Gravi disordini

Francia nel caos, oltre 2.300 fermi: il ministro dell’Interno si dimette, Macron lo blocca. “Abbiamo fallito”

Dopo due giorni di scontri, incendi e saccheggi, nuove tensioni a Parigi e Marsiglia: chiuso il Louvre

Francia nel caos, oltre 2.300 fermi: il ministro dell’Interno si dimette, Macron lo blocca. “Abbiamo fallito”

La Francia continua a fare i conti con una delle più gravi ondate di disordini degli ultimi anni. Dopo le manifestazioni del 17 e 18 ottobre 2026, degenerate in violenti scontri con la polizia, incendi e saccheggi, la tensione resta alta anche oggi. Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha presentato le dimissioni, respinte dal presidente Emmanuel Macron, mentre il governo cerca di contenere le proteste e affrontare le conseguenze economiche delle devastazioni.

Alle 8 di lunedì 19 ottobre, secondo il ministro della Giustizia Gérald Darmanin, le persone poste in stato di fermo dall’inizio delle violenze erano 2.331. Quasi mille gli agenti feriti secondo il bilancio diffuso dalle autorità. Migliaia di attività commerciali hanno subito danni, per un valore stimato nell’ordine delle centinaia di milioni di euro.

Perché la Francia protesta: carovita, salari e scuola

La mobilitazione nazionale di sabato 17 ottobre è nata dal malcontento per l’aumento del costo della vita, il rincaro dei carburanti, la perdita del potere d’acquisto e i tagli ai servizi pubblici. Alle manifestazioni hanno partecipato studenti delle scuole superiori, universitari, sindacati e gruppi riconducibili al movimento dei Gilet gialli, tornato protagonista delle proteste sociali. Secondo gli organizzatori, sabato sono scese in piazza circa 800.000 persone in tutta la Francia. La maggior parte dei cortei si è svolta pacificamente, ma a Parigi, Marsiglia, Lione, Bordeaux e altre città gruppi di manifestanti hanno affrontato le forze dell’ordine, incendiando veicoli e danneggiando negozi ed edifici pubblici.

Fra gli episodi più gravi, l’incendio che ha colpito il municipio di Limoges e i saccheggi di numerose attività commerciali nella capitale.

Macron: “Rabbia e vergogna”. Dimissioni respinte a Nuñez

Domenica 18 ottobre, in un discorso televisivo alla nazione, il presidente Emmanuel Macron ha condannato le devastazioni, parlando di “rabbia e vergogna” e promettendo fermezza nei confronti dei responsabili. Il capo dello Stato ha però invitato a distinguere le violenze dalle rivendicazioni sociali dei manifestanti pacifici, annunciando un confronto con partiti, sindacati, organizzazioni studentesche e amministrazioni locali.

Lunedì 19 ottobre è arrivata anche la crisi ai vertici della sicurezza. Laurent Nuñez ha offerto le proprie dimissioni, riconoscendo che in alcune città le forze dell’ordine hanno perso il controllo della situazione.

“Abbiamo sottovalutato la partecipazione”, ha ammesso il ministro, spiegando che le previsioni erano inferiori di due volte e mezzo rispetto all’affluenza effettiva.

Macron ha rifiutato le dimissioni, motivando la scelta con la necessità di assicurare continuità nella direzione delle forze di sicurezza. L’Eliseo ha chiesto nuovi strumenti operativi e chiarimenti sulle carenze di previsione e intelligence.

Anche il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha riconosciuto le responsabilità dello Stato: “Abbiamo indubbiamente fallito questo fine settimana”.

Louvre chiuso, proteste a Parigi e divieti a Marsiglia

Le tensioni non si sono esaurite con il fine settimana. Lunedì mattina un gruppo di studenti delle scuole d’arte ha bloccato l’ingresso del museo del Louvre, costringendo alla chiusura temporanea uno dei luoghi culturali più visitati al mondo. I manifestanti denunciano il deterioramento dei servizi pubblici e i tagli alla scuola, accusando il governo di non aver ascoltato le richieste degli studenti.

A Marsiglia la prefettura ha invece disposto il divieto di manifestazioni e assembramenti dalle 12 alle 20 del 19 ottobre, nel tentativo di prevenire nuovi incidenti.

Disagi anche alla circolazione: vicino a Lione una ventina di trattori ha bloccato l’autostrada A47, segnalando l’allargamento della protesta al settore agricolo.

Oltre 2.000 attività colpite, danni per centinaia di milioni

Pesantissimo il bilancio economico delle violenze. Secondo le prime valutazioni delle camere di commercio francesi, oltre 2.000 attività potrebbero essere state danneggiate direttamente dai disordini. A Parigi, tra i negozi colpiti, anche il grande magazzino BHV Marais, dove gruppi di persone hanno forzato l’ingresso e saccheggiato parte degli spazi commerciali. Il premier Sébastien Lecornu ha convocato per lunedì mattina un’unità di crisi interministeriale dedicata ai danni economici, alle assicurazioni e ai procedimenti giudiziari.

Sul fronte politico, intanto, cresce la polemica sulla gestione dell’ordine pubblico. I sindaci di Parigi e Marsiglia denunciano la carenza di agenti, mentre la procura della capitale precisa che non è ancora dimostrata l’appartenenza all’estrema sinistra delle persone responsabili dei disordini, come invece ipotizzato da esponenti del governo.

Caos a Milano

Le tensioni sociali non riguardano soltanto la Francia. Anche in Italia il fine settimana del 17 e 18 ottobre è stato segnato da manifestazioni e disordini, in particolare a Milano, dove gruppi di violenti hanno danneggiato negozi e arredi urbani e si sono scontrati con le forze dell’ordine. Gli episodi hanno spinto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a convocare per lunedì 19 ottobre un vertice straordinario sull’ordine pubblico, mentre la maggioranza valuta nuove misure di sicurezza.

Con dinamiche e contesti nazionali differenti, le proteste nei due Paesi hanno riportato al centro del confronto politico il disagio economico, il costo della vita e il rapporto tra diritto di manifestare e tutela dell’ordine pubblico.