Non soltanto cyberattacchi, sabotaggi o campagne di disinformazione. Secondo le autorità statunitensi, l’attività clandestina attribuita ai servizi russi avrebbe incluso anche progetti per omicidi mirati sul territorio degli Stati Uniti e nei Paesi europei che sostengono l’Ucraina.
Il 15 settembre 2026 il Dipartimento di Giustizia americano ha reso pubblica un’incriminazione depositata a Manhattan contro cinque persone accusate di aver collaborato con i servizi d’intelligence della Federazione Russa per organizzare attacchi e assassinii all’estero. Tutti gli imputati risultano al momento latitanti e le accuse dovranno essere provate in tribunale.
L’FBI sostiene di essere riuscito a interrompere almeno uno dei complotti: quello contro un importante dissidente russo che gli investigatori ritenevano residente nell’area di Washington D.C..
Fino a 40.000 dollari per “far sparire” un dissidente
Secondo gli atti giudiziari, la rete avrebbe reclutato negli Stati Uniti un cittadino venezuelano residente a Brooklyn.
L’uomo sarebbe stato incaricato inizialmente di effettuare sopralluoghi e attività di sorveglianza in due luoghi collegati alla vittima designata. In cambio gli sarebbero stati promessi prima 1.000 e poi 1.500 dollari. Dopo aver consegnato fotografie e filmati, avrebbe ricevuto una proposta molto più grave: 40.000 dollari per “eliminare” o “far sparire” il dissidente. L’uomo avrebbe rifiutato.
Secondo l’accusa, dopo quel rifiuto gli organizzatori avrebbero cercato altre persone negli Stati Uniti disposte a portare a termine l’omicidio.
“Quando abbiamo identificato la minaccia, ci siamo mossi rapidamente per interrompere il piano”, ha dichiarato Darren Cox, responsabile dell’ufficio FBI di Washington.
Non solo America: nel mirino anche l’Europa
L’inchiesta descrive una struttura molto più ampia. Secondo il Dipartimento di Giustizia, la rete sarebbe attiva almeno dal 2024 e avrebbe pagato o tentato di pagare persone in diversi Paesi per sorvegliare e uccidere obiettivi considerati ostili a Mosca.
Un altro residente negli Stati Uniti sarebbe stato contattato nel 2025 e avrebbe ricevuto un’offerta da 25.000 dollari per uccidere una persona residente in Lituania, anch’essa critica nei confronti del governo russo. Anche quell’offerta sarebbe stata respinta. Ma gli investigatori americani sostengono che l’attività non si limitasse agli oppositori politici.
Gli appartenenti alla rete avrebbero anche cercato persone disposte a compiere azioni terroristiche contro infrastrutture civili e militari in Paesi europei considerati alleati dell’Ucraina.
I cinque accusati
Fra gli incriminati figurano Yuri Khrameev, 63 anni, indicato dalle autorità statunitensi come ex colonnello dei servizi russi, e suo figlio Kirill Khrameev, 27 anni, descritto come ufficiale dell’FSB, il servizio di sicurezza interno russo.
Con loro sono accusati il cittadino cubano Oemis Romagoza Durruthy, 35 anni, Yaidel Delgado Suarez, anch’egli cubano, e il venezuelano Angel Eduardo Castro, 22 anni. Tutti e cinque sono accusati di cospirazione legata al finanziamento del terrorismo; Khrameev, Suarez e Castro devono rispondere anche di cospirazione per omicidio su commissione.
La Russia non ha commentato immediatamente le nuove accuse; in passato Mosca ha negato di organizzare operazioni di questo tipo in territorio straniero.
Dal dissenso russo ai Paesi che aiutano Kiev
Secondo l’FBI, la rete avrebbe inizialmente concentrato la propria attività soprattutto contro dissidenti e disertori russi. Dopo l’invasione dell’Ucraina del 2022, però, il raggio d’azione si sarebbe ampliato verso persone, organizzazioni e infrastrutture appartenenti ai Paesi considerati sostenitori di Kiev.
È questo l’aspetto che rende l’inchiesta particolarmente sensibile per Europa e Stati Uniti: Washington non sta descrivendo soltanto operazioni di intelligence tradizionale, ma una struttura che, secondo l’accusa, avrebbe cercato di trasformare cittadini comuni e intermediari criminali in esecutori materiali, pagando sorveglianze, attentati e omicidi.
Una strategia più ampia di guerra ibrida
Le accuse arrivano in un contesto nel quale diversi governi occidentali denunciano da tempo un aumento delle cosiddette operazioni ibride russe. La NATO ha già parlato di una campagna che comprende sabotaggi, violenze, cyberattacchi, interferenze elettroniche e operazioni condotte attraverso intermediari, mentre l’Unione europea ha accusato Mosca di portare avanti una strategia coordinata contro i Paesi membri e quelli che sostengono l’Ucraina.
Nel marzo scorso un’indagine europea aveva inoltre collegato al GRU, l’intelligence militare russa, una serie di pacchi incendiari esplosi nel 2024 in Germania, Polonia e Regno Unito. Secondo gli investigatori, quegli episodi sarebbero stati anche un test per un possibile attacco successivo contro voli cargo diretti negli Stati Uniti e in Canada. Mosca ha negato il proprio coinvolgimento.
Pochi giorni fa, inoltre, Paesi NATO hanno riferito di aver sventato una presunta operazione russa contro cavi sottomarini strategici nell’Artico.