’Arabia avrebbe concentrato forze per una presunta futura offensiva contro gli Houthi.

Gli attacchi in Yemen

In particolare, gli attacchi si sono verificati attorno alla città di Taiz, per poi scendere verso la città di Mocha. Gli yemeniti si sono dovuti così spostare verso Dhubab, che si affaccia proprio sullo stretto di Bab el Mandeb, al fine di proteggerla da un assalto degli Houthi.

I corrispondenti sul campo di Al Jazeera ha riferito che, al termine di un’offensiva di 18 ore, gli Houthi avrebbero conquistato un ultimo tratto della costa yemenita sul Mar Rosso, tanto da garantirsi il pieno controllo dell’intero litoraleFrance Presse ha confermato l’indiscrezione, aggiungendo che i ribelli ora avrebbero completa influenza sullo stretto di Bab el Mandeb.

Sale il prezzo del petrolio

Come anticipato, un’interdizione di questo snodo marittimo potrebbe peggiorare drasticamente la situazione dei traffici commerciali di petrolio, già grave per quanto sta accadendo a Hormuz. L’Arabia Saudita, infatti, in questi mesi ha dirottato il 70% delle esportazioni verso la rotta che passa da Bab el Mandeb.

A seguito degli attacchi Houthi, il prezzo del Brent, la principale quotazione europea del petrolio, è salito sopra i 100 dollari al barile, prima volta da luglio.

Il principe saudita chiama Trump

Ecco perché, come riferito da Axios che ha citato due funzionari USA, giovedì 10 settembre 2026, il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha chiamato due volte il presidente americano Trump, esortandolo a lanciare attacchi contro gli Houthi. Il capo della Casa Bianca avrebbe però rifiutato, affermando che gli Stati Uniti non hanno in programma un’offensiva simile, ma che forniranno all’Arabia Saudita informazioni di intelligence sui ribelli yemeniti.

Sempre Axios aggiunge però che negli USA cresce la preoccupazione del conflitto in Yemen. Due fonti informate sui fatti hanno riferito che l’ammiraglio Brad Cooper, comandante del Comando centrale degli Stati Uniti (CentCom), si è recato in Arabia Saudita per incontri urgenti di coordinamento. Anche la CNN ha parlato di consiglieri militari USA che danno supporto su intelligence, individuazione di target e dati geospaziali.