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FANTAPOLITICA O REALTA'

Mai troppo convinto sulla guerra, Lavrov esce allo scoperto: "Non ritardare i negoziati"

La piega presa dalla guerra sembrerebbe aver di nuovo isolato, anche dentro al Cremlino, il numero uno russo. Il malcontento di politici e militari è forte.

Mai troppo convinto sulla guerra, Lavrov esce allo scoperto: "Non ritardare i negoziati"
Esteri 12 Settembre 2022 ore 18:16

L'avvicinarsi del 200° giorno di guerra dopo l'invasione della Russia all'Ucraina sta riproponendo un clamoroso tormentone che aveva trovato vasta eco proprio poco prima dell'inizio del conflitto: Vladimir Putin ha le ore contate?

Altro che guerra lampo, i malumori e le "ribellioni" di chi conta

In quelle occasioni nell'ipotizzare una sorta di ribaltone al Cremlino si era parlato di condizioni di salute precarie per Putin (senza mezzi termini si faceva riferimento a un tumore al cervello) e addirittura di un golpe che l'avrebbe spodestato dal potere.

In realtà poi l'alta tensione Russia-Ucraina-Europa ha preso la piega che tutti ormai purtroppo conosciamo e la leadership dello "zar" non sembrava più in discussione.

L'andamento della guerra (doveva essere una guerra lampo, ma si sta rivelando esattamente il contrario con perdite economiche e di uomini seppur la situazione dell'Ucraina sia drammatica) sta però portando soprattutto in questi ultimi giorni a considerazioni diverse e la posizione di Putin sta tornando in discussione.

Putin in discussione, altro che rinascita dell'Urss

Perché in questi ultimi giorni il malessere nei confronti delle strategie del numero uno del Cremlino sembra essere stato manifestato addirittura da un pezzo da novanta come il ministro degli Esteri Sergey Lavrov, uno che proprio poco prima dell'esplodere del conflitto e subito dopo non era stato certo tenero nella disamina dei rapporti della Russia con il resto dell'Europa e in particolar modo appunto con l'Ucraina.

Le parole del ministro, un messaggio a Putin?

Ma il prolungarsi dell'invasione e degli obiettivi di conquista sta facendo un po' "cambiare tiro" tanto che proprio Lavrov ha commentato:

"Noi non rifiutiamo i negoziati, ma chi rifiuta deve capire che più ritarda questo processo, più difficile sarà negoziare".

Un messaggio rivolto a Putin? Quasi certamente per alcuni.

Tradotto: muoviamoci a chiudere questa partita, ma mettendo la parola fine alla guerra attraverso la firma di un documento.

E del resto in molti ricordano come proprio Lavrov fosse contrario e si fosse poi "convinto" all'invasione cammin facendo.

La "liberazione" di Kharkiv, la "minaccia" del capo ceceno

D'altronde, la "liberazione" di Kharkiv dai russi sta ribaltando tutte le carte in tavola. Il malessere è ormai sempre più evidente e allo scoramento delle truppe si affianca in parallelo la diffidenza dei vertici militari.

Basti pensare alla clamorosa presa di posizione del capo ceceno Ramzan Kadyrov che ha sbottato:

"Ci sono stati errori e se non si cambia strategia, andrò io a spiegarlo ai vertici di Mosca, stiamo vivendo l'Inferno".

Lo studio sulle sanzioni, i conti in Cambogia e la fuga ai Caraibi

Il tutto mentre uno studio austriaco sembra testimoniare che le sanzioni alla Russia sembrano funzionare, tanto che il ceto medio sta aprendo conti correnti su banche moldave e cambogiane (!) per raggirare i rischi di embarghi.

E i ricconi cacciati da mezza Europa? Gli oligarchi secondo gli ultimi stanno trovando rifugio in Turchia e ai Caraibi facendo la felicità dei Governi locali.

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